CITTÀ DEL VATICANO È stato Leone XIV a cercare Putin. Nonostante il ricovero al Gemelli e la convalescenza, il Pontefice americano ha preso personalmente l’iniziativa di telefonare al presidente russo per chiedere una tregua umanitaria a Oleshky, nella regione ucraina di Kherson, dove circa duemila civili sono intrappolati senza adeguate possibilità di ricevere aiuti o abbandonare la città; «un inferno in terra», secondo gli ucraini. Una telefonata che conferma quanto il dossier ucraino resti centrale nell’agenda del pontificato e, soprattutto, rivela la volontà del Papa di mantenere aperto il dialogo con Mosca. La conversazione con Putin è la seconda dopo quella del 4 giugno 2025. A chiarire da chi sia partita l’iniziativa è stato il segretario di Stato Pietro Parolin: «È stato il Santo Padre che ha preso l’iniziativa», ha spiegato, precisando che il Pontefice ha voluto perorare personalmente la causa chiedendo l’apertura di corridoi umanitari per consentire l’arrivo di cibo e medicinali e l’evacuazione volontaria dei civili. La situazione nella cittadina sulla riva orientale del Dnepr, in un territorio occupato dalle forze russe e attraversato dalla linea del fronte, è drammatica. Le autorità ucraine denunciano da mesi l’impossibilità di garantire rifornimenti regolari e vie di fuga sicure, mentre Mosca attribuisce le difficoltà agli attacchi ucraini. «La situazione è realmente disperata», ha sintetizzato il nunzio a Kiev, monsignor Visvaldas Kulbokas.
L’EMERGENZA
È su questa emergenza che Leone XIV ha concentrato la conversazione. Il comunicato vaticano riferisce che il Papa ha espresso «viva preoccupazione» chiedendo «una tregua per consentire l’arrivo di aiuti alimentari e sanitari e l’evacuazione volontaria e sicura della popolazione civile». Una richiesta circoscritta, dunque, ma dal significato diplomatico preciso. Il Pontefice non ha cercato di affrontare in una sola conversazione l’intero negoziato sulla guerra, bensì di ottenere un risultato immediato e verificabile: una sospensione delle ostilità che permetta di salvare vite umane. «Spero che di fronte a una richiesta del Santo Padre il presidente Putin accetti di mettere in atto quello che gli è stato chiesto», ha commentato Parolin. Poi delle condizioni del Papa ha parlato anche Trump: «Sentirlo? Gli auguro ogni bene, ho parlato col fratello».
Putin ha anzitutto rivolto al Pontefice gli auguri di pronta guarigione, ringraziandolo per la disponibilità a contribuire alla soluzione del conflitto e per l’impegno umanitario. Ha quindi assicurato sostegno agli sforzi vaticani. Resta però una distanza sostanziale nella lettura della crisi. Secondo la ricostruzione russa, Putin avrebbe attribuito al governo di Kiev la responsabilità delle condizioni umanitarie di Oleshky, definita nel comunicato del Cremlino una città russa. Qualificazione che riflette la posizione di Mosca sui territori ucraini occupati e annessi unilateralmente, non riconosciuta dalla comunità internazionale.
Al di là delle divergenze, la presidenza russa ha definito il colloquio «costruttivo e improntato al rispetto reciproco», riferendo che le parti hanno concordato di collaborare. Non è ancora un accordo sulle modalità operative dei soccorsi, piuttosto un’apertura diplomatica la cui efficacia dovrà essere misurata sulla possibilità concreta di garantire evacuazioni sicure.
LA PREPARAZIONE
Secondo una fonte citata da Ewtn, proprio durante la missione di Zuppi, alla fine di settembre, sarebbe stata concordata la disponibilità reciproca a una nuova conversazione telefonica tra il presidente russo e Leone. La data stabilita avrebbe poi coinciso con la sua degenza ospedaliera. La preparazione diplomatica del contatto aiuta a comprendere come il colloquio sia maturato attraverso un lavoro già avviato. Anche nel 2025 Leone XIV, eletto da meno di un mese, aveva alzato il telefono invitando Putin a compiere «un gesto che favorisca la pace». In quell’occasione erano stati affrontati gli scambi dei prigionieri, uno dei principali terreni d’azione della missione affidata a Zuppi. Il Pontefice aveva inoltre ribadito la disponibilità della Santa Sede a favorire il dialogo tra Mosca e Kiev mettendo a disposizione il Vaticano come possibile sede negoziale. Stavolta il Cremlino ha colto l’occasione per rilanciare anche un altro capitolo sensibile: la cooperazione nella difesa delle comunità cristiane. Per ora Mosca ha manifestato disponibilità senza però annunciare misure operative concrete. Saranno i prossimi sviluppi a chiarire se il dialogo potrà tradursi in una tregua. Intanto, dalla stanza d’ospedale, il Papa ha voluto ribadire che la malattia non sospende la sua missione di pace.
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