Sono passati in auto proprio mentre tre uomini scaricavano rifiuti da un autocarro in via Ceraso, a Poggiomarino, località Longola. Invece di voltarsi dall'altra parte, una donna di 36 anni e il figlio di dodici si sono fermati: lei ha chiesto di smettere subito, lui ha acceso la videocamera dello smartphone. Si sono trovati sommersi da insulti e minacce, poi un bastone ha colpito entrambi e infine il telefono del piccolo è stato portato via.
I carabinieri della stazione di Poggiomarino hanno ricostruito i fatti grazie alle informazioni raccolte e alle immagini di videosorveglianza recuperate lungo il tragitto del camion. Hanno identificato e denunciato un trentaseienne del posto e due uomini, padre e figlio, di San Giuseppe Vesuviano, che dovranno rispondere di abbandono di rifiuti e di aggressione.
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Gli sversamenti
Via Ceraso, al confine tra Striano e Poggiomarino, è una zona di sversamenti continui. I due Comuni vi effettuano spesso controlli, ma la vigilanza, per quanto assidua, non può presidiare ogni ora del giorno e della notte, e dopo ogni rimozione il problema si ripresenta.
A poche centinaia di metri in linea d'aria sorge il villaggio archeofluviale di Longola, un abitato dell'età del bronzo costruito, in un'area paludosa, su isolotti artificiali separati da canali navigabili, con palafitte e piroghe, dove si lavoravano ambra, bronzo e pasta vitrea. Venne scoperto per caso nel novembre del 2000, durante lo scavo di una vasca per il depuratore del Sarno, il fiume indicato per decenni come il più inquinato d'Europa: tra i cumuli di scarto affiorarono resti ceramici e faunistici e tre piroghe lunghe circa sette metri. Per sottrarlo all'interramento nacque, come comitato spontaneo nel 2000, il gruppo archeologico Terramare 3000, e dai lavori è derivato il Parco Archeologico Naturalistico, oggi gestito dal Parco archeologico di Pompei, il cui direttore, Gabriel Zuchtriegel, ne è responsabile.
Il sito, definito la «Venezia dell'età del Bronzo», fu frequentato dal secondo millennio al VI secolo avanti Cristo, per oltre un millennio. Nel parco il villaggio è stato ricostruito accanto al fiume, con le sue capanne protostoriche, e ospita visite guidate, iniziative culturali e le scolaresche del circondario. Resta tuttavia poco noto ai turisti, e di Longola si è parlato soprattutto per gli incendi: due dolosi a giugno, che hanno distrutto l'infopoint, i laboratori didattici, le aree di accoglienza e i giochi dei bambini, e un terzo il primo ottobre, su un terreno privato nei pressi del sito, senza raggiungere il villaggio. Appena pochi giorni fa il prefetto Michele di Bari ha ribadito che l'attenzione sulla tutela del patrimonio resta altissima.
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Gli interventi
La commissione straordinaria guidata da Gabriella D'Orso ha scelto, d'intesa con la Regione, di non fermare le attività nel parco, e al fianco di Terramare si sono schierate cinquanta associazioni, che chiedono anche un rilancio promozionale del sito. Zuchtriegel ha assicurato che non ci si fermerà. E lo scorso agosto è arrivato a Longola anche il ministro della Cultura Alessandro Giuli, che ha visitato il parco archeologico e ha auspicato la rinascita del parco dopo la barbarie. Il progetto di valorizzazione può contare su un finanziamento di tre milioni di euro a valere sul Fondo sviluppo e coesione, e il prefetto vi riconosce un valore strategico per lo sviluppo dell'area. Attorno, però, restano ancora i problemi delle periferie: rifiuti scaricati lungo le strade di campagna e abusi edilizi nell'area limitrofa al parco archeologico, contro i quali la commissione ha avviato un capillare piano di contrasto.