Per il secondo anno consecutivo, gli Stati Uniti hanno negato il visto al presidente dell'Autorità palestinese Abu Mazen, impedendogli la partecipazione in persona all'Assemblea generale dell'Onu della prossima settimana. La motivazione è ancora la mancata attuazione delle riforme, "in contrasto con gli impegni presi con gli Usa, e le continue attività che minano le prospettive di pace": pertanto, gli Stati Uniti "estenderanno le sanzioni che vietano il rilascio dei visti ai membri dell'Olp e ai funzionari dell'Autorità palestinese", ha chiarito il Dipartimento di Stato americano in una nota.
L'amministrazione Trump aveva adottato la stessa misura nel 2025, spingendo il leader palestinese, presenza abituale all'appuntamento annuale del Palazzo di Vetro, a rivolgersi all'assemblea dei leader mondiali in un collegamento video. E' uno scenario che dovrebbe ripetersi quest'anno, grazie alla risoluzione ad hoc all'esame dell'Onu.
Nel frattempo, l'Autorità palestinese ha duramente criticato la mossa americana e, in una nota del suo ministero degli Esteri, ha definito la decisione "una misura ingiustificata che contrasta con gli sforzi finalizzati a ricostruire la fiducia, a sviluppare le relazioni tra Palestina e Usa e a creare il clima politico necessario per attuare la soluzione a due Stati e raggiungere pace e stabilità", esprimendo "stupore per il fatto che la dichiarazione americana abbia ignorato le riforme sostanziali attuate dallo Stato di Palestina".
Washington ha puntato poi il dito contro Olp e Autorità palestinese sulle azioni finalizzate a "internazionalizzare il conflitto israelo-palestinese, anche attraverso Corte penale internazionale (Cpi) e Corte internazionale di giustizia (Cig), cercando di aggirare i negoziati attraverso la richiesta di un riconoscimento unilaterale e continuando a erogare sussidi a terroristi e a glorificare atti di terrorismo e terroristi in dichiarazioni pubbliche e nei libri di testo scolastici".
Nel complesso, 142 Stati membri dell'Onu hanno sostenuto il riconoscimento della Palestina. La decisione Usa è giunta in un momento in cui, negli ultimi mesi, si è registrata un'escalation di violenze da parte dei coloni israeliani contro i palestinesi in Cisgiordania.
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