L’Oscar, si sa, è il premio più ambito dagli attori e dalle attrici di ogni età e provenienza. Alcuni ne ricevono più d’uno, altri invece non arrivano mai a stringere fra le mani la preziosa statuetta nonostante trascorrano l'intera carriera a preparare un bel discorso di ringraziamento. E poi c’è Donald Sutherland.
L’attore canadese, scomparso a quasi 90 anni, ha vinto un Emmy nel 1995 e un Golden Globe nel 1996 per Cittadino X, e collezionato moltissimi successi sul grande e piccolo schermo. Memorabili le sue interpretazioni in The Undoing, The Calling e nella seguitissima saga di Hunger Games. Ma a un certo punto avrà iniziato a chiedersi: arriverà mai il premio Oscar?
La carriera
Tra i volti hollywoodiani più riconoscibili di tutti i tempi, Sutherland ha iniziato la carriera negli anni Sessanta, partecipando a film iconici come Quella sporca dozzina (del 1967) insieme a Charles Bronson e John Cassavetes, e a fianco di Clint Eastwood nel film I guerrieri del 1970.
Ha saputo catturare il cuore del pubblico interpretando ruoli sempre diversi, passando da Novecento a L’invasione degli ultracorpi, fino ad arrivare negli anni 2000 alle serie televisive che hanno catturato l’attenzione dei più giovani.
Fu proprio per avvicinarsi ai ragazzi e per continuare a lanciare importanti messaggi politici, che Shuterland contattò la produzione di Hunger Games e si propose per interpretare il feroce dittatore Coriolanus Snow. Eravamo nel 2014.
L'ambito riconoscimento
Soltanto nel 2018, quando aveva già compiuto 83 anni, e probabilmente anche grazie a questo personaggio così sfaccettato eppure riuscitissimo, gli è stato conferito un Oscar onorario come riconoscimento per la sua intera e brillante carriera.
Nel ritirarlo, l’attore canadese tenne un discorso brevissimo, di poche parole, ironiche e d’impatto come la maggior parte delle sue interpretazioni cinematografiche. Donald Sutherland salì sul palco per ringraziare platea e organizzatori, e disse con un sorriso lieve e uno sguardo acuto: «Non merito un Oscar, ma ho l’artite, e non mi merito neanche quella. Quindi grazie di cuore». Chapeau.
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