Elephants

Per il rave chiamate questo numero

September 20, 2026

Per il rave chiamate questo numero

Foto: Aleksandr Popov via Unsplash

Era forse dalla loro apparizione mediatica degli anni ’90 che i rave non erano così chiacchierati. In Italia, lo abbiamo scoperto sulla nostra pelle quando il governo Meloni, appena insidiatosi, ha voluto mostrare il pugno duro con il celeberrimo e retrogrado Decreto Rave. Il tutto mentre attorno l’immaginario rave veniva depredato da brand, adv e generi con concettualmente ed esteticamente non avevano, hanno e avranno mai nulla che a spartire con l’universo dei free party. In un periodo in cui il concetto stesso di rave è sotto attacco, fa piacere che un lbro come Sulle rotte del rave di Pierfrancesco Pacoda ritorni in libreria in una nuova edizione arricchita (ad esempio da una prefazione di Vanni Santoni, che sui rave ha scritto lo splendido Muro di casse).

Per chi non conoscesse il suo nome, Pacoda è sempre stato un attento osservatore e divulgatore di immaginari controculturali. A lui infatti si deve gran parte delle pubblicazioni del primo rap italiano grazie alla sua etichetta, la bolognese Century Vox, che negli anni ’90 ha dato alle stampe ad alcuni dei dischi più importanti della storia del genere come Stop al panico della Isola Posse All Stars, SxM dei Sangue Misto e Rapadopa di Dj Gruff. Oltre a questo Pacoda è stato critico e saggista, firmando libri come Hip hop italiano, Potere alla parola, Riviera Club Culture.

Sulle rotte del rave ritorna a vent’anni dalla sua uscita grazie a Wudz. Noi ve ne proponiamo un estratto dal primo capitolo titolato Il techno nomadismo.

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«Chiamate questo numero».

Una voce al telefono spiega come percorrere le ultime miglia di un sentiero che si perde tra le montagne. Bisogna seguire le istruzioni alla perfezione. Qualcuno ha preso la strada sbagliata ed è stato avvistato sulla cima di un’altra montagna. Può sentire il suono dei sound system, ma la vegetazione è troppo fitta per orientarsi.

Ad ascoltare i sound system di Pendragon, Fungus, Growbag sono arrivati da ogni parte dell’Inghilterra. Viaggiatori hippy con cani e bambini al seguito, stipati dentro pullman rallegrati da colori fluorescenti e simboli misterici, ma soprattutto tranquilli studenti universitari, professionisti, lavoratori, facce che si incontrano in qualsiasi. pub all’ora dell’aperitivo. Sono qui per riscoprire, solo per un giorno, un senso della comunità, il piacere di condividere esperienze senza essere costretti al consumo industriale dell’intrattenimento. Gli spliff iniziano a girare, si stappano le prime bottiglie di vino. Nel parcheggio si notano persino una Porsche e una Jaguar. Goa non è poi così lontana. Specie quando si avvicina la mezzanotte e intorno alla pista da ballo siedono i percussionisti. Pura trance. Tamburi tribali che sottolineano la metronomia ritmica delle batterie elettroniche dei dj. Libertà totale? È così che dovrebbe essere un club. È così che dovrebbe essere una vera festa.
Lo spirito selvaggio delle celebrazioni celtiche. Nessuno bada ai corretti passi di danza, i giocolieri invadono festosamente la pista, i mangiafuoco si mescolano ai ballerini, per la gioia dei bambini che si divertono quanto i loro padri. Il tè indiano è la bevanda più richiesta. Ancora più delle birre.

L’abbigliamento, poi, è il più eccitante risultato del «surfismo dello stile». Stivaletti neri in pelle lucida Doc Martens e vestiti che sembrano usciti da un mercato di Bombay, jeans vintage e qualche capo di stilisti dell’ultra-avanguardia.
La festa continua nella notte. La musica è acida, durissima, «suonata» da dj che è impossibile ascoltare nei normali circuiti dance. Anche i dischi sono irriconoscibili. Tutte autoproduzioni concepite esclusivamente per questo mercato marginale, al di fuori della normale distribuzione di vinili per dj. Sono canzoni che salutano gli alieni, che inducono «stati modificati di coscienza», che rileggono, nel breve volgere di qualche minuto, oltre trent’anni di cultura psichedelica, di passione «acida», nata durante gli acid test dei Grateful Dead, West Coast, 1966 (gli eventi organizzati da Ken Kesey, l’autore di Qualcuno volò sul nido del cuculo), passata attraverso la brutale rivoluzione dell’acid house (Chicago-Ibiza-Londra, 1986) e arrivata qui, in una radura nascosta in un’immacolata pineta sulle montagne del Galles.
Un frammento di controcultura giunto miracolosamente illeso (e assolutamente vitale sino a noi) con tanto di lenti spogliarelli all’alba, LSD e invocazione allo «spirito tribale celtico», come suggeriscono gli inviti.
I magazzini abbandonati, le stazioni ferroviarie in disuso, i paradisi naturali. Pendragon riesce davvero a ricostruire, in ogni luogo, una sospensione atemporale.
«Con le feste del solstizio» spiega Mark «è come se entrassimo in contatto con i nostri antenati. Dentro queste zolle di terra ci sono le nostre radici più profonde. Stabiliamo un contatto con i rituali magici dei celti; puoi vederlo mentre la gente balla, muove le braccia al cielo, utilizza i funghi magici. È una ritualità pagana che è arrivata incontaminata sino ai giorni nostri».

Così la pista da ballo si scopre laboratorio antropologico. «Con la nostra musica la mente finalmente è libera da ogni pensiero, riesce a fluttuare nello spazio e si fonde con la natura. Libertà di esprimersi. È questa la nostra filosofia. Ed è possibile solo nei rave illegali. Non all’interno di una discoteca con buttafuori, ballerine e abbigliamento alla moda».

È già l’alba di una giornata che si preannuncia caldissima. La maggior parte dei ballerini ha raggiunto le tende, in attesa che torni l’oscurità e i dj ricomincino a invocare lo spirito battagliero di Re Artù. Una ragazza continua a ballare. Sulla gonna floreale d’ ordinanza indossa una T-shirt con una scritta che recita: You Will Never Understand. Non capirai mai. Quella dei trance party è sicuramente una delle realtà più emozionanti e nascoste del circuito dance internazionale. Provate a fare una passeggiata a Brixton e chiedete di King Pendragon.

Estratto da Sulle rotte del rave di Pierfrancesco Pacoda (Wudz, 2026)