Elephants

Perché l’ONU ha cambiato la mappe del mondo (e cosa c’entra l’Africa)

September 7, 2026

Se guardando una delle tante mappe in circolazione - da quelle che si studiano sui sussidiari delle scuole elementari avete sempre pensato «Quanto è grande la Russia» o «Quanto è grande la Groenlandia», sappiate che almeno in parte è un’illusione. Sono certamente grandi, ma in un normale planisfero la Groenlandia sembra avere un’estensione paragonabile a quella dell’Africa, mentre nella realtà il continente africano è quasi 14 volte più grande. A cambiare le proporzioni è il modo in cui abbiamo scelto di rappresentare su una superficie piana il nostro pianeta, che è sferico. E ora le Nazioni Unite invitano a cambiare prospettiva, indicando Equal Earth tra le proiezioni da utilizzare quando è importante rappresentare correttamente le dimensioni relative delle terre emerse.

La mappa del mondo secondo le dimensioni di httpsequalearth.com

La decisione è arrivata il 4 settembre, quando l’Assemblea generale dell’ONU ha approvato con 164 voti favorevoli, uno contrario (degli USA) e sei astensioni una risoluzione promossa dal Togo a nome del gruppo degli Stati africani. Non è stata però «abolita» la carta di Mercatore, né Equal Earth è diventata la nuova mappa ufficiale del mondo. La risoluzione incoraggia governi, scuole, organizzazioni internazionali e aziende tecnologiche a utilizzare, quando necessario, Equal Earth e altre proiezioni equal-area, cioè capaci di mantenere corrette le proporzioni delle superfici.

Perché Mercatore ci mostra un mondo diverso

Per capire la questione bisogna tornare al 1569, quando il cartografo fiammingo Gerardus Mercator mise a punto la sua celebre proiezione. L’obiettivo era soprattutto pratico: aiutare i navigatori a tracciare le rotte, facendo sì che le linee che indicavano una direzione costante potessero essere rappresentate come rette.

Il prezzo da pagare era la deformazione delle superfici. La Terra è una sfera e una sfera non può essere trasformata in un rettangolo senza alterare qualcosa: nella Mercatore, la distorsione aumenta progressivamente allontanandosi dall’Equatore. Per questo le regioni settentrionali appaiono molto più grandi di quanto siano nella realtà. Groenlandia, Canada e Russia sembrano così giganteschi rispetto all’Africa e al Sud America.

Questo non significa però che Mercatore «rimpicciolisca» semplicemente l’Africa. Dal punto di vista geografico, infatti, la deformazione delle terre vicine all’Equatore è molto meno accentuata di quella delle regioni settentrionali. «Nella proiezione di Mercatore le dimensioni e la forma del continente africano sono le più corrette», ci spiega Claudio Cerreti, geografo e presidente della Società Geografica Italiana a Roma. «L’Africa è rappresentata bene, fedelmente, mentre invece, per esempio, il Nord America o l’Europa settentrionale assolutamente no».

Perch la scelta della nuova mappa del mondo votata all'Onu non è solo una questione geografica

Prima di Equal Earth c’era Peters

L’idea di cambiare il modo di rappresentare il mondo, peraltro, non nasce oggi. Negli anni Settanta anche le Nazioni Unite avevano scelto una proiezione alternativa alla Mercatore: la proiezione di Peters, dal nome del cartografo tedesco Arno Peters, adottata nella comunicazione dell’organizzazione nel periodo del rapporto Brandt sul divario tra Nord e Sud del mondo.

Anche Peters appartiene alla famiglia delle proiezioni equivalenti: mantiene cioè corretto il rapporto tra le superfici, dando visivamente maggiore spazio ai Paesi del Sud del mondo. Il problema è che lo fa deformandone pesantemente le forme. Una scelta quindi politicamente significativa, ma molto discussa dal punto di vista cartografico. «La Peters fu criticata giustamente dai tecnici fin dall’inizio», spiega Cerreti. «Politicamente era significativa perché si voleva dare più spazio ai Paesi del Sud».

Oggi la proposta è diversa. Equal Earth, sviluppata nel 2018, è anch’essa una proiezione equivalente, ma è stata elaborata matematicamente per conservare le proporzioni delle superfici riducendo al tempo stesso le deformazioni delle forme. Non è dunque «la mappa vera»: nessuna proiezione può esserlo. Ogni mappa «è un’immagine, una rappresentazione, non è la realtà», sottolinea Cerreti.

Una mappa può cambiare il nostro sguardo?

È qui però che la questione cartografica diventa anche culturale e politica. Il Togo, che ha guidato la campagna di richiesta all'ONU, appoggiata dal gruppo africano, sostiene che le mappe non siano semplici strumenti tecnici, ma contribuiscano a costruire il nostro modo di immaginare il pianeta. Presentando la risoluzione, il ministro degli Esteri Robert Dussey ha detto: «Una mappa giusta non cambia la geografia del mondo. Cambia il modo in cui vediamo il mondo».

La questione si intreccia con la storia stessa della cartografia moderna. Il modo in cui oggi rappresentiamo il mondo si è sviluppato in Europa tra Quattro e Cinquecento e la sua successiva diffusione globale è legata anche alla storia dell’espansione coloniale e dell’imperialismo europeo. Da qui nasce la critica, avanzata da alcuni studiosi e attivisti, secondo cui la persistenza di determinate rappresentazioni possa aver contribuito a consolidare una visione del pianeta centrata sul Nord globale.

Ma una superficie maggiore sulla carta non significa maggiore importanza. «Non è che i Paesi, se sono più grandi o se appaiono più grandi, sono più importanti», osserva Cerreti. E aggiunge: «Il problema è nella distribuzione della ricchezza, nella distribuzione delle risorse. Chi utilizza le risorse dei Paesi del Sud, queste cose in una carta grande, piccola, deformata o meno non si vedono».

E adesso, cosa cambierà?

La risoluzione dell’ONU non è giuridicamente vincolante e non vieta l’uso della carta di Mercatore, che continua a essere adatta alla navigazione.

Curioso, dal punto di vista geopolitico, il fatto che gli Stati Uniti siano stati l’unico Paese a votare contro l’iniziativa, definendola parte di un più ampio progetto ideologico; la Francia, al contrario, ha annunciato l’intenzione di abbandonare la Mercatore nelle proprie mappe del mondo.

Alla fine, dunque, non c’è una mappa che sostituirà tutte le altre. La risoluzione non cambia i confini del pianeta e soprattutto non modifica la sovranità sui territori (e non è giuridicamente vincolante). E l'utilità della Mercatore per la navigazione resta intatta.

Quello che può cambiare è invece la nostra consapevolezza: sapere e imparare a riconoscere le deformazioni necessarie nelle mappe significa iniziare ad avere uno sguardo più consapevole sul pianeta. E insegnare ai bambini nelle nostre scuole perché una certa rappresentazione è stata scelta, e cosa comporta, è un primo passo per imparare a leggere non tanto le mappe, ma il mondo che rappresentano.

Mappa del mondo Boreale. Fonte Equal Earth