L’idea è semplice: non spostare più indietro le lancette in autunno e mantenere l’ora legale per tutti i dodici mesi dell’anno. Negli Stati Uniti il tema è tornato al centro del dibattito e lo scenario è interessante anche per l’Italia, dove l’effetto sarebbe immediatamente visibile soprattutto nelle giornate più corte dell’inverno. Con l’ora legale permanente l’Italia resterebbe infatti su UTC+2 anche tra novembre e marzo. Le ore di luce, naturalmente, non aumenterebbero: alba e tramonto si sposterebbero semplicemente un’ora più avanti sull’orologio.

Mai più tramonti prima delle 17. È qui che entra in gioco la particolare geografia italiana. La Penisola si sviluppa molto sia da Nord a Sud sia da Est a Ovest e gli orari del tramonto possono cambiare sensibilmente. Nei giorni in cui il Sole cala prima, a Lecce il tramonto che oggi arriva intorno alle 16.20 diventerebbe circa alle 17.20. A Roma si passerebbe dalle 16.40 circa alle 17.40, mentre a Milano si arriverebbe più o meno allo stesso orario. A Torino il tramonto si sposterebbe verso le 17.45-17.50. Ancora più evidente sarebbe l’effetto procedendo verso Ovest. A Cagliari, dove all’inizio di dicembre il Sole tramonta attorno alle 17, con l’ora legale permanente farebbe buio soltanto verso le 18. Nelle zone più occidentali della Sardegna l’orario sarebbe leggermente successivo.
Il tramonto più tardo dell’anno, invece, sostanzialmente non cambierebbe: durante l’estate l’Italia utilizza già l’ora legale. La grande differenza riguarderebbe quindi soltanto i mesi invernali.
Il rovescio della medaglia, albe dopo le 9.
La luce guadagnata la sera verrebbe però sottratta alla mattina. Ed è probabilmente questo il punto più controverso. A Torino, per esempio, intorno al solstizio d’inverno il Sole sorge oggi poco dopo le 8: con l’ora legale permanente l’alba slitterebbe oltre le 9 del mattino. A Roma arriverebbe attorno alle 8.30 e a Cagliari intorno alle 8.40. Significherebbe quindi andare al lavoro e a scuola con il buio in una parte consistente dell’inverno, soprattutto al Nord.

Ma l’Italia potrebbe davvero farlo?
Al momento no, almeno non semplicemente decidendo di abolire da sola il cambio dell’ora. Le regole europee prevedono ancora il passaggio coordinato all’ora legale nell’ultima domenica di marzo e il ritorno all’ora standard nell’ultima domenica di ottobre. L’Unione europea aveva in realtà avviato il percorso per eliminare il cambio semestrale già nel 2018. Il Parlamento europeo approvò nel 2019 la propria posizione favorevole allo stop, lasciando ai singoli Paesi la scelta del fuso permanente. Ma il dossier si è poi fermato al Consiglio e risulta ancora bloccato nel 2026.
Il tema, tuttavia, non è morto: la Spagna ha chiesto nel 2025 di riaprire i negoziati europei.
Se Bruxelles riuscisse finalmente a trovare un accordo, anche l’Italia dovrebbe dunque scegliere: mantenere per sempre l’orario invernale oppure vivere tutto l’anno con quello estivo. Nel secondo caso, il tramonto alle quattro e mezza del pomeriggio diventerebbe un ricordo. Ma in alcune città del Nord, in dicembre, alle nove del mattino potrebbe non essere ancora sorto il Sole.
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