Cinema e Media
In concorso al Locarno Film Festival il nuovo film del celebre regista sudcoreano, già vincitore del Pardo d’oro nel 2015

Arriverà un nuovo premio a Locarno per Hong Sang-soo? Il celebre regista sudcoreano torna per la quinta volta in concorso al festival svizzero con “Nowhere to Lay My Eyes” e punta a entrare ancora nel palmarès.
La sua prima volta in competizione a Locarno era stata nel 2013 con “Our Sunhi”, quando aveva vinto il titolo di miglior regista, seguita dalla vittoria del Pardo d’oro nel 2015 con “Right Now, Wrong Then” e da altre due partecipazioni: nel 2018 con il bellissimo “Hotel By the River” (senza dubbio una delle vette della sua ormai trentennale carriera) e nel 2024 con “By the Stream”.
Da sempre estremamente prolifico, Hong aveva già presentato quest’anno al Festival di Berlino un altro film (“The Day She Returns”) e va segnalato che il regista sta vivendo davvero un bel momento di carriera, con diversi titoli decisamente riusciti che ha firmato negli ultimi tempi: si pensi, a tal proposito, anche a “What Does That Nature Say To You” del 2025.
La protagonista di “Nowhere to Lay My Eyes” è la sua musa e compagna Kim Min-hee, attrice di tante sue pellicole, che qui veste i panni di Sanghee, una donna che insieme al fratello va a trovare la madre sull’isola di Jeju, un luogo dove non tornano da dieci anni. Il ristorante della donna ha avuto successo, il patrigno di Sanghee sta girando un film su una “tomba erbosa” e la figlia di lui si è data alla pittura. Ci si scambiano aneddoti, consigli inutili e facili complimenti. Il mattino in cui Sanghee esce di casa per fare alcune riprese con la sua videocamera, gli altri famigliari si mettono a guardare uno dei suoi film.
Lo stile di Hong Sang-soo è quello essenziale di sempre, con movimenti della videocamera ridotti ai minimi termini e dialoghi in apparenza molto semplici, ma capaci di regalare spunti di grande profondità.

Il cinema protagonista
Oltre ai personaggi principali, è certamente il cinema il grande protagonista di questo lungometraggio: è la passione che muove sia Sanghee sia il suo patrigno, ma è anche attraverso i giochi di sguardi – tra la videocamera e le figure umane – che si sviluppano alcuni degli aspetti più interessanti di una pellicola che, per chi conosce il cinema di Hong Sang-soo, può indubbiamente sapere di già visto: però, nonostante ci siano dinamiche a cui il regista ci ha ampiamente abituati, in “Nowhere to Lay My Eyes” si apprezza la grande capacità di descrivere con estrema credibilità i rapporti famigliari, tra momenti di puro affetto e altri di gravi difficoltà di comunicazione.

Non è un caso che in questo film si discuta tanto su temi estremamente futili (spesso nei dialoghi a tavola), quanto su argomenti delicatissimi, come l’eternità o la necessità di provare a essere felici. Anche questa è una delle cifre stilistiche più interessanti del cinema dell’autore che da sempre guarda al minimalismo di certi registi europei, Éric Rohmer su tutti.
Piccola curiosità: il regista ha rivelato che lui e la troupe sono stati sull’isola di Jeju, luogo famoso per il suo clima imprevedibile, per dieci giorni e hanno girato questo film soltanto in sei.
Far From the Trees
All’interno del Concorso Internazionale è stato presentato anche “Far From the Trees” della regista catalana Meritxell Colell Aparicio.

La trama ruota attorno al personaggio di Adela, sound designer messicana, che viaggia dalla giungla alle Ande peruviane insieme a Lucho, guida e interprete. Seguendo le orme del nonno, un repubblicano esiliato in Messico, tesse una mappa sonora delle lingue a rischio di estinzione. Quando la paura della morte irrompe, la realtà si scompone e il viaggio si trasforma in un percorso intimo alle prese con memoria, dolore, sradicamento e identità.

C’è molto fascino nelle atmosfere di questa pellicola, dotata di una fotografia notevole, ed efficace nel far vivere anche al pubblico il viaggio compiuto dalla protagonista.
Durante la narrazione ci sono alcuni cali di ritmo e una certa prolissità, ma le suggestioni audiovisive sono potenti e il risultato è tra i titoli più originali visti all’interno della competizione principale del Locarno Film Festival di quest’anno.
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