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«Nicole Formichetti è come satana. Il cadavere di Fabio Colapietro lo abbiamo fatto a pezzi insieme, ha preso lei le redini»: il ruolo della prof dell'omicidio di Torino

September 28, 2026

Fabio Colapietro era già morto quando, secondo il racconto di Christian Matheus De Oliveira Morando, nell’appartamento è cominciata la ricerca di un modo per far sparire il suo corpo. Sacchi neri, candeggina, scotch, una mannaia e coltelli: sono alcuni degli oggetti che compaiono nella ricostruzione dell’omicidio e della successiva soppressione del cadavere del 39enne, i cui resti sono stati ritrovati in 16 contenitori, tra sacchi e bidoncini con calce a presa rapida.

A raccontare agli investigatori cosa sarebbe accaduto, come riporta il Corriere della Sera, è stato De Oliveira Morando, 26 anni, italo-brasiliano, che ha confessato di aver ucciso Colapietro. Nella casa, secondo quanto riferito dal giovane, erano presenti anche Nicole Formichetti, professoressa di 46 anni, e Keith Butig, 22enne transgender italo-filippina.

La confessione sull'omicidio di Fabio Colapietro

De Oliveira Morando sostiene di aver stretto un braccio attorno al collo di Colapietro e di averlo colpito con alcuni pugni al volto. Quando il 39enne ha perso conoscenza, racconta, avrebbe tentato per circa due ore di rianimarlo. È quello che sarebbe accaduto dopo a rappresentare uno dei passaggi centrali dell'indagine. Secondo la versione del 26enne, mentre il corpo era ancora nell'appartamento i presenti avrebbero consumato droga. Il cadavere sarebbe stato poi spostato nella vasca da bagno.

De Oliveira Morando racconta inoltre di essere uscito con gli altri per acquistare altro crack e il materiale necessario a ripulire l'abitazione: sacchi, candeggina, nastro adesivo e carta. «Ho lasciato che la professoressa prendesse le redini», ha dichiarato il giovane. È sempre lui ad attribuire a Formichetti l'idea iniziale di legare il corpo e gettarlo, appesantito con delle catene, in un lago o in un fiume.

Il piano per far sparire il corpo

Il progetto sarebbe poi cambiato. Secondo De Oliveira Morando, Butig avrebbe suggerito di dividere il cadavere. Dopo una discussione, sarebbe maturata la decisione di farlo a pezzi. Da un ferramenta sarebbero stati acquistati sacchi, una mannaia, un affilatore per coltelli e deodorante per ambienti. Il 26enne sostiene che Butig sia poi andata a dormire mentre lui e Formichetti avrebbero iniziato a sezionare il corpo. La 22enne, invece, ha fornito una versione che prende le distanze da quella ricostruzione, sostenendo di aver soltanto comprato i sacchi e di essere fuggita dopo aver sentito frasi che le avrebbero fatto temere per la propria vita. Una parte dei resti, secondo la confessione di De Oliveira Morando, sarebbe stata infine trasportata in valigia con un taxi e dispersa in un fiume.

Cosa dice lo spacciatore della professoressa

Nel racconto del 26enne, Formichetti avrebbe avuto un ruolo centrale nella gestione delle ore successive alla morte. De Oliveira Morando sostiene che fosse «l'unica tra i tre» impegnata a trovare una soluzione per disfarsi del cadavere e poter tornare alla normalità. Dopo aver lasciato l'appartamento, il giovane sarebbe tornato dalla madre per raccontarle quanto accaduto. Secondo quanto riportato da La Stampa, parlando della professoressa avrebbe detto: «Quella professoressa è come Satana». 

Si tratta, però, della versione fornita dal giovane e delle accuse formulate nell'ambito dell'inchiesta. Formichetti, assistita dagli avvocati Alessandro Bellina e Chiara Romano, davanti ai giudici ha scelto di non parlare.

Chi c'era nell'appartamento

Nella casa, dunque, secondo la ricostruzione agli atti, si trovavano Fabio Colapietro, Christian Matheus De Oliveira Morando, Nicole Formichetti e Keith Butig. Il 26enne ha spiegato di essere arrivato nell'abitazione attraverso la conoscenza con la 22enne, che Formichetti avrebbe frequentato da almeno tre mesi. Il gip ha disposto la custodia cautelare in carcere, sottolineando nella propria ordinanza la determinazione mostrata nelle condotte contestate e rilevando come, nelle ore successive alla morte, la ricerca di droga sarebbe proseguita parallelamente ai tentativi di eliminare il cadavere.

Formichetti insegnava all'istituto superiore Tommaso D'Oria di Ciriè ed era in aspettativa dal primo settembre per motivi personali. Originaria di Rieti, si era trasferita a Torino per lavoro. 

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