"Immaginavo che prima o poi ci scappasse il morto". Il gestore del bar Dozza di Meldola conosceva tre dei quattro...

"Immaginavo che prima o poi ci scappasse il morto". Il gestore del bar Dozza di Meldola conosceva tre dei quattro...

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"Immaginavo che prima o poi ci scappasse il morto". Il gestore del bar Dozza di Meldola conosceva tre dei quattro giovani, tutti tra i 19 e i 23 anni, fermati nell’inchiesta sull’omicidio di Nicola Musiani: Oussama Ragme, Conor Finn Long, entrambi residenti nel paese, e Bilal Mahboubi, di Santa Sofia, frequentavano il locale. "Sono degli attaccabrighe – racconta –. Ogni volta che qui c’è una festa o un evento un gruppetto di giovani, di cui fanno parte anche loro, provoca e alla fine si arriva alle mani, sempre per i motivi più banali. È capitato che siano saltati fuori anche dei coltelli. A volte abbiamo dovuto chiudere il locale in anticipo. La situazione è già stata segnalata più volte al sindaco e alle autorità ma non è mai cambiato niente. Il divertimento di questi ragazzi è picchiare la gente". Per la morte di Musiani, oltre a Ragme e Finn Long e Mahboubi, è indagato Houssam Abir, 22enne residente a Forlì. Tutti devono rispondere, in concorso, di omicidio aggravato dai futili motivi. Gli investigatori stanno cercando di accertare l’eventuale coinvolgimento di altre persone, tra le quali anche un minorenne. I fermi, disposti dalla procura di Ravenna, dovranno ora essere sottoposti alla convalida del gip.
Tra i quattro, Ragme si era allontanato nei giorni scorsi raggiungendo il Marocco, prima di decidere di fare ritorno in Italia. Al suo rientro ha trovato ad attenderlo il fermo di indiziato di delitto firmato dal pubblico ministero Angela Scorza. A Meldola erano volti conosciuti, soprattutto tra i più giovani. "Ragme era in classe con me alle scuole medie a Meldola – racconta la barista del locale –, era di un anno più grande perché ripetente, ma non ha mai fatto niente di male. Negli anni abbiamo poi perso i rapporti, come spesso succede. Finn Long, invece, lo conoscevo solo di vista. Entrambi frequentavano spesso il bar. Nell’ultimo anno le voci in paese li descrivono come delle ‘teste calde’. Forse erano entrati in un brutto giro". Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Musiani e i suoi presunti aggressori non si conoscevano e non avevano avuto rapporti precedenti. Il pestaggio sarebbe esploso dopo un litigio occasionale, per ragioni ancora da chiarire. Quando il 53enne è stato trovato dai carabinieri del Radiomobile, era privo di sensi. Trasportato all’ospedale Bufalini di Cesena, non ha mai ripreso conoscenza. v.p.
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