Milano, 29 agosto 2026 – Elly Schlein alla Festa dell’Unità di Milano non ci sarà, ma i vertici nazionali del Partito democratico sono pronti a un confronto con il segretario meneghino Alessandro Capelli e con quella lombarda Silvia Roggiani.
La segretaria nazionale dei democratici non sarà a Milano tra il 3 e il 13 settembre, le date della kermesse democratica all’Arci Corvetto, ma a inizio settembre è previsto l’arrivo del suo braccio destro, Igor Taruffi, responsabile Organizzazione del Pd. L’obiettivo? Definire una strategia che tenga insieme la coalizione di centrosinistra e fissare una roadmap che porti alla decisione delle decisioni: sì o no alle primarie per scegliere chi sarà il candidato o la candidata sindaco del centrosinistra alle elezioni comunali del 2027.
La strategia
La strategia del Pd potrebbe essere quella dell’attesa, perché, a quanto raccontano nel partito, Schlein, prima di prendere decisioni sulle Comunali milanesi, vorrebbe avere il quadro politico preciso sulle elezioni politiche, in primis con quale legge si andrà al voto e se Politiche e Comunali saranno in date diverse oppure la presidente del Consiglio Giorgia Meloni punterà sull’election day.
Decisioni che potrebbero non arrivare prima di ottobre. La Festa milanese, dunque, potrebbe essere una sfilata di aspiranti candidati sindaci ma senza nessuna decisione concreta su come sarà scelto il successore di Beppe Sala per la sfida di Palazzo Marino. All’Arci Corvetto i “papabili“ ci saranno tutti: il giornalista Mario Calabresi, il capogruppo del Pd in Regione Pierfrancesco Majorino, la vicesindaco Anna Scavuzzo, l’assessore al Municipio 1 Lorenzo Pacini, l’assessore al Bilancio Emmanuel Conte, l’esperto di politiche urbane Tommaso Goisis e la docente della Statale Carlotta Cossutta.
Il nodo Calabresi
Siamo partiti da Calabresi perché è sul suo nome che sembra ruotare la decisione finale del Pd sulle primarie oppure sulla scelta del candidato sindaco con indicazione dei vertici della coalizione. Non è un mistero che una parte del Pd milanese sia convinta che l’ex direttore di Repubblica e Stampa e fondatore di Chora Media sia il nome giusto per riconfermare il centrosinistra a Palazzo Marino per il quarto mandato consecutivo, dopo i cinque anni di Giuliano Pisapia e gli oltre dieci anni di Sala. Ma al Nazareno, nella sede nazionale dei dem, non tutti sembrano pensarla così.
Problemi di Campo largo
Un’indiscrezione che gira da alcuni giorni nel partito racconta che Calabresi avrebbe chiesto un incontro alla Schlein, ma quest’ultima avrebbe preso tempo. Niente faccia a faccia, almeno per ora. Altri boatos narrano che la segretaria non vedrebbe di buon occhio la candidatura del giornalista figlio del commissario Luigi Calabresi perché sul suo nome ci potrebbe essere la convergenza di Azione di Carlo Calenda, che ha già dichiarato più volte di essere pronto a sostenere Calabresi.
La conferma di Azione nella coalizione milanese, però, fisserebbe uno schema diverso da quello su cui Schlein sta puntando in vista delle Politiche: un Campo Largo formato da Pd, M5S e Avs, senza escludere i centristi di Italia Viva di Matteo Renzi, che però è visto come il fumo negli occhi dal leader pentastellato Giuseppe Conte.
Calenda, intanto, ha già detto che Azione nel Campo Largo non ci sarà. Il partito centrista nella coalizione milanese sarebbe un’anomalia che la segretaria dem pare non gradire. Dunque? Calabresi resta in campo, ma, alla fine, potrebbe non essere il candidato gradito dal Pd nazionale. In caso di primarie, certo, ogni risultato resterebbe aperto. Ma, alla fine, le primarie ci saranno o no? La domanda è più che lecita, assicurano i beninformati nel Pd.