Il destino del governo è nelle mani delle deputate di centrodestra. A ottobre il loro voto potrebbe essere cruciale per determinare la fine prematura del governo Meloni.
Scenari da fantascienza? Sì, ma solo fino ad un certo punto perché se è vero che al Senato la nuova legge elettorale dovrebbe sarà approvata senza troppi patemi nonostante i malumori delle senatrici, il passaggio alla Camera previsto per ottobre, si preannuncia ad altissima tensione, con il ritorno del voto segreto. Lo stesso voto segreto su cui inciampò la maggioranza nella prima votazione di luglio.
Non è un mistero per nessuno che la nuova legge elettorale così come è stata impostata con i capilista bloccati e le preferenze a partire dal secondo nome in lista non piace alle parlamentari di sesso femminile che temono che senza garanzie le quote rosa saranno penalizzate.
Lo scontento è bi-partisan e il timore è che le donne del centrodestra possano decidere di votare contro la legge nel “segreto” delle urne di Montecitorio.
Il voto segreto alla Camera è il vero rischio per la maggioranza
Nei corridoi la maggioranza ostenta sicurezza, poiché votare contro la nuova legge mandando nuovamente il governo sotto significherebbe decretare la fine anticipata della legislatura. Il governo starebbe infatti valutando anche l’ipotesi di mettere la fiducia al provvedimento alla Camera per scoraggiare eventuali tentazioni da parte dei franchi tiratori.
Chi avrà il coraggio di votare contro e mandare il governo a casa un anno prima? E soprattutto prima della maturazione del vitalizio? Si chiedono. Ma la sensazione è che la sicurezza sia solo ostentata. Certo si tratta di un’ipotesi molto remota, ma non tanto da essere esclusa a priori.
C’è poi un punto che nel dibattito delle ultime settimane sul voto anticipato è passato sottotraccia, ovvero: lo scioglimento delle Camere è una prerogativa del Presidente della Repubblica e non è in capo a Palazzo Chigi.
L’eventuale caduta del governo non porterebbe automaticamente alle elezioni anticipate, poiché il capo dello Stato potrebbe decidere di dare mandato esplorativo per una maggioranza alternativa capace di portare la legislatura alla scadenza naturale.
Perché le parlamentari temono per le quote rosa?
La nuova legge elettorale è contestata da diverse parlamentari perché il ritorno alle preferenze potrebbe rendere più difficile garantire una presenza equilibrata di donne e uomini in Parlamento.
Con l'attuale legge elettorale che prevede le liste bloccate, sono i partiti a decidere l'ordine dei candidati e quindi garantire il rispetto dell'alternanza e delle quote di genere. Con le preferenze, invec, sono gli elettori a scegliere i candidati e il rischio è che ad essere favoriti - soprattutto nel competizioni più drure - - siano i candidati maschi.
Il paradosso è quindi che le quote rosa garantiscano una certa presenza femminile nelle liste, ma non necessariamente un numero equivalente di donne effettivamente elette. Le donne potrebbero essere presenti nelle liste, ma collocate in posizioni con minori possibilità di ottenere un seggio.
Il timore delle parlamentari donne è che con lo Stabilcum si faccia un passo indietro rispetto alla rappresentanza femminile in Parlamento, ragione per la quale la nuova legge elettorare in corso di approvazione al Senato non piace a sinistra, ma neanche a destra.
La sfida delle “franche tiratrici” contro il Melonellum
Alle “franche tiratrici” del centrodestra si è appellata la presidente di Azione Elena Bonetti in un’intervista al quotidiano Repubblica.

Non possiamo accettare di essere calpestate e poi lamentarci. E' fondamentale che il voto bipartisan delle donne bocci il Melonellum quando verrà sottoposto al voto segreto della Camera.
Spiega l’ex ministra e deputata.

Non parlerei di 'franche tiratrici' ma di deputate che decidono legittimamente di rispondere alla propria coscienza anziché a un diktat di partito. Quest'estate si sono mosse in silenzio, con coraggio. Non è una battaglia ideologica. Contano i voti e conta fare la cosa giusta. Dobbiamo assumerci la responsabilità di difendere la Costituzione, che chiede di promuovere la partecipazione paritaria nelle istituzioni. Non per noi ma per le donne che verranno.
Alla Camera la maggioranza ha intenzione di porre la fiducia. Votare contro il Melonellum vorrebbe dire far cadere il governo:

Se il governo va sotto perché ha deciso di riproporre una norma contro le donne, se ne assume la responsabilità. Ma lo spauracchio del voto anticipato viene agitato dalla maggioranza dimenticando un punto fondamentale: non lo decide la premier quando si sciolgono le Camere.