L’emergenza
19 ottobre 2026 alle 00:26
Ancora violenze in centro, pietre sui poliziotti Tra i manifestanti sono moltissimi i minorenniNeanche il tempo di contare i danni, e nel centro di Milano è tornata la guerriglia urbana. Via social i giovanissimi si sono di nuovo dati appuntamento ieri intorno a piazza Duomo, con abbigliamento generalmente nero, felpa e cappuccio. E hanno di nuovo spaccato vetrine e saccheggiato negozi e supermercati.
Il sindaco Giuseppe Sala, dopo che aveva parlato dei pochi agenti sabato in piazza, ha avuto uno scambio al vetriolo con il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi che gli ha dato del «radical chic». Su una cosa di certo Sala aveva ragione: sarebbe di nuovo successo.
Gli scontri
A meno di 24 ore dalla guerriglia di sabato, che solo ai negozianti milanesi ha causato oltre mezzo milione di euro di danni, già nel primo pomeriggio cinquanta ragazzini sono stati portati in questura per essere identificati prima che riprendessero le violenze.Non è bastato questo deterrente: in via Torino altri ragazzi hanno lanciato sedie, tavolini e transenne alle vetrine di Footlocker, che aveva la serranda abbassata, di Champions e di un Carrefour che è stato saccheggiato. Così come anche Under Armour accanto a Cordusio e Levis, dove i ragazzi hanno sfondato la vetrina con un monopattino. E poi Decathlon e negozi e locali di corso Garibaldi.
Blitz veloci, fatti per poi scappare rapidamente, alternati a momenti di lancio di oggetti a cui le forze dell'ordine hanno risposto con lacrimogeni (sabato solo a Milano ne sono stati sparati 484) e idranti. Blindata la Galleria, chiuso ai turisti anticipatamente il Duomo.
I fermi
Fra i ragazzi fermati nel corso della giornata dalle forze dell'ordine, diversi erano già stati identificati il giorno prima. «Ci hanno preso gusto, pensano di poter spadroneggiare e torneranno ancora. Non hanno capito che gli è andata bene». Non a tutti.
Prima delle 19 ieri a Milano, 160 erano già stati portati in questura, l'80% minorenni. In tutta Italia, ieri sono state 197 le persone identificate e accompagnate negli uffici di polizia: 28 persone sono state arrestate, di cui 12 minorenni e 6 stranieri e 43 denunciate. Ma la sensazione di essere stati colti impreparati è innegabile.
Botta e risposta
«Io non ce l'ho con il questore, e ci mancherebbe altro, con il quale lavoro ogni santo giorno - ha detto in mattinata il primo cittadino Beppe Sala - ma l'impressione che si stia sottovalutando il momento e che le forze disponibili a Milano alla questura non fossero adeguate io ce l'ho». Carenza «inesistente» secondo il presidente del Senato Ignazio La Russa che si è detto «senza parole».
«Il solito riflesso naturale e istintivo di una certa sinistra radical chic che non riesce proprio a condannare i violenti senza qualche distinguo, sempre preferendo guardare a presunte responsabilità dello Stato e dei suoi rappresentanti», ha commentato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. «La responsabilità di chi usa la violenza non può essere diluita in una polemica sul numero dei poliziotti, un’operazione di mistificazione della realtà del tutto inaccettabile. In questa occasione e come sempre i poliziotti in piazza c’erano e hanno operato bene, evitando guai peggiori».
A stretto giro arriva la replica di Sala: «A Piantedosi che mi equipara alla “sinistra radical chic” dico che un po' di decenza non guasterebbe. Lavoro da 45 anni, anzi mi faccio un mazzo così da 45 anni, e non permetto a nessuno di dipingermi come uno snob sfaticato. Pensi a fare la sua parte e eviti gli attacchi personali», aggiunge il sindaco. Ricordando che sabato ha «condannato in modo fermo i violenti che hanno messo a ferro e fuoco Milano, gli dico che se lascia perdere le battute di cattivo gusto e intende lavorare insieme, io ci sono. Come sempre».
La “chiamata”
L'emancipazione sui social, la mobilitazione online e la devastazione nelle strade, documentata con video su Tik Tok conditi da culture pop e “meme attivismo”. È l'ascesa in piazza delle frange violente della Gen Z, soprattutto minorenni appena adolescenti - tra loro anche italiani di seconda generazione e stranieri - che fronteggiano con il linguaggio digitale i governi e le istituzioni, per poi creare disordini e saccheggi da filmare col cellulare.
Le tensioni di queste ore in Italia, che portano con sé la scia della protesta internazionale dilagata dalla Francia, sono al centro delle riflessioni di investigatori e intelligence che monitorano il tam tam da cui sono nati gli appelli per due giornate di manifestazioni in tutta Europa, quella di sabato scorso e del 20 novembre, indette dalla “Gen Z Revolution - European Protest”, con lo slogan «ogni nazione, ogni città, la stessa lotta».
A organizzarsi online in Italia sono soprattutto manifestanti tra i 13 e 18 anni, che non hanno apparentemente leader o portavoce, ispirati dall'ondata di proteste giovanili in tutta Europa partite da Parigi, proseguite a Bruxelles, Berlino e Tirana. E se inizialmente il collante della mobilitazione erano i fondi all'istruzione, i temi si sono estesi al costo della vita, ai venti di riarmo dell'Europa e a Gaza.
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