Condividono le ragioni, ma non il metodo. È la posizione del dirigente Vincenzo Varriale e dei docenti del liceo Margherita di Savoia, tra cui la scrittrice Viola Ardone, che si sono rivolti con una lettera aperta agli studenti che da giorni occupano l'istituto, che risponde al comunicato diffuso dagli studenti lo scorso 13 ottobre.
I docenti dicono di aver letto il testo «con grande attenzione» e di apprezzare la precisazione dei ragazzi, secondo cui la protesta non è rivolta contro il corpo docente né contro la dirigenza. Poi entrano nel merito delle motivazioni, dichiarando di condividerne le ragioni «etiche, civili e sociali». Il passaggio più significativo riguarda il senso stesso della mobilitazione. Vedere ragazzi «che rifiutano l'indifferenza, che scelgono di informarsi e di mobilitarsi per il proprio futuro» rappresenta, per gli insegnanti, la prova che il lavoro formativo ha un senso. Proprio la vicinanza ideale, però, li spinge a chiedere «una riflessione sulle forme della protesta».
L'occupazione, pur comprensibile come segnale forte di rottura, finisce, secondo i docenti, «per produrre una cesura: chiude le porte dell'edificio e interrompe la quotidianità della comunità comunitaria», rischiando di allontanare proprio le componenti con cui sarebbe invece fondamentale fare fronte comune, docenti, personale Ata, famiglie e quei compagni che vivono la scuola come «unico presidio di confronto e crescita».
Lettera aperta di docenti e dirigente del "Margherita di Savoia": «Motivi giusti ma ora dialoghiamo insieme»
Da qui la richiesta, formulata «con forza»: superare l'occupazione e trasformarla in un percorso condiviso, perché la scuola è spazio comune. Gli insegnanti invitano gli studenti a riprendere, insieme al dirigente scolastico e a tutto il corpo docente, un dialogo concreto e costruttivo, tornando a vivere gli spazi della scuola come luogo di condivisione della protesta e approfondimento di temi complessi. Alla richiesta si accompagna un impegno: si dicono pronti a portare le istanze degli studenti fuori dall'edificio, agli organi istituzionali competenti.