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18 lug 2026 - 09:00
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Il kolossal di Christopher Nolan riporta al cinema il viaggio di Ulisse, chiamando a raccolta un cast stellare. Ma come è cambiato il volto delle eroine omeriche nel tempo? Dalla magnetica Penelope di Hathaway alle dive senza tempo come Silvana Mangano e Irene Papas, ripercorriamo la storia delle donne che hanno segnato il mito. Un viaggio tra cinema e letteratura, dove la bellezza e il talento rendono il racconto immortale
(a cura di Massimo Vallorani)
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Penelope (Anne Hathaway, 2026) - Anne Hathaway interpreta una Penelope moderna: una regina che non si limita ad aspettare, ma difende il suo trono con forza e determinazione. Nel film di Nolan, non è solo la moglie fedele, ma una donna consapevole che gestisce il potere e protegge l’eredità di Odisseo in un momento difficile.
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Penelope (Irene Papas, 1968) - La maestosità tragica di Irene Papas resta il riferimento imprescindibile. Nello sceneggiato RAI, la sua Penelope è una figura arcaica, scolpita nella pietra, dotata di una dignità greca che vibra di un dolore composto. La Papas non recita semplicemente l’attesa: la incarna. Ogni sguardo, ogni piega del velo, racconta la fatica di una regina che osserva l’orizzonte. È un’icona che trasforma il lutto dell’assenza in un’affermazione di potere, segnando per sempre l’immaginario collettivo di generazioni di spettatori.
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Circe (Samantha Morton, 2026) - Samantha Morton regala a Circe un fascino nuovo, lontano dall'idea della "maga cattiva". La sua è una figura solitaria e ribelle, che usa la magia per vivere fuori dagli schemi imposti dagli uomini. Una Circe moderna, misteriosa e affascinante, che trasforma il proprio isolamento in una scelta di libertà
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Circe (Juliette Mayniel, 1968) L’algida Juliette Mayniel nello sceneggiato RAI ha costruito una Circe enigmatica, sospesa tra il mito e l’incubo. Il suo volto, di una bellezza quasi extraterrestre, ha dato corpo a una maga che non è solo carnefice di uomini, ma custode di segreti proibiti. Tra fumi e incantesimi, la Mayniel ha saputo comunicare una malinconia che va oltre la seduzione. Un’interpretazione iconica, che ha segnato un’epoca, restituendo la complessità di una figura divinamente pericolosa e inesorabilmente sola nel suo regno di isolamento eterno.
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Elena e Clitemnestra (Lupita Nyong'o, 2026) L'attrice è protagonista di una prova straordinaria nel nuovo Odissea: Nolan le affida il doppio ruolo di Elena di Troia e di sua sorella Clitemnestra. Questa scelta crea un legame unico tra le due figure femminili. Con grande intensità, l’attrice racconta il tormento di Elena, simbolo di una bellezza capace di scatenare guerre, e l'algida determinazione di Clitemnestra, regina legata a un destino di tradimento. Una performance che dona al film una profondità psicologica davvero inedita.
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Calipso (Michèle Breton, 1968) - Michèle Breton, nello sceneggiato RAI, ha interpretato una Calipso sospesa tra il desiderio di possesso e la consapevolezza del destino di Odisseo. Il suo volto ha donato alla ninfa una fragilità umana inaspettata, rendendo il suo amore tormentato e distante. In quella Ogigia ricostruita dalla televisione, la Breton ha reso il dramma di una divinità che ama ciò che non può possedere. È l’immagine di un tempo che si dilata, in un’interpretazione che conserva ancora oggi un’aura di mistero, malinconia e una struggente solitudine.
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Nausicaa (Barbara Bach, 1968) Il debutto di Barbara Bach rimane una delle visioni più limpide dell’intera odissea cinematografica. La sua Nausicaa è la purezza fatta persona, la giovinezza che incontra l’eroe naufrago sulle spiagge dei Feaci. Con una bellezza che toglie il fiato, la Bach ha saputo trasmettere quel mix di timore e curiosità che spinge la principessa a soccorrere lo sconosciuto. La sua performance non è solo estetica: è il simbolo di un’innocenza che si perde al cospetto del mito. Un momento di grazia assoluta
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Atena (Zendaya, 2026) - Zendaya porta una nuova energia al ruolo di Atena, dea della saggezza e protettrice di Odisseo. Nel film di Nolan, la sua interpretazione non si limita all’autorità divina, ma scava in una strategia intellettuale che guida l'eroe. Con presenza magnetica, Zendaya incarna la visione di una divinità che osserva, giudica e interviene con una lucidità tagliente. È l’Atena del futuro: una figura che unisce la freddezza della guerra alla sapienza delle stelle, motore che spinge l’eroe verso il suo ritorno finale
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Atena (Isabella Rossellini, 1997) - L’aristocratico distacco di Isabella Rossellini ha regalato al pubblico una versione di Atena di rara eleganza.. Nella produzione del 1997, il suo volto comunica un’autorità antica, come se la saggezza fosse un peso portato con estrema naturalezza. La Rossellini non è solo una dea che osserva: è l’architetto invisibile delle sorti di Odisseo
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Elena (Diane Kruger, 2004) - Diane Kruger è il volto che ha dato vita a Elena, la donna per cui tutto ebbe inizio. Il suo sguardo, carico di quella bellezza capace di armare mille navi, nasconde il tormento di chi è diventato un simbolo prima ancora che una persona.. In Troy, la Kruger ha saputo rendere il contrasto tra l’oggetto del desiderio e l’umanità di una regina prigioniera delle proprie scelte. Non è solo la causa del conflitto, ma una vittima consapevole del fato, che osserva la distruzione di una città con tristezza
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Penelope (Greta Scacchi, 1997) - Greta Scacchi ha interpretato una Penelope raffinata, capace di segnare indelebilmente la produzione internazionale degli anni '90. La sua è una fedeltà che non si limita all'attesa, ma si manifesta come una forma di resistenza intellettuale e morale. Con una sensibilità che solo una grande attrice possiede, la Scacchi ha dato voce al vuoto lasciato da Ulisse, trasformandolo in una forza capace di reggere il peso di un intero regno.
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Penelope e Circe (Silvana Mangano, 1954) - Silvana Mangano ha compiuto un’impresa titanica nel kolossal di Mario Camerini: interpretare sia Penelope che Circe. Un talento unico che ha esplorato i due volti dell’anima femminile nel mito. Da una parte la luce di una Penelope devota, dall’altra l’ombra di una Circe sensuale e predatrice. Una doppia prova d’artista che rimane il vertice del mito al cinema
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