Il colosso dell’AI, Nvidia, supera le attese e punta a 108 miliardi di ricavi nel prossimo trimestre, ma i suoi risultati riguardano anche chi non possiede direttamente il titolo: secondo la Bce, le famiglie dell’Eurozona hanno circa 440 miliardi di euro esposti ai titoli tecnologici Usa, soprattutto attraverso fondi ed ETF.
Nvidia continua a crescere a ritmi eccezionali. Nel secondo trimestre dell’esercizio fiscale 2027 il gruppo ha registrato 96,22 miliardi di dollari di ricavi, il 106% in più rispetto a un anno prima e oltre le attese di Wall Street. Il solo business dei data center ha raggiunto 89 miliardi di dollari, +117%, mentre per il trimestre in corso la società prevede ricavi per circa 108 miliardi. I risultati trimestrali di Nvidia confermano, quindi, almeno per ora, che la corsa agli investimenti nell’intelligenza artificiale non si è fermata.
La trimestrale, tuttavia, non riguarda soltanto chi ha comprato azioni Nvidia. Chi investe in un ETF sull’S&P 500, sul Nasdaq o in molti fondi azionari globali può avere già il titolo nel proprio portafoglio senza averlo mai acquistato direttamente.
Ed è proprio il peso crescente dei grandi gruppi tecnologici americani nei principali indici a rendere i conti Nvidia una notizia finanziaria importante anche per molti risparmiatori europei.
Perché Nvidia riguarda anche chi non ha comprato il titolo
Un ETF può replicare un indice composto da decine, centinaia o perfino migliaia di titoli. Se l’indice è ponderato in base alla capitalizzazione di Borsa, le società che valgono di più sul mercato assumono generalmente un peso maggiore.
Nvidia è ormai una delle società dominanti del mercato azionario statunitense e fa parte delle cosiddette Magnificent Seven insieme agli altri grandi gruppi tecnologici americani.
Di conseguenza, un forte movimento del titolo Nvidia può incidere non solo su chi possiede direttamente le sue azioni, ma anche sull’andamento di fondi ed ETF che replicano o seguono i grandi mercati internazionali.
Il punto è importante perché possedere molti titoli attraverso un ETF non significa necessariamente essere poco esposti alle aziende più grandi. La diversificazione rimane, ma una parte significativa della performance può dipendere da un numero relativamente ristretto di società.
440 miliardi di risparmi europei esposti ai big tech Usa
La dimensione del fenomeno è stata evidenziata direttamente dalla Banca centrale europea.
Secondo una recente analisi della Bce sull’esposizione europea ai titoli tecnologici Usa, le famiglie dell’area euro hanno circa 440 miliardi di euro di esposizione alle azioni tecnologiche statunitensi, senza essere necessariamente consapevoli del relativo rischio di concentrazione. La maggior parte dell’esposizione passa proprio attraverso fondi comuni ed ETF e non attraverso l’acquisto diretto delle singole azioni.
Il dato non significa naturalmente che 440 miliardi siano investiti in Nvidia. La cifra comprende l’esposizione complessiva ai grandi gruppi tecnologici americani.
Nvidia è diventata una delle componenti più importanti di questo universo ed è per questo che una sua trimestrale può avere conseguenze molto più ampie rispetto al semplice movimento di un singolo titolo.
La Bce evidenzia, inoltre, che la forte presenza delle Magnificent Seven negli indici globali più diffusi, come MSCI World, rappresenta un possibile canale di trasmissione delle correzioni del mercato americano verso gli investitori europei.
Il boom dell’AI continua, ma mantenerlo costa sempre di più
I numeri Nvidia mostrano che la domanda di infrastrutture per l’intelligenza artificiale rimane fortissima.
Le grandi società tecnologiche dovrebbero spendere complessivamente oltre 730 miliardi di dollari in infrastrutture AI nel 2026, alimentando la domanda di processori, data center e capacità di calcolo.
La trimestrale mostra anche l’altra faccia della crescita.
Nvidia prevede che il margine lordo scenda da circa il 75% al 74% nel prossimo trimestre, mentre aumentano i costi legati alla nuova generazione di processori e alle memorie. Allo stesso tempo cresce la concorrenza di AMD, Intel e degli stessi big tech, che stanno sviluppando chip proprietari per ridurre costi e dipendenza da Nvidia.
La crescita dell’AI, quindi, continua, ma sostenerla richiede quantità sempre maggiori di capitale.
Conti record non eliminano il rischio di concentrazione
Ed è qui che i risultati Nvidia diventano particolarmente interessanti per chi investe.
Il fatto che l’azienda continui a raddoppiare quasi i ricavi non significa che le quotazioni dei grandi titoli tecnologici possano crescere senza limiti. La stessa Bce richiama l’attenzione sulla concentrazione che si è creata nei mercati azionari e, indirettamente, nei portafogli europei.
Il rischio è che prodotti apparentemente differenti finiscano per detenere molte delle stesse società.
Un investitore potrebbe, ad esempio, possedere un ETF sul mercato americano, uno globale e un fondo tecnologico e ritrovarsi esposto più volte a Nvidia e agli altri big tech.
Per questo è utile guardare non soltanto al numero di strumenti presenti nel proprio portafoglio finanziario, ma anche alle società effettivamente contenute al loro interno.
Come capire se Nvidia è già nel proprio ETF o fondo
La verifica è relativamente semplice. Nella scheda informativa dell’ETF o del fondo sono normalmente indicate le principali partecipazioni e il loro peso percentuale.
Chi possiede un prodotto che replica un indice finanziario può, inoltre, controllare la composizione dell’indice stesso.
Non serve, quindi, aver comprato direttamente Nvidia per essere esposti all’andamento del titolo. Ed è proprio questo il messaggio finanziario più interessante dei nuovi risultati.
I 96,22 miliardi di ricavi di Nvidia confermano che il boom dell’intelligenza artificiale continua, ma mostrano anche quanto poche aziende siano diventate determinanti per l’andamento dei mercati globali e, indirettamente, per una parte dei risparmi europei, anche di chi non ha mai acquistato direttamente un’azione Nvidia.