Elephants

Nucleare a Porto Tolle, Legambiente attacca: «L’acqua ai reattori o ai campi? A rischio pesca e agricoltura. E il gasolio non costerà un centesimo in meno»

October 27, 2026

PORTO TOLLE (ROVIGO) - Nucleare a Porto Tolle? A pochi giorni dal convegno dedicato alla possibilità di realizzare una centrale a fissione nell'ex sito Enel di Polesine Camerini, il circolo Legambiente Delta del Po di Adria prende posizione e dice no. L'incontro, promosso dal Comitato Nucleare e Ragione, si terrà sabato 7 novembre alle 10 nella Sala della Musica di Porto Tolle e approfondirà le potenzialità dell'area nell'ipotesi di un ritorno del nucleare in Italia. Il circolo adriese interviene con un documento dal titolo inequivocabile: "Nucleare a Porto Tolle: un'illusione miliardaria sulla pelle del Delta".

I motivi per cui Legambiente dice no

«Ci sono quattro elefanti nella stanza che chi siede ai tavoli decisionali fa finta di non vedere - scrivono gli ambientalisti - costi reali, promesse alle categorie produttive, fragilità del territorio e posizioni di chi lo amministra». La prima obiezione è economica. Secondo il circolo, una centrale richiederebbe capitali enormi, tempi di ritorno lunghissimi e garanzie pubbliche. Il documento richiama le vicende di grandi opere italiane, dalla Pedemontana al Mose, denunciando il rischio di «privatizzare i profitti e socializzare le perdite».

Il nucleare può aiutare le imprese locali?

C'è poi il tema di pesca e agricoltura. Legambiente Adria contesta che il nucleare possa risolvere le difficoltà delle imprese locali: «Una centrale produce elettricità, mentre pescherecci e trattori vanno a gasolio. Un reattore non abbasserà di un centesimo il prezzo alla pompa, né oggi né domani». A preoccupare è anche l'eventuale utilizzo di grandi quantità d'acqua per il raffreddamento degli impianti, con possibili conseguenze, secondo gli ambientalisti, sulla temperatura delle lagune e sulla riproduzione dei molluschi nelle sacche di Goro e Scardovari, già colpite dal granchio blu. «Con un Po sempre più in secca, poi, nascerebbe un conflitto inevitabile: l'acqua dolce servirebbe a raffreddare i reattori o a irrigare i campi?». Il circolo teme inoltre un danno d'immagine al "marchio Delta del Po", con possibili ripercussioni sul valore delle produzioni agroalimentari e ittiche. Scetticismo anche sulle ricadute occupazionali. Per gli ambientalisti costruzione e gestione di una centrale richiederebbero professionalità altamente specializzate, che potrebbero arrivare da fuori, lasciando ai residenti soprattutto mansioni secondarie. Il circolo propone invece di puntare su fotovoltaico, agrivoltaico, eolico offshore e Comunità energetiche rinnovabili. Un'altra obiezione riguarda la fragilità del Delta, tra subsidenza e innalzamento del mare. «Progettare un'infrastruttura nucleare pensata per durare mezzo secolo su un suolo che scende mentre il mare sale è un azzardo ingegneristico», sostiene il circolo, evocando il rischio di «trovarsi con un reattore in mezzo al mare». Nel documento trovano spazio anche le considerazioni sulle posizioni degli amministratori locali.

Le critiche alla politica

Gli ambientalisti richiamano le perplessità espresse nel 2022 da Roberto Pizzoli, sindaco di Porto Tolle e presidente del Parco del Delta del Po, sul progetto eolico offshore Agnes, mettendole a confronto con la sua partecipazione al convegno del 7 novembre: «80 pale a 24 km in mare aperto sono una minaccia intollerabile per tartarughe e pescatori, mentre una centrale nucleare in un territorio a rischio sommersione merita un convegno, e chi si preoccupa fa allarmismo'?». Il circolo ricorda inoltre che per l'ex centrale è già prevista una riconversione turistica. Le critiche si estendono anche alla sponda emiliana, chiamando in causa la sindaca di Mesola Lisa Duò, favorevole all'ipotesi nucleare, e il sindaco di Comacchio Samuele Bellotti, orientato ad attendere un progetto definitivo. La conclusione del circolo adriese è netta: «Il vero nodo non è come costruire una centrale, ma perché non vada fatta affatto».