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Parco del Piraghetto in regola per le preghiere islamiche: è l'unico luogo di culto di Mestre autorizzato

September 16, 2026

MESTRE - Il paradosso è che l’influencer romano Simone Carabella, venerdì 4 settembre protagonista del blitz al parco del Piraghetto durante la preghiera islamica, si era infilato praticamente nell’unico posto “riconosciuto” dove, allo stato attuale, i musulmani possono esercitare il loro diritto di culto. Un autentico autogol visto che, in contemporanea, si stava pregando anche nei centri culturali sparsi per Mestre e Marghera. Da un monitoraggio confermato dal Comune, infatti, in tutta la città non c’è un solo centro islamico che - tecnicamente - può essere considerato come una “moschea”, cioè con tutte le carte in regola dal punto di vista urbanistico per la preghiera comunitaria. Non essendo “pubblico spettacolo” e senza installare strutture, nei parchi come il Piraghetto si può dunque riunirsi in preghiera, e le uniche alternative possibili sono nell’area di via Giustizia acquistata dall’associazione bengalese dei “Giovani per l’umanità” che vorrebbe costruire la moschea (è un terreno privato) e - ma anche questo non è chiaro - all’interno del piccolo centro culturale bengalese “Il Ritrovo” di piazzale Madonna Pellegrina che, ormai sei anni, vinse al Consiglio di Stato il duello legale con il Comune partito con l’ordinanza di chiusura emessa nel 2018. 


LE PAROLE DEL PATRIARCA
Una situazione che, il giorno dopo l’intervento del Patriarca di Venezia a proposito del progetto della moschea, fa riemergere la mancanza di alternative per migliaia di fedeli musulmani, anche se Moraglia è stato chiaro: «Se una religione è rispettosa dell’umano e dei soggetti più fragili, allora c’è diritto ad avere un luogo di culto. Se invece mancano i valori fondamentali della persona, ecco che dobbiamo compiere dei passi in avanti. Mi riferisco ad esempio al rispetto della donna, affinché quest’ultima sia riconosciuta e abbia gli stessi diritti e opportunità dell’uomo».


«Condivido pienamente le parole del Patriarca - commenta Sadmir Aliovski, presidente e Ministro di Culto della Comunità Islamica Veneziana -. Ritengo che il diritto di culto sia un diritto fondamentale e che la libertà religiosa appartenga intrinsecamente alla persona. Allo stesso modo, sono pienamente d’accordo sul fatto che la libertà, la dignità e i diritti delle donne debbano essere garantiti e rispettati, così come sancito dalla Costituzione italiana». E Alioski ammette: «Purtroppo, dobbiamo riconoscere che nel mondo musulmano esistono ancora situazioni di discriminazione, imposizione e mancanza di rispetto nei confronti delle donne. Proprio per questo è importante distinguere tra la religione e le usanze, le tradizioni e le culture presenti nei diversi Paesi a maggioranza musulmana. Per esempio, fenomeni come le cosiddette "spose bambine" non possono essere attribuiti automaticamente all’Islam, in quanto nel mondo musulmano convivono realtà culturali molto diverse, dalle tradizioni asiatiche a quelle mediorientali, fino alle comunità musulmane europee. Le usanze e le tradizioni possono quindi essere molto differenti da una comunità all’altra e non rappresentano la religione islamica nel suo insieme. Quando queste pratiche violano la dignità e i diritti delle persone, soprattutto dei minori, devono essere contrastate con fermezza».


SUMMIT A ROMA
E mentre nel prossimo weekend i rappresentanti di alcune associazioni musulmane locali andranno a Roma in occasione del summit nazionale “Il costo dell’islamofobia in Italia. Chi lo paga, chi lo produce, come si smonta”, promosso dalla Comunità islamica della capitale, da Ca’ Farsetti si lascia intendere che “i tempi non sono ancora maturi” per una ripresa del dialogo né sul progetto della moschea (in questo caso con l’associazione di Prince Howlader), né su possibili aperture al culto per i centri su cui pendono diffide e ordinanze. Per Howlader l’appuntamento romano potrebbe essere l’occasione per avviare un confronto che conduca ad un accordo con lo Stato italiano, il che spianerebbe la strada alla possibilità di realizzare le moschee. Per Aliovski sarebbe importante ottenere un incontro con il sindaco Simone Venturini «perché - spiega - se non si potrà realizzare la moschea, almeno ci dicano dove poter pregare. Non credo che le provocazioni o gli atteggiamenti che creano tensioni aiutino la convivenza. Il recente Daspo nei confronti dello youtuber e influencer Carabella, dimostra quanto sia importante evitare comportamenti che possono creare tensioni nella società».