Un laboratorio a Massafra, tra il profumo delle preparazioni galeniche e il silenzio operoso delle provette, e lo sguardo rivolto al futuro dell'economia circolare. Inizia così il percorso di Panaros, la startup attiva nella formulazione di integratori naturali fondata nel 2023 da Agostino Zaurito, di 27 anni, farmacista pugliese che ha deciso di sfidare i giganti del settore puntando su rigore scientifico e valorizzazione del Made in Taranto. Un progetto che punta al recupero degli scarti vegetali dell'agricoltura locale per trasformarli in materia prima nutraceutica, riducendo l'impatto ambientale. La startup ha già portato i suoi prodotti fuori dai confini della Puglia, attraverso il sito online, Amazon, farmacie e parafarmacie, ma ora punta a legare sempre più ricerca, sostenibilità e identità territoriale. «Tutto è cominciato all’interno del laboratorio della farmacia e anche da una mia precedente passione per il mondo delle piante», svela Zaurito.
L'idea
«L’utilizzo di sostanze naturali è sempre più in ascesa rispetto ai farmaci di sintesi e ho deciso di fondare un brand che potesse creare prodotti che si distinguessero per qualità, sicurezza ed efficacia». Panaros nasce dunque da un banco di farmacia, dove il rapporto quotidiano con le persone diventa il primo osservatorio sulle necessità da trasformare in formulazioni. «L’idea è nata così, al banco del laboratorio, anche attraverso il contatto con le esigenze più specifiche dei clienti», spiega il fondatore. La scommessa, però, è non confondere il crescente interesse per il naturale con l’assenza di regole. Ogni prodotto viene sviluppato partendo dall’analisi della letteratura scientifica internazionale e dal confronto con professionisti della salute. Alla ricerca segue la scelta della forma galenica, delle materie prime e dei materiali per il confezionamento, con l’obiettivo dichiarato di tenere insieme efficacia, qualità e sicurezza. «Ho fondato questo brand con l’intento di poter fare chiarezza all’interno del mercato degli integratori alimentari e di poter dare degli standard di riferimento accurati sia per il paziente sia per il medico prescrittore», sottolinea. Il primo risultato concreto sono quattro linee che oggi rappresentano il catalogo di Panaros. Leviase è dedicato al supporto del microcircolo e agli inestetismi della cellulite; Estetia è pensato per capelli, pelle e unghie; Multivita è il multivitaminico con minerali ad alto assorbimento; iMens è formulato per il supporto alla gestione dello stress e del sonno. Prodotti diversi, costruiti però attorno allo stesso principio: non partire dal mercato per trovare una formulazione, ma da una necessità per trovare, attraverso la ricerca, la soluzione più adeguata. La crescita è stata progressiva. Zaurito ha scelto di autofinanziarsi e di costruire personalmente la startup. «Non ho presentato il progetto a nessuno. Ho aperto da solo questa società nel 2023, ho formulato da solo tutti quelli che sono i prodotti attualmente sul mercato e abbiamo iniziato a vendere online», racconta. Da allora la distribuzione si è ampliata fino a raggiungere una dimensione nazionale. Tra i prodotti che hanno trovato maggiore riscontro c’è proprio Leviase. «È un prodotto già riconosciuto dalla clientela, penso sicuramente pugliese ma anche oltre», dice Zaurito. Un segnale che per la startup vale più di una semplice vendita: significa che una realtà nata in un laboratorio di provincia può costruire un rapporto con consumatori molto più lontani dal proprio territorio.
I riconoscimenti
A settembre 2025 è arrivato anche un riconoscimento importante, con il premio StarTAp25, la startup competition promossa dalla Fondazione Taranto 25 presieduta da Fabio Tagarelli. Il progetto punta infatti a recuperare residui vegetali dell’agricoltura locale, ricavandone estratti vegetali e ingredienti funzionalmente attivi da destinare alla produzione di integratori. Un passaggio che porta Panaros dentro il terreno dell’economia circolare: ciò che nasce come residuo di una filiera agricola potrebbe diventare materia prima per un’altra filiera, quella nutraceutica. «La prossima idea suggestiva che stiamo cercando di portare a terra è poter produrre dagli ingredienti del territorio, sia officinali sia prodotti agronomici locali, elementi che possano essere funzionalmente attivi da inserire all’interno delle nostre linee», spiega Zaurito.
Non è ancora un prodotto pronto per gli scaffali. «Stiamo cercando di intelaiare una serie di collaborazioni con l’università e con enti di ricerca per poter poi uscire sul mercato con prodotti che siano effettivamente validi», precisa. C’è poi un altro pezzo della storia, meno commerciale e più legato alla responsabilità sociale. La startup sostiene la Fondazione Giovanni Celeghin, impegnata dal 2012 nel finanziamento della ricerca sui tumori cerebrali e nel sostegno ai pazienti e alle loro famiglie. Dietro il nome Panaros c’è una passione cominciata «già dall’adolescenza, quando nella mia cameretta iniziavo a sfogliare i primi libri riguardanti questo mondo affascinante e ne rimanevo stregato», racconta Zaurito. Poi sono arrivati la formazione scientifica, la chimica, la farmacia e la fitoterapia. E in questa storia, cominciata dal laboratorio di una farmacia di Massafra, la vera scommessa non è soltanto creare un nuovo integratore. È dimostrare che anche da ciò che sembra avere esaurito la propria funzione può nascere qualcosa di nuovo, se a guardarlo è la ricerca.
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