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Piazza Sant’Anna a Caserta, scatta la mobilitazione: «Ora un patto civico»

September 25, 2026

La comunità di piazza Sant’Anna si prepara a scendere in strada, domani alle 10,30, per rivendicare maggiore attenzione al quartiere e più sicurezza. “Basta degrado, inciviltà e sopportazione”, questo il tema della manifestazione che si snoderà lungo le strade del centro cittadino fino a raggiungere la Prefettura.

«Quella di domani sarà una passeggiata pacifica e civile - fa sapere Antonio Di Majo, residente della zona e ideatore della manifestazione - per sensibilizzare le istituzioni sul degrado che imperversa nella piazza, che negli ultimi mesi è stata protagonista di episodi molto gravi. A partire proprio dall’aggressione che ha portato alla morte del clochard Guido Roviello, da parte di un senzatetto rumeno. Abbiamo appreso dalla stampa di una riunione del comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza di qualche giorno fa che ha deciso di coinvolgere l’esercito per fronteggiare la mala movida, siamo favorevoli a questa iniziativa e speriamo che coinvolga anche piazza Sant’Anna, dove c'è una emergenza sicurezza. Da tempo infatti chiediamo la presenza di un presidio fisso in virtù del fatto che qui, attualmente, nulla è cambiato rispetto ai mesi precedenti».

Una causa perorata anche dall’Opera Sant’Anna che proprio accanto al santuario gestisce una mensa per i meno abbienti e che da oltre un anno e mezzo denuncia i pericoli legati allo stato di abbandono dell’area.

Le testimonianze

Dopo alcune aggressioni subite dai volontari, l’Osa è stata costretta infatti ad assumere a proprie spese un vigilante privato armato per garantire la sicurezza di tutti, degli operatori ma anche degli stessi commensali: «È dal 2025 - commenta Francesco Marzano dell’Osa - che attendiamo risposte dalla Prefettura in merito ad una nostra richiesta di inserire la mensa nel progetto “Strade sicure” così come avvenuto per la mensa del Carmine a Napoli. Ok all’incremento dei controlli e a nuove telecamere, come annunciato dalle istituzioni, purché venga attenzionata anche piazza Sant’Anna dove la situazione si fa sempre più preoccupante».

Residenti e commercianti continuano infatti ad assistere impotenti, quasi quotidianamente, a bivacchi, liti, risse, aggressioni (anche verbali), furti e uso inappropriato dell’area, divenuta ricovero per clochard (la cui presenza tuttavia si è sensibilmente ridotta dopo la morte di Guido) e giovani stranieri che vivono alla giornata ma anche luogo di spaccio e violenza.

Giuseppe Marinaccio, titolare di un’attività in via De Martino, è uno dei commercianti della zona che ha subito un’aggressione mentre era al lavoro: «Dopo tutto quello che è accaduto questa estate - racconta - e dopo le nostre denunce, ci saremmo aspettati una maggiore presenza di pattuglie in strada e invece nulla è cambiato. La piazza continua ad essere occupata da bande di nordafricani, spesso violenti, che di fatto impediscono alle famiglie di vivere questo spazio. Tutto ciò è mortificante. Non penso che una manifestazione possa risolvere il problema, forse ci vorrebbero più esposti da parte di ciascun cittadino per tenere l’attenzione sempre alta su questa zona».

Scettico sul futuro della piazza anche Alfredo Centore dell’associazione “Consumerismo” che stigmatizza l’assenza di risposte da parte delle autorità: «Abbiamo scritto più volte alle istituzioni - commenta - ma non abbiamo ottenuto nessuna risposta. E questo silenzio è più avvilente di qualsiasi cosa perché alimenta la sfiducia dei cittadini».

Al corteo di domani saranno presenti per un saluto ai partecipanti anche don Andrea Campanile, rettore del Santuario, e don Antonello Giannotti della chiesa di Nostra Signora di Lourdes.

Il parroco

«Sarà una occasione - ha detto don Giannotti - per prendere consapevolezza del fatto che dobbiamo essere noi i protagonisti del riscatto sociale di questa città. Occorre stringere un patto civico permanente tra istituzioni, chiesa, università, scuola, associazioni, comitati, ordini professionali e cittadini. Tutti insieme pronti ad assumerci la responsabilità del bene comune, partendo dagli ultimi e dalla necessità di creare un luogo che non sia solo un rifugio ma che funga da casa comune».