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Nepal, soccorsi e paura: si rialza il livello del fiume. I tre italiani non si trovano. Quasi 600 le vittime, i dispersi sono oltre 2.400

August 28, 2026
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Nessuna traccia di Marco Ratto e della coppia che si trovava nella zona. Le squadre d’emergenza operano in uno scenario spettrale, sotto la minaccia costante di una seconda, imminente ondata d’acqua

Alcuni sopravvissuti alla catastrofe in Nepal

Alcuni sopravvissuti alla catastrofe in Nepal

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Roma, 29 agosto 2026 – Dov’era la montagna ora c’è solo una distesa di fango e detriti. A settantadue ore dalla spaventosa alluvione innescata dal crollo del ghiacciaio al confine tra Nepal e Tibet, le squadre d’emergenza operano in uno scenario spettrale, sospese tra la caccia disperata ai dispersi e la minaccia costante di una seconda, imminente ondata d’acqua. Il quadro fornito dalle autorità nepalesi e dal ministero degli Esteri di Kathmandu descrive una tragedia dalle dimensioni imponenti: i corpi finora estratti sono 584 — la maggior parte recuperati nei distretti di Chitwan e Nawalpur, mentre sette salme trascinate dalla corrente sono state ripescate dai fiumi fino nello Stato indiano dell’Uttar Pradesh —, ma l’angoscia vera riguarda le oltre 2.400 persone ancora introvabili. Tra i dispersi figurano più di 640 cittadini stranieri di oltre trenta nazionalità e circa mille lavoratori impiegati nei cantieri idroelettrici della regione. Circa 350 operai bloccati nei tunnel dell’Upper Trishuli Hydropower Project sono stati già tratti in salvo e si sta lavorando per portarne fuori altri cento.

Nepal, soccorsi e paura: si rialza il livello del fiume. I tre italiani non si trovano. Quasi 600 le vittime, i dispersi sono oltre 2.400

L’immagine simbolo del dramma è quella di Gunakeshari Bohara, 94 anni, estratta viva dal fango con una benna: è l’unica sopravvissuta della casa di cura di Rasuwa. A rendere il lavoro dei soccorritori un azzardo ad alto rischio è la situazione geologica drammaticamente instabile.

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Il fiume di fango che si è formato dopo l'alluvione

A preoccupare sono due laghi ‘di sbarramento’ formati dai detriti sul corso dei fiumi. Sul versante tibetano della frontiera, le autorità cinesi e i servizi di monitoraggio hanno confermato che la diga creata dalla piena ha iniziato a cedere e a tracimare. E il livello del fiume Bhote Khoshi si è alzato. Il bacino, che racchiude oltre due milioni di metri cubi d’acqua e continuerà a riempirsi in vista delle piogge previste nei prossimi giorni, rischia un crollo improvviso. Per questo motivo l’esercito e la polizia nepalese hanno decretato l’allerta massima.

Le perlustrazioni nella zona del fiume Bhote Koshi sono state già interrotte a più riprese per consentire alle squadre di ripiegare al sicuro prima che sia troppo tardi. L’Italia segue con profonda apprensione l’evoluzione delle ricerche dei tre connazionali ufficialmente inseriti nella lista dei dispersi: il gioielliere cinquantenne di Rapallo Marco Ratto, di cui si sono perse le tracce al valico verso il Tibet, e una coppia italo-svizzera (i cui nomi non sono stati diffusi).

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Si cercano parenti e amici tra i dispersi

Le parole del ministro degli Esteri, Antonio Tajani, lasciano però poco spazio alla speranza: “Purtroppo la situazione è drammatica. Si rischia un’altra alluvione. Speriamo che si possano ritrovare”. Il ministero in una nota ha anche invitato a evitare gli spostamenti verso il valico di Gyirong. Per coordinare le operazioni di ricerca sul posto, a Kathmandu è giunta la task force dell’Unità di Crisi della Farnesina assieme al console e ad alti funzionari inviati dall’ambasciata di Nuova Delhi.

Oggi intanto è previsto il rientro di Giovanni Fassini e Marco Lombardi, i due turisti bresciani scampati all’alluvione e rimasti bloccati nei giorni scorsi in Nepal. La macchina degli aiuti internazionali muove i primi passi, con l’Unione Europea che ha stanziato due milioni di euro e il Canada cinque milioni di dollari canadesi. Circa 6.700 militari nepalesi continuano a scavare senza sosta tra il fango e a evacuare centinaia di persone via terra e con gli elicotteri. Ma la speranza di estrarre qualcuno ancora in vita si assottiglia con il passare delle ore.

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