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Nespoli porta il pubblico in orbita: "Mai avuto paura nello spazio. Tranne... per la pizza di tortillas"

September 20, 2026

L’astronauta ospite ieri al Tecnopolo: "Non potevo lamentarmi alla Nasa, ma il cibo lo lascino agli italiani. La vita nella navicella? Capitava di parlare una sera col Papa e poco dopo di aggiustare un water...".

L’astronauta ospite ieri al Tecnopolo: "Non potevo lamentarmi alla Nasa, ma il cibo lo lascino agli italiani. La vita nella navicella? Capitava di parlare una sera col Papa e poco dopo di aggiustare un water...".

"Nello spazio non ho mai avuto paura. Sono “morto” così tante volte durante le simulazioni di addestramento che ero pronto a tutto. Anche a cambiare un wc che perdeva". Ironico e tagliente come uno scrittore borghese inglese, lucido, freddo e razionale come un militare, Paolo Nespoli, ieri ospite del Festival dell’Astronomia di Reggio con l’incontro “Farsi spazio”, ha portato il pubblico a 400 chilometri di altezza, dentro la Stazione Spaziale Internazionale, incantando bambini e facendo sognare, ancora una volta, gli anziani. L’astronauta e ingegnere aerospaziale ha acceso i motori dello shuttle dove l’intera platea sedeva, portando in orbita soddisfazioni e successi, ma anche le paure, le fatiche e le piccole quotidianità, a volte stravaganti, di chi ha trascorso 313 giorni nello spazio.

"Perché andiamo nello spazio?", ha esordito così Paolo Nespoli, ospite del festival che anche oggi al Tecnopolo continuerà a far viaggiare i reggiani nei meandri dell’universo. La risposta è quella di una spinta antica, omerica, filosofica, atavica e innata: "Per conoscere". Esplorare, spingersi oltre, utilizzare un ambiente diverso per fare ciò che sulla Terra non possiamo fare. Dopo aver parlato brevemente della Missione Artemis, coordinata dalla Nasa dal 2017, Nespoli si è concentrato su quella che per lui è come una seconda casa: la Stazione Spaziale Internazionale. "È come una casa di cento metri quadri – ha spiegato –. Solo che dentro quella casa ci sono macchinari, attrezzi, esperimenti e apparecchiature. E astronauti provenienti da Paesi, culture, religioni e ambienti diversi".

"Quando vogliamo, riusciamo a fare l’impossibile", ha scherzato Nespoli, alludendo al fatto che in quota le differenze scompaiono, diventando un valore aggiunto. "E lassù l’impossibile richiede soprattutto fiducia. È la condizione fondamentale – ha proseguito –. Non bastano competenze tecniche e scientifiche: negli anni l’addestramento ha dato sempre più spazio alla comunicazione, alla gestione dello stress, alla capacità di lavorare in gruppo. Perché nello spazio si vive insieme per mesi, senza possibilità di uscire dalla porta". Nespoli ha poi raccontato la giornata-tipo da astronauta: "S’inizia alle 7,30 e può finire alle 19,30. L’astronauta migliore non è quello più bravo, è quello che segue la pianificazione", ha chiarito. Eccolo, il militare.

Poi c’è il cibo, tema caro a noi italiani, unico popolo che parla di mangiare anche mentre pranza. In orbita è tutto preparato mesi prima, confezionato e riscaldato su piccole piastre elettriche. "Quando in videoconferenza mi hanno chiesto com’era il cibo ho risposto: scienza agli americani, cibo agli italiani". Impossibile, però, lamentarsi troppo: "Non potevo dire che non era buono alla Nasa… mi capirete. Dovevo mangiarlo". Cibo in scatola, certo, ma non sempre: perchè anche la pizza, nel 2017, è arrivata nello spazio. Nespoli ha mostrato al pubblico le immagini degli astronauti che hanno preparato e fatto volare le pizze in orbita. Niente impasto tradizionale: una tortilla messicana, perché "non fa briciole". "La vita in orbita è fatta anche di contrasti. Pizza a base di tortillas, ma non solo. Una sera si può parlare col Papa o col Presidente della Repubblica e poco dopo aggiustare un water. Perché nello spazio non esistono ruoli troppo importanti per sporcarsi le mani". La sua lezione, però, non è solo astronautica. "Nella vita se continui non è certo che tu ce la faccia, ma certamente se non continui non ce la farai mai". E ai giovani un invito semplice: "Fate della vostra passione un lavoro e non lavorerete mai. Ponetevi obiettivi impossibili: l’uomo rende bene così".