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"Cosa rischia la Juve", Arbitropoli sotto il tappeto di Chinè e tutti felici: squadra che vince...

August 20, 2026

20 agosto 2026, 13:28 (Aggiornato il 20 agosto 2026, 13:40)

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Cambiare qualcosa, poco, anzi pochissimo (una persona, Rocchi, quello cui rompevano a bestia su arbitri graditi e sgraditi) per non cambiare nulla. Resta tutto invariato in campo, con l'Inter nettamente sopra le altre e perfino rinforzata, le altre a inseguire, la Juve un po' in affanno a fine mercato come capita da qualche anno, visto che senza cessioni è dura rinforzarsi sul serio e colmare un gap che a tratti sembra invece allargarsi. È rimasto pure Bastoni, ricordate? Quello che per i troppi fischi era ormai addirittura costretto a fuggire dal Paese, secondo una delle diverse tragicomiche campagne mediatiche che ci tocca subire periodicamente.

Orsato, e il resto...

Ebbene sì, resta anche lui. Resta, si diceva, pressoché tutto invariato fuori. Orsato per Rocchi e tutto il resto com'era: squadra che vince non si cambia, devono avere pensato i brillanti dirigenti del trionfale calcio italiano di questi anni e gli impavidi media che lo raccontano.

Insensibili ai ripetuti fallimenti sul campo dalla Nazionale (l'ottimo Gravina si gode il suo ruolo di vicepresidente UEFA), a un campionato che vale sempre meno e che vediamo solo noi, agli schiaffi presi dalla Corte di Giustizia che - sollecitata da Agnelli - esige un giudizio con giudici realmente autonomi e indipendenti, e non questa imbarazzante roba attuale che rovescia arbitrariamente il calcio da 20 anni.

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Arbitropoli, plusvalenze, ultrà: benissimo per tutti

Chiné ben saldo al suo posto, con archiviazioni in arrivo su arbitropoli; art. 4 tornato dormiente dopo una sola grande stagione da protagonista circa 3 anni fa; plusvalenze dormienti anch'esse nonostante richieste di rinvio a giudizio per squadre già deferite a suo tempo o addirittura mai sotto inchiesta della procura sportiva nonostante fossero in Borsa al tempo delle plurime operazioni sospette; questione ultrà finita con quel grottesco patteggiamento di una giornata inutile di fine campionato; altre questioni pendenti relative all'elezione di Malagò, a Gravina, a San Siro, nulla di nulla, silenzio assoluto, media paralizzati, benissimo così per tutti.

Tutto perfetto, a quanto pare, anche le istituzioni sportive che tifano e vengono trattate da tifose: lo sapevamo già per la loro storia professionale e per le grottesche esultanze improprie a bordo campo, ma ora abbiamo la certificazione grazie ai commenti del designatore sottoposto a giudizi sugli arbitri da parte del responsabile legale Figc e dal boss dei calendari, da lui stesso definiti tifosi interisti che non resistono ed esprimono pareri in quanto tali - nonché deprimenti riflessioni su chi porta sfiga e chi no.

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Da "cosa rischia la Juve" a nessuna domanda

Nessun illecito, per carità, non sia mai, ma una questione di opportunità? Un passo indietro? Una richiesta di dimissioni? Un articoletto, un trafiletto di qualche giornale solitamente indignato, che si chieda se sia il caso di tenere proprio tutti al proprio posto? Se sia logico costringere tutti noi a fidarci di tutte queste istituzioni ultrà perfino agli occhi del designatore arbitrale, e sperare che nell'esercizio del loro ruolo siano sempre così lucide e sopra le parti da non alimentare anche il minimo dubbio tra gli osservatori neutrali o anche solo tra i tifosi delle squadre avversarie, i quali, poveri, paiono non poter contare su loro rappresentanti così appassionati nei posti che contano?

Stiamo per ripartire

Nulla di tutto questo, neanche una riga sulla gran parte dei media specializzati, giornali, programmi TV, podcast di quelli belli patinati, quelli dei mille preoccupati "cosa rischia la Juve" che oggi non riportano proprio le news, quasi infastiditi per il fatto che qualcuno si ponga qualche domanda mentre loro ci raccontano il campionato più bello del pianeta e trovano tutto normale.

Quei giornali che ci informavano, spiando dalla serratura, pure sulla vita sentimentale di Alessandro Moggi ma trovano normalissimo che il responsabile dei calendari chiami il designatore per reclamare arbitri che non portino sfiga alla sua squadra del cuore. E allora che cominci il conto alla rovescia, stiamo per ripartire, mancano solo alcune ore: chi mi distrae, da oggi, rompe a bestia e non è gradito.

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Cambiare qualcosa, poco, anzi pochissimo (una persona, Rocchi, quello cui rompevano a bestia su arbitri graditi e sgraditi) per non cambiare nulla. Resta tutto invariato in campo, con l'Inter nettamente sopra le altre e perfino rinforzata, le altre a inseguire, la Juve un po' in affanno a fine mercato come capita da qualche anno, visto che senza cessioni è dura rinforzarsi sul serio e colmare un gap che a tratti sembra invece allargarsi. È rimasto pure Bastoni, ricordate? Quello che per i troppi fischi era ormai addirittura costretto a fuggire dal Paese, secondo una delle diverse tragicomiche campagne mediatiche che ci tocca subire periodicamente.

Orsato, e il resto...

Ebbene sì, resta anche lui. Resta, si diceva, pressoché tutto invariato fuori. Orsato per Rocchi e tutto il resto com'era: squadra che vince non si cambia, devono avere pensato i brillanti dirigenti del trionfale calcio italiano di questi anni e gli impavidi media che lo raccontano.

Insensibili ai ripetuti fallimenti sul campo dalla Nazionale (l'ottimo Gravina si gode il suo ruolo di vicepresidente UEFA), a un campionato che vale sempre meno e che vediamo solo noi, agli schiaffi presi dalla Corte di Giustizia che - sollecitata da Agnelli - esige un giudizio con giudici realmente autonomi e indipendenti, e non questa imbarazzante roba attuale che rovescia arbitrariamente il calcio da 20 anni.

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