Nel fine settimana l'attore Timothée Chalamet ha pubblicato un post su Instagram con una semplice caption: «Hiking with dad in the Dolomites 🫶». Nel carosello ci sono foto di loro due mentre camminano in montagna, qualche panorama, un gelato, una cena e alcuni scatti in rifugio. Fine.
Fa piacere che le montagne più belle d'Italia vengano riconosciute e apprezzate, ma è difficile non guardare a quelle nove fotografie e a quel post come a uno dei tanti segnali che ci dicono che andare sulle Dolomiti per noi italiani potrebbe diventare sempre più difficile.
Oggi le Dolomiti sono entrate in quel Grand Tour che tutti «devono» compiere nel Bel Paese. Se fino a poco tempo fa, oltre ai classici «Amalfi coast» e «Cinque Terre» c'era ai primi posti Milano con tappa a «Lakecomo», oggi le Dolomiti stanno scalando la classifica. Merito della loro bellezza, dell'offerta ai massimi livelli, con hotel lusso, ristoranti eccezionali, e di una capacità di accoglienza di assoluta qualità (piste e carosello Dolomistu Superski incluso). In più qualche buona spinta social: dalla foto delle Odle sui dispositivi Apple, ai post sempre più frequenti di influencer, viaggiatori e vip.
È colpa di Chalamet? Ovviamente no. Come non è mai colpa di un singolo post, di un creator o di una celebrity. Ma quando un luogo arriva sulla bocca di milioni di persone dall'altra parte del mondo, dobbiamo prepararci a doverlo condividere con un pubblico molto più grande e, di solito, disposto a spendere molto più di noi.
Per capire la portata del post basta guardare i numeri. Nel giro di pochissimo tempo le fotografie di Chalamet hanno superato i quattro milioni di like e raccolto più di 17mila commenti (per fare un paragone, il post della scorsa settimana di Katie Holmes dal Lago di Como ha preso 135mila like e meno di 2mila commenti). C'è chi gli chiede dove si trovi, chi si domanda perché non abbia indicato il posto, chi annuncia di voler andare sulle Dolomiti e chi, semplicemente, scopre attraverso il suo profilo un paesaggio che fino a quel momento non faceva parte del proprio immaginario di viaggio. E poi ci sono i ringraziamenti delle realtà locali, felici di quella che è, a tutti gli effetti, una gigantesca pubblicità internazionale.
Chalamet non ha detto dove fosse esattamente. La caption parla genericamente di Dolomiti e alcuni utenti hanno provato a riconoscere i luoghi attraverso le fotografie, arrivando a ipotizzare la zona del gruppo del Sella, tra Val Gardena e Alta Badia, e il percorso verso il rifugio Pisciadù. Altri hanno identificato scenari diversi. Insomma, non serve nemmeno una geolocalizzazione: quando un'immagine è abbastanza potente, internet fa il resto.
Un nuovo tipo di turismo?
Il rischio non è che domani mattina le Dolomiti vengano invase dai fan di Chalamet. Ma che diventino sempre più un prodotto internazionale e sempre meno un luogo accessibile. Meno montagna e più luogo di intrattenimento, con strutture e attività pensate per soddisfare la voglia di Italia per i turisti. Con prezzi di mercato, adeguati a un turismo del lusso globale.
Il problema non è solo il numero di persone che arriveranno dopo aver visto le foto di Timothée Chalamet, ma il tipo di turismo che quelle immagini contribuiscono a costruire.
Da una parte il post dell'attore non racconta soltanto una montagna bellissim e desiderabile: natura spettacolare, trekking, rifugi, buon cibo, silenzio, padre e figlio, autenticità. È esattamente il tipo di immaginario che oggi funziona meglio nel turismo: l'esperienza apparentemente spontanea, lontana dalla massa, ma abbastanza esclusiva da poter diventare una destinazione da desiderare. Come se fosse un prodotto, trasformata in un nome da poter mettere nella propria lista di mete anche caro prezzo.
Dall'altra ci saranno coloro che arriveranno in montagna senza sapere esattamente dove sono, magari senza amarla, senza volerci camminare, ma pretendendo di arrivare ovunque con l'auto, o ovunque con le famose flip flop.
Le Dolomiti oggi sono un territorio autentico: hanno una salda appartenenza culturale, le amministrazione sono riuscite a tenere i giovani nei propri luoghi, hanno combattuto lo spopolamento non solo con il turismo. Ci sono vallate poco frequentate, paesi dove il turismo è ancora una componente e non l'intera economia, sentieri dove si può camminare senza incontrare nessuno. Sono ancora un luogo degli abitanti e non dei turisti. Il futuro sarà una scelta del territorio e della politica che va fatta adesso.