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Papa Leone all'Angelus tra striscioni e lacrime: «Torno al lavoro gradualmente»

October 19, 2026

CITTÀ DEL VATICANO La finestra del Palazzo Apostolico, la pedana sulla quale sale ogni domenica per rendersi più visibile, lo sguardo rivolto alla folla che riempie piazza San Pietro. Tutto come sempre, apparentemente. Eppure l’Angelus di ieri aveva un significato diverso, quasi quello di un nuovo inizio. Dopo l’intervento al polmone destro e il ricovero al Gemelli, Leone XIV è tornato ad affacciarsi davanti a oltre 30 mila persone, restituendo alla Chiesa un’immagine di normalità che, fino a pochi giorni prima, non era affatto scontata. Ma dietro la ripresa delle consuetudini si apre una questione ben più complessa: la malattia potrebbe portare Leone XIV ad aggiustare il passo del pontificato, senza modificarne la direzione? «Superata questa fase delicata, come sapete adesso riprenderò gradualmente le mie attività, sempre con l’aiuto di Dio e delle vostre preghiere», ha annunciato il Papa, ringraziando quanti lo hanno accompagnato durante la degenza. I potenti teleobiettivi dei fotografi ieri lo hanno inseguito senza tregua, alla ricerca di un gesto incerto, una smorfia di dolore, qualche segno della sofferenza appena attraversata. Ma il volto di Robert Francis Prevost appariva disteso, la gestualità naturale, il sorriso spontaneo. «Grazie per avermi sostenuto», ha detto alla folla, lasciando trasparire la soddisfazione di essere tornato a casa.

LE VALUTAZIONI

Naturalmente, la vicenda clinica non è ancora conclusa. Il tumore maligno individuato al polmone destro, scoperto incidentalmente, è stato asportato chirurgicamente e i medici hanno assicurato che il problema è stato risolto. Tuttavia si attendono i risultati definitivi dell’esame istologico, indispensabili per stabilire le caratteristiche della neoplasia e valutare l’eventuale necessità di ulteriori trattamenti. La ripresa post-operatoria è più che incoraggiante, sebbene il giudizio medico definitivo richieda ancora prudenza. Anche in vista dei prossimi viaggi: il 27 ottobre ad Assisi e all’inizio di novembre in Sud America.

È proprio questa parentesi a introdurre una variabile nuova nel governo della Chiesa: la percezione del tempo. Non soltanto quello necessario alla convalescenza, ma quello che un Pontefice può proiettare in modo diverso dopo avere affrontato e superato la malattia. Per Leone XIV, uomo metodico, riflessivo, abituato a ponderare le decisioni e, come ogni appassionato di scacchi, a valutare scenari e conseguenze prima di compiere una mossa, l’esperienza recente potrebbe offrirgli l’occasione per riflettere su priorità, ritmi e modalità del pontificato.

Non tanto la «rimodulazione» evocata nei giorni scorsi dal segretario di Stato ma un significato più esteso della semplice riduzione degli impegni pubblici. Certamente non un Papa meno attivo, ma un Papa chiamato a decidere quali questioni affrontare prima, quali processi accelerare e quali scelte non rinviare ulteriormente. Lo stesso Leone XIV ha lasciato intravedere quanto l’esperienza del ricovero abbia inciso sulla sua sensibilità pastorale. «Mi ha fatto provare in modo particolare la vicinanza a quanti attraversano la malattia e una condizione di infermità», ha confidato ieri all’Angelus. E anche la riflessione evangelica proposta ieri sembrava andare in questa direzione. Commentando il celebre passo di Matteo sul tributo a Cesare, il Papa ha ricordato la trappola preparata dai farisei per mettere in difficoltà Gesù. «In Gesù contempliamo un Dio che non teme la storia e viene invece ad abitarla», ha osservato Leone, che poi ha aggiunto: «Il suo Regno non toglie le cariche e le responsabilità umane. Chiede però di vivere senza compromessi, liberi da cattive ambizioni e ingiusti interessi, anteponendo a tutto il Regno di Dio e la sua giustizia».

LA CONTINUITÀ

Per Leone è l’invito a essere «veritieri, senza soggezione e ipocrisia, liberi per il bene». Elementi che richiamano la capacità di esercitare l’autorità senza lasciarsi condizionare dagli equilibri di potere, dalle resistenze interne e dalle convenienze del momento. In un anno e mezzo di governo, Leone XIV ha privilegiato la continuità rispetto alle rotture. Adesso, però, l’esperienza della malattia potrebbe modificare il rapporto tra prudenza e decisione. Per un uomo abituato a giocare a scacchi, la questione non è muovere più in fretta a ogni costo. È capire quali mosse non possono più aspettare.

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