Si allarga, con l'ingresso di un quinto sospettato, l'indagine dei Carabinieri sul pestaggio mortale - avvenuto nella notte tra il 18 e il 19 luglio a Pinarella di Cervia sul litorale ravennate - del 53enne Nicola Musiani, nato a Bologna ma che da tempo abitava in un camper sul piazzale di viale Tritone dove è stato aggredito. L'uomo era stato dichiarato morto il 22 luglio all'ospedale 'Bufalini' di Cesena.
Adesso, oltre ai quattro giovani fermati con l'accusa di omicidio in concorso aggravato dai futili motivi - Ragme Oussama, 22 anni, nato in Marocco e residente a Meldola; Long Finn Conor, 19 anni, nato a Faenza e residente a Meldola; Abir Houssam, 21 anni, nato in Marocco e residente a Forlì e di Mahboubi Bilal, 23 anni, nato a Forlì e residente a Santa Sofia - gli inquirenti stanno cercando un quinto ragazzo che potrebbe avere partecipato alla brutale aggressione. Un pestaggio stigmatizzato dal leader di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci che, sui social, lamenta la mancanza di una mobilitazione per la morte del 53enne e attacca i sindaci di Bologna e Modena per le manifestazioni che si sono svolte nelle loro città dopo la morte di Abdrerraim Fakir e la vicenda El Koudri. "Quattro magrebini arrestati per l'efferato omicidio di Nicola Musiani - osserva -: mi sarei aspettato che il sindaco di Bologna Lepore e quello di Modena Mezzetti avessero chiamato a raccolta i cittadini nelle loro città, come hanno recentemente fatto per Fakir, per una folta adunanza di preghiera e di cordoglio. Magari anche per evidenziare le storture di una politica immigratoria che loro stessi hanno sempre promosso e sostenuto. Ma Nicola Musiani - aggiunge Vannacci - non è islamico, non è un gay, non è un ragazzo dei centri sociali che lancia estintori contro un carabinieri, non è un africano che assalta con il machete chi passa per strada.... Non merita una mobilitazione".
Al netto delle polemiche, le indagini vanno avanti. Per un sesto giovane - un 16enne come gli altri del Forlivese - le carte sono state trasmesse alla Procura dei Minorenni di Bologna. Sarebbe stato il minore - secondo le indagini dei carabinieri della Compagnia cervese e del nucleo Investigativo di Ravenna coordinate dal Pm Angela Scorza - ad avere attaccato briga il 18 luglio con Musiani apostrofandolo come 'tossico', forse in ragione della sua magrezza e dei suoi pregressi problemi personali. Poi era andato in una vicina discoteca.
All'uscita, verso le 4, era tornato a provocare Musiani, questa volta spalleggiato dagli amici: il 53enne era stato bersaglio, anche a terra, di pugni e calci. Ed era stato anche preso a sassate e colpito con una bottigliata in testa.
La relazione preliminare dell'autopsia preparata in occasione dell'udienza di convalida per i quattro, che si terrà a breve, ha delineato che la morte è giunta per choc emorragico cerebrale ma che Musiani aveva rimediato anche otto costole rotte, una vasto ematoma interno in corrispondenza della schiena e numerose ecchimosi sparse. In applicazione ai fermi, sono scattate perquisizioni che hanno portato al sequestro dei telefonini dei quattro e di abiti presumibilmente indossati durante il pestaggio. Alcuni dei giovani fermati erano inoltre già stati coinvolti in un episodio di analoga violenza verificatosi un mese prima Meldola. E indagando sulla morte di Nicola i carabineri hanno ricostruito anche la storia di un uomo che avrebbe potuto fare la stessa fine di Musiani: si tratta di un 50enne cesenate cameriere stagionale in una attività balneare e che viveva nel camper accanto quello del defunto: lui si trovava assieme al 53enne quando è cominciato il pestaggio. A differenza di Nicola, però, si è salvato perché è riuscito a chiudersi dentro il camper.
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