Elephants

Penalisti: “La risposta repressiva ai cortei non è la strada giusta”

October 25, 2026

Secondo le Camere penali servono investimenti nella scuola, nella formazione professionale, nei servizi sociali, nella cura della salute mentale, nell'ampliamento ed il rafforzamento delle comunità educative, nel sostegno alle famiglie e nella giustizia riparativa. Non certo attraverso la creazione di nuove celle

ascolta articolo

Sceglici su:

"Non vi è dubbio che ci sia la volontà di innalzare il livello della risposta repressiva delle manifestazioni ma, francamente, non credo che sia la strada giusta da seguire sia sotto il profilo della risposta giudiziaria sia sotto quello della introduzione di nuove norme che entrano in tensione con principi costituzionali della determinatezza e della personalità della responsabilità penale". A dirlo all'Ansa Francesco Petrelli, presidente dell'Unione Camere Penali Italiane, in merito alle perquisizioni e ai fermi per i cortei di ieri, che hanno interessato anche minori. "La risposta ai fenomeni devianti deve essere proporzionata - evidenzia - e in questo caso vediamo che c'è piuttosto una risposta di tipo simbolica per mostrare la muscolarità della risposta da parte del governo" (SEGUI TUTTI GLI AGGIORNAMENTI SUL LIVEBLOG).

Il carcere non è la risposta: investire nella scuola, nei servizi sociali

Secondo i penalisti, inoltre, è "preoccupante la proposta di collocare i minori all'interno di strutture penitenziarie destinate agli adulti, sia pure in sezioni separate". Un'esperienza, ricorda l'Ucpi, "già conosciuta alla Dozza di Bologna, incompatibile con la cultura della giustizia minorile costruita in decenni di elaborazione giuridica attorno all'educazione, alla responsabilizzazione e al reinserimento sociale". Le Camere penali sottolineano quindi che la giustizia minorile "non nasce con finalità puramente punitive, nasce per rieducare e talvolta educare il minore affinchè un errore commesso nell'adolescenza non si tramuti in uno stigma per la vita". Dunque, aggiungono, "si può solo ribadire che la funzione rieducativa della pena del minore può realizzarsi in modo esaustivo soltanto attraverso investimenti nella scuola, nella formazione professionale, nei servizi sociali, nella cura della salute mentale, nell'ampliamento ed il rafforzamento delle comunità educative, nel sostegno alle famiglie e nella giustizia riparativa. Non certo attraverso la creazione di nuove celle.  Il tema - conclude il documento, sottoscritto dalla Giunta e dagli Osservatori carcere e giustizia minorile dell'Ucpi - non può essere dove collocare i minori ma cosa lo Stato deve fare per impedire fenomeni di devianza diffusa. Quando il carcere diventa la risposta privilegiata alle fragilità sociali, lo Stato rinuncia alla propria funzione educativa".

Approfondimento

Cortei nelle piazze, 5mila identificati e 371 fermi: 110 minori