Elephants

Pil, falsi allarmi e realtà: il Paese delle revisioni

August 5, 2026

Nel caso del PIL dell'Italia, se alla parola previsioni si toglie la P, si fa sicuramente un bell'affare. Infatti, dalla parola previsioni si passerebbe alla parola revisioni, intendendo con ciò le continue modifiche delle precedenti stime, che nel nostro Paese sono quasi sempre al rialzo, ottime ed abbondanti, come il celebre rancio di Alberto Sordi nel film "La Grande Guerra" di Mario Monicelli.

Ci sono, innanzitutto, le revisioni ufficiali del PIL dell'Istat, che nel recente passato sono state indubbiamente ottime ed abbondanti. Ad esempio, il nostro PIL del 2021 a prezzi correnti fu inizialmente stimato a 1.775,4 miliardi di euro nell'aprile 2022. Subì una prima significativa revisione al rialzo nel settembre 2023 quando fu portato a 1.822,3 miliardi, per poi assestarsi su un dato definitivo ancora più alto, pari a 1.842,5 miliardi, nel settembre 2024, con un incremento tra la prima e l'ultima stima di 67,1 miliardi.

Allo stesso modo il PIL del 2022 partì con una stima iniziale a valori correnti di 1.909,2 miliardi nel marzo 2023 per diventare definitivo, pari a 1.998,1 miliardi, solo nel marzo 2025, con un incremento di ben 89,9 miliardi. Stessa cosa per il PIL del 2023, partito da 2.085,4 miliardi, per stabilizzarsi poi a 2.142,7 miliardi nel marzo 2026.

Non sempre le revisioni operate dall'Istat sono al rialzo; talvolta, seppure più raramente, sono anche di segno opposto. Una delle revisioni più forti al ribasso, tra quelle recenti, riguarda il potere d'acquisto delle famiglie consumatrici italiane del terzo trimestre 2025, stimato inizialmente in crescita congiunturale dell'1,8% rispetto al trimestre precedente nel gennaio 2026 e poi rivisto decisamente al ribasso a +0,4% nell'aprile successivo.

Le istituzioni internazionali

Passando alle istituzioni internazionali, come l'Ocse, il Fmi e la Commissione europea, osserviamo invece, con particolare riguardo al Pil del 2026, una certa loro "lentezza" nell'adeguare le loro previsioni all'andamento dell'economia reale già emerso chiaramente dopo il primo trimestre dell'anno.

Le loro stime, infatti, restano tuttora inchiodate a un modesto +0,5%, nonostante che la crescita acquisita dall'Italia per il 2026 dopo soli tre mesi era già stata stimata dall'Istat pari a +0,5% il 30 aprile e poi alzata successivamente a +0,63%.

Un numero, quest'ultimo, che, quando è stato reso noto dall'Istat il 26 maggio scorso, ha di fatto spazzato via in un sol colpo, facendoli apparire perfino "ridicoli", i titoli e i commenti apocalittici, tipo "Italia maglia nera" d'Europa, apparsi sui nostri media il 22 maggio precedente, all'indomani della diffusione delle stime della Commissione europea.

Niente più "maglia nera"

Dopo la pubblicazione della stima preliminare del PIL del secondo trimestre da parte dell'Istat, pochi giorni fa, stima che ha portato la nostra crescita già acquisita per l'anno in corso addirittura a +0,81%, nessuno ora più parla di un'Italia "maglia nera".

E, dopo la revisione delle sue stime per il 2026 già operate da Prometeia e la previsione di Confcommercio di un Pil italiano che potrebbe arrivare anche a +1%, ieri è stata la volta dell'Ufficio Parlamentare di Bilancio (Upb) a modificare le sue precedenti valutazioni, alzando la sua previsione di ben quattro decimali, da +0,5% a +0,9%.

Spiega l'Upb che, «rispetto alle previsioni formulate in aprile, in occasione dell'esercizio di validazione del Documento di finanza pubblica, la crescita è stata rivista al rialzo di quattro decimi di punto percentuale quest'anno, incorporando i più favorevoli dati congiunturali».

I falsi allarmi

In Italia, il Paese delle eterne revisioni delle statistiche e delle stime, le sorprese non sono mai finite, specie quelle positive, che smentiscono regolarmente i falsi allarmi lanciati prematuramente e rendono insopportabili le banali ricette che ci vengono propinate dai molti esperti per uscire da crisi immaginarie.

La prossima sorpresa potrebbe riguardare il nostro Pil pro capite che, comparativamente a quello degli altri maggiori Paesi avanzati, starebbe continuando a crescere a un ottimo ritmo. Aspettate soltanto qualche giorno e vedrete.

© RIPRODUZIONE RISERVATA