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Patrimoniale ai miliardari, la California si spacca. E Big Tech finanzia il no

October 24, 2026

L’unico favorevole è il numero uno di Nvidia: sarebbe un onore pagarla Zuckerberg per otto anni si impegna a restare nello Stato dell’oro

Un gruppo di giovani americani protesta, mostrando i cartelli “Tax the rich“, tassate il ricco

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Roma, 24 ottobre 2026 – Mark Zuckerberg, amministratore delegato di Meta, ha raggiunto un accordo con il board dell’azienda che lo vincola a rimanere in California per i prossimi otto anni, a meno di cataclismi o clamorosi imprevisti. Perché prima di questo accordo aveva ipotizzato di abbandonare lo Stato, minacciando anche di mettere in vendita la sua villa di Palo Alto (prezzo stimato: 110 milioni di dollari)? Per evitare di pagare la tassa sui miliardari su cui californiani voteranno il 3 novembre. Nell’Election Day americano, accanto al voto per il Congresso ci sono migliaia di iniziative referendarie statali e locali, e quella più discussa è la Prop 40 della California, che prevede l’applicazione una tantum di una tassa del 5 per cento sul patrimonio per tutti i cittadini che possiedono asset superiori a 1 miliardo di dollari. Se il “sì” ottiene la maggioranza, circa 260 miliardari della California saranno costretti a versare circa 100 miliardi di dollari, che andranno principalmente a finanziare il sistema sanitario.

Il 40 per cento dei contributi arriverebbe dai quattro californiani più ricchi: l’amministratore delegato di Nvidia, Jensen Huang, i cofondatori di Google, Sergey Brin e Larry Page, e lo stesso Zuckerberg. La decisione di Meta è arrivata in modo imprevisto e ha rinfocolato le speranze degli architetti della riforma – fra cui ci sono gli economisti Emmanuel Saez e Gabriel Zucman – perché segna il passaggio dalla pura conflittualità verso qualunque tassazione patrimoniale alla ricerca di un compromesso. I vertici di Meta hanno strutturato una riforma della governance, prevedendo l’emissione di azioni di una nuova classe che non dà diritti di voto, cosa che mette l’azienda nelle condizioni di pagare la tassa prevista senza che Zuckerberg debba cedere una parte del controllo dell’azienda.

Il signore di Meta, che secondo la stima di Forbes ha un patrimonio di circa 221 miliardi, si colloca così in una posizione intermedia nel dibattito fra miliardari californiani. Una piccola minoranza, capitanata da Jensen Huang, non si oppone alla Prop 40 – il capo di Nvidia ha definito un “onore” pagare i circa 8 miliardi che gli toccherebbero – ma un’agguerrita pattuglia sta facendo fuoco e fiamme per far fallire il referendum. Fra i più attivi ci sono Sergey Brin, il cofondatore di Palantir, Peter Thiel e l’ex capo di Google, Eric Schmidt. Uno degli argomenti più battuti dagli oppositori è che la patrimoniale spingerà i colossi che generano ricchezza e lavoro fuori dalla California, aggravando un trend di delocalizzazione già in atto.

Recentemente Brin si è registrato nelle liste elettorali in Nevada e Thiel ha aperto una sede nella repubblicana anti-patrimoniale Florida, tanto per dare un segnale che fanno sul serio. Ha preso attentamente nota il governatore della California, Gavin Newsom, democratico di rito mercatista terrorizzato dall’idea di perdere i gioielli più preziosi dello stato. Brin e gli altri hanno formato una coalizione informale che sta versando un fiume di soldi nella campagna per il no. Brin, il capofila, ha donato 102 milioni, Schimdt 42, Thiel 3. L’intera campagna per il “sì” ha un bilancio di 33 milioni, quasi interamente versati dai sindacati del settore sanitario. Il messaggio che i miliardari per il “no” cercano di far passare è che il referendum avrà l’effetto di innalzare le tasse per tutti i cittadini. Contemporaneamente, finanziano anche la campagna in favore della Prop 41 e 42, due quesiti referendari che sono stati concepiti e depositati appositamente per annullare gli effetti della Prop 40. Il passaggio di uno di questi referendum neutralizzerebbe di fatto anche un’eventuale vittoria del quesito sulla patrimoniale.

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