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Pd, si muove il “correntone”. Il vertice a Montepulciano con i leader dell’alleanza

August 8, 2026

A volte ritornano, ma in formato allargato. È il caso della Montepulciano 2.0, la reunion organizzata tra le colline senesi dal correntone di partito targato Franceschini-Speranza-Orlando. Al suo esordio, un anno fa, era servita per allargare il perimetro della maggioranza dem a sostegno di Elly Schlein e favorire il confronto interno.

Quest'anno, spiega chi segue l'organizzazione, «fungerà come ulteriore tassello per la costruzione dell'alternativa». Che, per forza di cose, si comincerà a mettere nero su bianco a settembre, quando partirà il tavolo per la scrittura del programma di coalizione con le altre forze politiche.

Pd, si muove il “correntone”. Il vertice a Montepulciano con i leader dell’alleanza

Da qui l'idea: aprire le porte del consesso dem anche agli altri leader politici. «Gli inviti - raccontano - non sono ancora partiti», ma l'obiettivo è chiaro: «Dare un contributo alla discussione programmatica che ci sarà». E che, in base alla road map evocata in tv dal leader di Avs, Angelo Bonelli, dovrebbe concludersi a novembre. Il conclave allargato, che cade a pennello tra il 2 al 4 ottobre, potrebbe "sostituire" l'assemblea di partito, destinata, secondo quanto riferisce il Foglio.it, a slittare subito dopo lo svolgimento delle elezioni, con un ritocco allo statuto che, ad oggi, prescrive la sua convocazione sei mesi prima della scadenza del mandato del segretario (quello di Schlein terminerà il 12 marzo 2027). Da riprogrammare in avanti dovrebbe esserci pure l'iniziativa della corrente bonacciniana di Energia popolare, inizialmente fissata a Bari in concomitanza dell'evento di Montepulciano.

D'altronde, è nella riunione Pd che si svolgerà nella Valdichiana che i più intravedono uno «snodo» politico. Lo fu anche l'anno scorso, quando nella tensostruttura di Poggiofanti, avvolta dal gelo di fine novembre - per buona pace della metà dei partecipanti che finì poi influenzato - la segretaria dem fece un discorso da spogliatoio rivolto non solo al neo correntone formato da AreaDem di Dario Franceschini, Dems di Andrea Orlando e ex articolo 1 di Roberto Speranza: a tutto il corpaccione democratico Schlein chiese di lavorare insieme per «l'ultimo miglio». Ottenendo una sostanziale blindatura e bypassando il timore che l'assise fosse solo una cassa di risonanza per le aree interne. Quest'anno si replica, ma con un copione nuovo. Sono attesi interventi di giovani dirigenti del partito ma anche di amministratori del territorio di area (tra gli invitati ci sarà sempre Gaetano Manfredi). «C'è una voglia di discussione che ancora va incanalata appieno», spiegano dal Correntone, dove si rivendica di aver chiesto e promosso da subito un'accelerazione sul programma. La tre giorni dunque, sarà uno «sprone» per la leader democratica, ma anche per gli alleati del campo progressista che decideranno di partecipare.

Le regole del gioco

Al tavolo programmatico, da settembre, dovrà affiancarsene un altro, forse più tecnico e meno politico, dove discutere delle «regole del gioco» nel caso in cui si decida di ricorrere alle primarie. Il punto irrinunciabile, dalle parti del Nazareno, sembra essere il doppio turno, testato nel 2012, quando Pierluigi Bersani ebbe la meglio su Matteo Renzi. Si tratta, ragionano nel Pd, di evitare l'effetto «tutti contro Elly» di un potenziale turno unico. Eventualità assai concreta soprattutto se in campo, alla fine, decidesse di scendere anche la sindaca di Genova, Silvia Salis: «Non vincerebbe magari, ma le toglierebbe voti utili nel match con Conte», il ragionamento che va per la maggiore. Il nodo più controverso, però, è un altro e ha anche vedere con la modalità di voto online, cara ai pentastellati, da affiancare ai gazebo.

Tirarsi indietro su questo punto, sanno bene i dem, è impossibile. Ma questo non vuol dire che non ci sia spazio per delle mediazioni. Innanzitutto, su quale infrastruttura utilizzare: se il M5S svolge le sue usuali consultazioni interne tramite Skyvote (dopo l'addio da anni alla mitologica Rousseau), anche il Pd ha messo a punto una struttura per digitalizzare e tenere traccia dei numeri connessi al voto dei militanti. Una piattaforma da usare all'occorrenza di primarie di partito e che, riferiscono, andrebbe solo «testata». C'è pure chi pensa alla terza via: «Una piattaforma alternativa» connessa a un sistema di registrazione e autenticazione preventiva. Il tutto da raccordare a una terza questione: il pagamento di un obolo.

Il riferimento è ai due euro richiesti, in genere, ai gazebo Pd per coprire le spese vive per l'organizzazione dei seggi e la gestione della consultazione pubblica. Il tema non scalda i cuori dei pentastellati, ma per molti esponenti dem è fondamentale per porre un argine a possibili infiltrazioni esterne: «Con la piena gratuità sarebbe più facile dirottare voti». Ci sarà da convincere gli alleati, e soprattutto da capire come estendere il meccanismo di pagamento, ora in porto solo nei gazebo fisici, anche a livello digitale. Senza dimenticare l'eventuale spartizione dei proventi.

Eppure, continua ad esistere e farsi sentire una parte del Pd convinta che non si arriverà fin qui, perché le primarie, alla fine, non si terranno: «Ora dicono tutti di sì, ma solo dopo l'ok alla legge elettorale, ammesso che sopravviva alla Consulta, prenderemo una decisione definitiva», spiega in via informale un maggiorente di primo piano del partito. In attesa di un imprevisto, però, bisognerà organizzarsi.

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