La prima ad attirare l’attenzione, ieri pomeriggio, poco dopo le 15, è stata una grande valigia grigia con le rotelle, spinta da un gendarme attraverso l’atrio del Policlinico. Tra i pazienti e i familiari in attesa qualcuno l’ha riconosciuta subito: «È la sua valigia». Un dettaglio ordinario, quasi domestico, che ha annunciato prima di qualsiasi comunicazione ufficiale la fine del ricovero di Leone XIV. Pochi minuti dopo è arrivato anche lui, preceduto da segretari, funzionari di polizia e collaboratori. Camminava con il consueto passo sportivo, salutando con la mano, il volto sereno. «Sto meglio», ha detto a quanti gli chiedevano come si sentisse.
Poi, all’improvviso, si è fermato accanto a una transenna. Tra le persone assiepate aveva incrociato lo sguardo di Ilaria, una paziente arrivata da Ostia, alle prese con la battaglia di una malattia. Il Papa si è chinato per benedirla. «Ho un figlio che si chiama Leon. Non so perché si sia fermato proprio da me. Ha intercettato il mio sguardo e mi ha fatto venire in mente alcuni passi del Vangelo», ha raccontato la donna, senza riuscire a trattenere la commozione.
Per molti di coloro che affollavano l’atrio, le dimissioni del Pontefice dall’ospedale hanno rappresentato qualcosa di più di una buona notizia. Vedere uscire sulle proprie gambe un paziente sottoposto appena cinque giorni prima a un delicato intervento per un tumore maligno al polmone è diventato un motivo di incoraggiamento, quasi una conferma che anche le battaglie più difficili possono conoscere una svolta. «Anch’io ho avuto un problema analogo. Sono venuta per vederlo e fargli gli auguri», ha sussurrato Manola, operata e ancora in cura.
Gli sforzi
All’esterno, sul piazzale del Gemelli, la scena si è ripetuta fra transenne, telecamere, personale sanitario, agenti della sicurezza e una folla insolita persino per un ospedale abituato alla presenza dei Papi. Tutto questo all’indomani dell’iniziativa diplomatica con la quale il Pontefice, ancora ricoverato, aveva telefonato personalmente a Vladimir Putin per chiedere una tregua umanitaria nella città di Oleshky, nella regione di Kherson. Un appello che ha suscitato riconoscenza anche tra coloro che cercano di dare voce alla popolazione rimasta intrappolata nella zona dei combattimenti. Andriy Sibyha, Ministro degli Esteri ucraino, ha ringraziato il Papa. È il primo a sperare in risposte immediate da parte dei russi: «Le persone non possono sopravvivere. Hanno bisogno di una via d’uscita. E ne hanno bisogno adesso».
In un quarto d’ora
Quindici minuti dopo la partenza dal Gemelli, Leone XIV era nuovamente in Vaticano. Il Papa oggi alle ore 12 reciterà l’Angelus dal balcone del Palazzo Apostolico. Un ritorno che ha riportato sollievo nel piccolo Stato pontificio, ancora scosso dall’annuncio fatto dal Papa appena una settimana prima, dalla finestra del Palazzo, quando aveva comunicato al mondo la necessità di sottoporsi a un intervento. Da quella stessa finestra oggi a mezzogiorno si affaccerà di nuovo per abbracciare i fedeli e rassicurarli. Il professor Stefano Margaritora che lo ha operato, ha garantito che non avrà alcun problema a fare il viaggio in America Latina. «Non esistono motivi clinici per non viaggiare». Il sogno di Leone si avvicina, a novembre potrà di nuovo essere nella sua seconda patria, il Perù, dove ha trascorso gran parte della sua vita missionaria.
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