«La rete dei servizi di salute mentale di Perugia non deve essere indebolita, ma rafforzata». Così la sindaca di Perugia Vittoria Ferdinandi a proposito del dibattito sul futuro dei tre Centri di salute mentale presenti a Perugia.
FdI La presa di posizione arriva dopo l’intervento del consigliere regionale di Fratelli d’Italia Matteo Giambartolomei e della consigliera comunale Elena Fruganti, che hanno criticato il Piano di azione regionale per la salute mentale recentemente preadottato e presentato dalla Regione. Secondo i due esponenti del partito, il piano porta a un ridimensionamento della rete perugina dei Centri di salute mentale, con il passaggio da tre sedi a due e con un conseguente allontanamento dei servizi dai cittadini. «Si allontanano i servizi dai cittadini – scrivono i due e si cancella il principio della prossimità».
Il trasferimento Nel mirino dei due esponenti di FdI c’è in particolare l’ipotesi di trasferire le attività oggi presenti nei tre Centri di salute mentale di via XIV Settembre, via Giuseppe Lunghi a Ponte San Giovanni e via Simpatica al Bellocchio in due strutture: la futura Casa della comunità di Monteluce e Villa Massari, all’interno del complesso dell’ex ospedale psichiatrico del Parco Santa Margherita. Per Giambartolomei e Fruganti si tratterebbe di una scelta che rischia di indebolire la presenza dei servizi nei quartieri e di ridurre la capacità di intervento vicino ai luoghi di vita delle persone.
Improvvisa attenzione Ferdinandi ha replicato sostenendo che il confronto sulla riorganizzazione della salute mentale deve concentrarsi sul rafforzamento della rete dei servizi e non sulle contrapposizioni politiche. «Confesso di accogliere con favore – dice – l’improvvisa attenzione che alcuni esponenti del centrodestra dedicano oggi alla salute mentale. È sempre una buona notizia quando questo tema diventa una priorità condivisa. Colpisce, però, che questa sensibilità emerga soltanto adesso. Per anni, mentre governavano Regione e Comune, la salute mentale non è mai stata una priorità politica».
Il percorso La sindaca ha ricordato che il Comune sta seguendo il percorso di definizione del Piano regionale attraverso il confronto con Regione, aziende sanitarie, professionisti, associazioni, famiglie e Terzo settore. «Il lavoro di una sindaca – scrive la prima cittadina – non si misura dal numero dei comunicati stampa o delle polemiche. Si misura nella capacità di costruire soluzioni, spesso lontano dai riflettori, attraverso un confronto serio con tutte le istituzioni e con chi ogni giorno opera nei servizi». Ferdinandi ha spiegato che la posizione dell’amministrazione comunale è quella di mantenere e potenziare la presenza territoriale della salute mentale, assicurando che nessun Centro di salute mentale di Perugia venga chiuso. «La rete dei servizi di salute mentale di Perugia – ribadisce la sindaca – non deve essere indebolita, ma rafforzata». «Sono convinta – assicura – che questo impianto verrà accolto nel nuovo Piano regionale anche grazie al lavoro che, con determinazione e lontano dalle polemiche, stiamo portando avanti in queste settimane».
Legame profondo Secondo Ferdinandi, il tema non riguarda soltanto il numero delle sedi, ma la capacità complessiva del sistema di garantire continuità nelle cure e collegamento tra i diversi servizi. In questa prospettiva, i Centri di salute mentale dovrebbero essere integrati con le Case della comunità, le cure primarie, i servizi sociali, i consultori, le scuole, l’università, il Terzo settore e le associazioni. La sindaca ha richiamato anche il legame tra Perugia e la storia della salute mentale italiana, ricordando il ruolo avuto dalla città nei processi di superamento del modello manicomiale. «Perugia – scrive – è stata protagonista della rivoluzione democratica nella psichiatria italiana», sottolineando poi che la difesa dei servizi territoriali rappresenta per lei un elemento centrale dell’identità della città.
La Usl Sul confronto è intervenuta nelle scorse ore anche la Usl Umbria 1, precisando che il Piano si trova ancora in una fase aperta e non rappresenta una decisione definitiva. L’azienda sanitaria ha spiegato che il percorso nasce da un confronto con operatori e professionisti e punta a riorganizzare i servizi per renderli più coordinati e adeguati ai bisogni delle persone. Secondo la Usl, la discussione non dovrebbe concentrarsi soltanto sul numero delle sedi, ma sulla qualità dell’assistenza, sulla continuità della presa in carico e sull’integrazione tra i diversi servizi. «La preadozione del Piano rappresenta esattamente questa fase di lavoro: non una decisione definitiva, ma uno strumento aperto al confronto», ha precisato l’azienda. La Usl ha aggiunto che le ipotesi organizzative, compresa quella relativa ai Centri di salute mentale dell’area perugina, potranno essere modificate sulla base dei contributi raccolti durante il percorso partecipativo. L’obiettivo del piano, secondo l’azienda sanitaria, è arrivare a un sistema di salute mentale più integrato e vicino ai cittadini.
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