Autonomia
27 ottobre 2026 alle 00:29
Si riaccende il dibattito sulla riforma dopo l’appello di Todde al GovernoUn’autonomia senza artigli. Lo diceva, sin dagli albori, Emilio Lussu. «Queste nostre autonomie possono rientrare nella grande famiglia del federalismo così come il gatto rientra nella stessa famiglia del leone». La presidente della Regione Alessandra Todde domenica a Firenze ha riacceso il dibattito: «Il governo convochi il tavolo per la revisione dello Statuto. Servono percorso e tempi certi». Arrivano le reazioni degli schieramenti che seppure con sfumature diverse concordano sulla necessità di dare nuovo vigore all’autogoverno sardo. Il deputato e segretario regionale di Forza Italia Pietro Pittalis sostiene che «modificare lo Statuto è un’assoluta necessità. Tanto più oggi che le Regioni ordinarie del Nord stanno acquisendo maggiori poteri e competenze con l’autonomia differenziata, che ha visto la Regione Sardegna totalmente assente. Forza Italia farà al riguardo la propria parte con proposte che porterà all’attenzione delle altre forze politiche di maggioranza e di opposizione». Intanto va avanti, in Consiglio regionale, il lavoro della Commissione speciale sulla legge statutaria e sulle norme di attuazione guidata dal presidente dell’assemblea Piero Comandini che dichiara «di essere pronto a collaborare per cambiare la carta dell’autonomia».
Confronto
La revisione dello Statuto sardo può essere un terreno di confronto pacifico e non di scontro politico, ma per il deputato e coordinatore regionale di Fratelli d’Italia, Francesco Mura, si deve partire dal lavoro già avviato in Consiglio regionale. «Il punto – sostiene – è chiarire il rapporto tra la presidente Alessandra Todde e la sua maggioranza, dopo un’iniziativa che a suo giudizio rischia di scavalcare la commissione speciale nella quale sono stati ascoltati tutti i parlamentari, compresi quelli del centrodestra». Alla possibilità di lavorare insieme per la grande modifica risponde con un’apertura: «Noi ci siamo. Abbiamo già presentato proposte, espresso pareri e dato la nostra disponibilità alla commissione. Occorre sfruttare la spinta politica dell’autonomia differenziata anche per rafforzare l’autogoverno sardo». Per il senatore del Pd Marco Meloni, «la revisione dello Statuto è la via prioritaria per rendere effettiva l’insularità, riconosciuta dalla Costituzione nel 2022. Il governo di Giorgia Meloni in questi anni ha dato la precedenza alle regioni autonome del Nord, favorendo gli accordi che hanno portato all’approvazione delle loro revisioni statutarie. La Sardegna e il contrasto agli svantaggi derivanti dall'insularità sono stati, invece, lasciati in fondo alla fila. Ora i tempi sono strettissimi, e bisogna sventare l’evidente tentativo di melina del ministro Calderoli. L’obiettivo, approvare una modifica entro questa legislatura, è difficile ma irrinunciabile».
Insularità
«Bene lavorare per aggiornare lo Statuto, ma l’autonomia si costruisce con i fatti, non con gli annunci. Prima di chiedere nuovi poteri, la Sardegna dovrebbe utilizzare fino in fondo gli strumenti che ha già a disposizione», ammonisce il capogruppo dei Riformatori Umberto Ticca.
C’è una base irrinunciabile costruita con una mobilitazione trasversale delle forze politiche, del mondo economico, sociale, accademico e culturale: «Qualsiasi revisione dello Statuto -secondo Ticca- dovrà partire dall’insularità, oggi riconosciuta dalla Costituzione. Non una dichiarazione di principio, ma poteri, risorse e strumenti attuativi per garantire ai sardi pari opportunità rispetto al resto d’Italia».
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