Un nuovo emendamento aumenta da 1.500 a 6mila (fino a un massimo di 7mila) le firme minime che le nuove formazioni politiche non sono presenti in Parlamento dovranno raccogliere per presentarsi alle elezioni. Ieri caos nella maggioranza sul capitolo preferenze. Fratelli d’Italia avrebbe considerato di sostenere la proposta delle opposizioni sulle preferenze pure, ma dopo un vertice di governo la maggioranza si è ricompattata e ha approvato il proprio emendamento unitario in materia
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Prosegue il percorso della legge elettorale in Parlamento. Oggi, 11 settembre, è arrivato il via libera, con 87 voti favorevoli, all'emendamento (a prima firma della senatrice di FdI Antonella Zedda) che cancella qualsiasi soglia perché i voti di una lista contribuiscano al computo di quelli per il calcolo del premio di maggioranza. Per questa settimana si sono chiusi i lavori sul testo: si riparte lunedì 14 e per martedì 15 è previsto il voto finale sul provvedimento, che dovrà poi tornare alla Camera in terza lettura. Giovedì l'esame della legge ha creato qualche scossone nella maggioranza. Il centrodestra ha respinto gli emendamenti delle opposizioni sulle preferenze pure e ha approvato il proprio emendamento unitario in materia, che prevede anche i capilista bloccati e la possibilità di esprimere fino a tre preferenze con alternanza di genere sui sei nomi prestampati. Prima di questo, la giornata è stata scandita da tensioni: FdI avrebbe considerato, almeno per qualche ora, di sostenere la proposta delle opposizioni sulle preferenze pure. E la presidente del Consiglio Meloni rivendica: "Le preferenze tornano su proposta di FdI, la sinistra non è credibile".
Aumentate le firme minime per le nuove formazioni politiche
L'emendamento che elimina la soglia per il premio di maggioranza va anche ad aumentare da 1.500 a 6mila (fino a un massimo di 7mila) le firme minime che le nuove formazioni politiche che non sono presenti in Parlamento dovranno raccogliere per potersi presentare alle elezioni. Restano previste delle esenzioni, come già nella legge attuale, che interessano chi ha due gruppi in Parlamento, così come chi ha almeno un gruppo formatosi entro il 31 dicembre 2025, Iv o Az. Per chi invece, come +Europa o FnV, ha una componente in almeno uno dei due rami del Parlamento, il numero delle fime da raccogliere resta tra 1.500 e 2mila. Aumenta da un terzo alla metà il numero delle circoscrizioni nelle quali è necessario presentarsi.
Le tensioni e la riunione di maggioranza
Tornando allo scontro sulle preferenze, era giovedì mattina quando in Transatlantico gira insistentemente la notizia che FdI sta valutando gli emendamenti di opposizione sulle preferenze, uno scenario confermato in qualche modo dal sottosegretario Alberto Balboni secondo cui "il sub-emendamento è una provocazione, ma il tema c'è e non sarei contrario a soluzioni che amplino" le preferenze. Ma Lega e Forza Italia non sono d’accordo: o si vota compatti sull'emendamento su cui c'è un accordo o salta tutta la legge. A quel punto viene convocata una riunione di maggioranza con la ministra Casellati, i capigruppo del centrodestra e gli sherpa, durante la quale FdI avrebbe avvertito chiaramente: "O passa questa legge elettorale o per noi si va a votare subito, anche a novembre". "Votiamo la legge ma così come l'abbiamo concordata", avrebbero replicato Carroccio e FI, facendo muro e minacciando a loro volta irrigidimenti su altri dossier. Poi le divisioni si appianano e la maggioranza fa sapere che voterà compattamente contro gli emendamenti dell'opposizione. L'obiettivo di Meloni, spiegano i fedelissimi della premier, era garantire la compattezza della coalizione in modo che gli alleati "si impegnassero a non fare scherzi alla Camera". Il terzo e definitivo passaggio a Montecitorio infatti desta qualche preoccupazione, tanto che è ancora in fase di valutazione la scelta di porre la questione di fiducia. Anziché vari voti a scrutinio segreto, ce ne sarebbe solo uno ma potenzialmente devastante se il governo dovesse andare sotto.
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I nodi della nuova elegge elettorale
Se le tensioni sulle preferenze sono rientrate, non mancano comunque altri nodi da affrontare. Fra questi le quote di genere: l'emendamento approvato dal governo fa saltare le quote previste per i capilista nel Rosatellum. Un punto che, in passato, aveva visto la protesta di diverse parlamentari, anche della maggioranza. E ancora il tema inserito nella norma per cancellare quella 'anti-cespugli' (con l’eliminazione di qualsiasi soglia di voti per contribuire al premio) che prevede un deciso aumento delle firme per chi entra per la prima in volta in Parlamento.
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Le critiche delle opposizioni
Quelle approvate sono preferenze "farlocche" con i capolista bloccati, hanno criticato in Aula i banchi dell'opposizione. Matteo Renzi ha riletto un discorso di Meloni in favore delle preferenze e ha aggiunto: "Dovete vergognarvi". "Per non perdere la legge perde la faccia", ha commentato la segretaria del Pd Elly Schlein, mentre Giuseppe Conte ha denunciato: "Nella legge truffa c'è anche una norma proteggi casta", ha detto parlando delle firme. "Un altro schifo di questa legge", l'attacco di Riccardo Magi. Secondo Avs, questa riforma è un "danno alla democrazia".