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Nessuno come Dario Vargiu: «Ma ci ho messo due anni  a vincere la mia prima corsa»  - L'Unione Sarda.it

August 26, 2026

Ippica.

27 agosto 2026 alle 00:34

Il fantino oristanese tocca quota 4.093  e adesso ha più successi del mitico Camici 

Il fantino più vincente di tutti i tempi negli ippodromi italiani non ha mai vinto una corsa nei primi due anni di carriera. Tanto che era tornato in Sardegna per dare una mano all'impresa edile del padre. Ma quando è risalito in sella ha iniziato una scalata che l'ha portato a 4.093 successi, detronizzando il mitico Enrico Camici. E per inciso, il terzo gradino del podio è occupato da un altro sardo, Gianfranco Dettori da Serramanna, padre di Frankie.

Con le vittorie a Merano di un paio di giorni fa il fantino oristanese ha riscritto il record che resisteva dal 1969. Oristanese doc, Dario Vargiu è cresciuto nel Giara Club di Antonio Casu e ha preso parte – da su terzu- alla Sartigliedda del 1991. Quindi il passaggio al galoppo, seguendo una passione alimentata dalle imprese di Fankie Dettori. I primi due anni sono stati deludenti ma anche formativi. La bacheca è affollatissima. Ha vinto 10 volte il frustino d'oro, che premia il jockey con più successi in un anno solare negli ippodromi italiani. Con Falbrav ha spadroneggiato (Presidente della Repubblica e GP Milano nel 2002), ha vinto il Derby Italiano con Groom Tesse, ha trionfato in Giappone, ha messo i suoi sigilli in Qatar, Francia, Germania e Australia.

Dario Vargiu, perché aveva mollato a inizio carriera?

«Non avevo l'opportunità di mettere in pratica quanto imparato rubando con gli occhi ai fantini esperti, come consigliano. Si impara montando in corsa. Lo stipendio era molto basso, avevo zero vittorie e sono andato a lavorare nel cantiere di mio padre. Per fortuna ho incontrato Fabio Carnevali che mi ha dato l'opportunità di crescere montando in corsa».

Si vince più col talento o con la determinazione e la costanza in allenamento?

«Uno non esclude l'altro, se si ha il talento le cose vengono facili e si bruciano le tappe. Io non sono nato col talento naturale ma ho dovuto fare gavetta e lavorare tanto, ci ho messo due anni a vincere una corsa. Questo mi ha portato ad avere costanza, grinta. Per me la corsa più importante è quella che viene domani».

Si è fatto un bel regalo per i 50 anni compiuti lunedì: era in programma il record?

«Dopo avere raggiunto le 4.000 diciamo che era nel target».

Il secondo è il primo dei perdenti ama ripetere, lo spiega?

«Il secondo è quello che ha più da recriminare, se avessi aspettato o se mi fossi mosso prima... Da terzo c'è meno responsabilità. Io sono molto autocritico, se vinco 3 corse in una giornata e faccio un secondo mi porto il rammarico di non averne vinte 4».

Il collega più stimato o con cui ha legato di più?

«Fuori dalle corse siamo tutti abbastanza amici, ma quando si aprono le gabbie non ci sono amici, deve vincere uno e vorrei essere sempre io. Stimo tanto Fabio Branca uno dei talenti naturali».

Tra i cavalli montati, è Falbrav quello indimenticabile?

«Assolutamente. Un fenomeno, ne nascono ogni 50-100 anni. Ho chiamato Falbrav anche il cavallo meccanico col quale mi alleno a casa».

Prossimo obiettivo?

«Non lo so, finché sto bene fisicamente e mi reputeranno idoneo, continuerò senza mettermi un limite, alzo l'asticella ogni volta. A pensarci bene, in Italia ho vinto tutte le classiche, ma mi manca il Lydia Tesio per le femmine di 3 anni e oltre».

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