Sono le undici del mattino quando alla caserma dei carabinieri di via Poli a Portici arriva una segnalazione da una abitazione a poche centinaia di metri di distanza. L’allarme riguarda un forte tanfo proveniente da un appartamento al secondo piano del Parco Divina Provvidenza, alle spalle di viale Giotto. Rapidamente una pattuglia si dirige sul posto per un controllo. I militari provano a bussare alla porta, ma nel frattempo arriva la prima conferma: quell’odore forte e intenso anticipa il dramma.
Quando i carabinieri riescono ad aprire la porta, lo scenario è agghiacciante: due i corpi senza vita, in avanzato stato di decomposizione. Sono quelli di Maria Francese, 82 anni, di Portici, insegnante di religione in pensione, e di Luca Taddeo, 44 anni, suo nipote, residente a Vallo della Lucania. In pochi istanti si raduna una folla di curiosi tra i residenti e partono le indagini su una vicenda che presenta ancora molti punti interrogativi. Secondo i carabinieri, che hanno parzialmente ricostruito la dinamica in attesa dell’autopsia sulle salme, al momento si indaga su quello che potrebbe essere un «mix» tra il dramma della solitudine e il caldo intenso.
LE IPOTESI
La pista più accreditata è quella di un malore che avrebbe stroncato Luca Taddeo, da alcuni giorni a Portici a casa della zia, con il successivo decesso della donna che, rimasta sola e affetta da gravi patologie, sarebbe morta di stenti. Un’ipotesi che prende forma anche in considerazione del fatto che non sono stati rinvenuti segni di colluttazioni o effrazioni.
Ma i punti interrogativi in questa storia sono ancora tanti. Nell’appartamento i carabinieri avrebbero trovato porte e finestre completamente serrate e nessun impianto di aria condizionata, in un periodo destinato a passare alla storia per il caldo torrido che da settimane non lascia scampo. Una serie di elementi ora al vaglio dei pm della Procura di Napoli, chiamati a fare piena luce su una vicenda che ha profondamente scosso i cittadini.
LE VITTIME
Per comprendere appieno lo scenario bisogna capire chi erano Maria Francese e Luca Taddeo. Rispettivamente zia e nipote, la prima residente da sola a Portici, il secondo a Vallo della Lucania. Lei ex docente di religione in pensione, non sposata e senza figli; lui disoccupato, celibe, con un percorso di studi in Giurisprudenza lasciato a metà. Da anni l’uomo si recava per lunghe visite a casa dell’anziana zia, rimanendo a Portici anche per diverse settimane. L’uomo – secondo i vicini di casa della donna – era una presenza abituale nel Parco Divina Provvidenza, ma viene descritto come una persona estremamente chiusa e poco socievole. I rapporti con gli altri condomini sarebbero stati pressoché inesistenti, se non per sporadici scambi di saluti. Lo stesso vale per l’ex insegnante di religione, descritta come una donna estremamente riservata e schiva. L’unico rapporto che avrebbe coltivato sarebbe stato quello con la vicina di pianerottolo che, da diversi giorni, si trova fuori per le vacanze. Un dettaglio che, secondo gli investigatori e gli altri condomini, potrebbe spiegare perché la segnalazione sia arrivata soltanto dopo molti giorni, forse addirittura una decina, dal decesso delle due vittime.
La tragedia riaccende i riflettori sul dramma della solitudine. Taddeo e Francese, infatti, sarebbero morti diversi giorni fa in una casa completamente «chiusa verso il mondo»: nessuno li avrebbe cercati né si sarebbe interrogato sul loro stato di salute. Solo il tanfo, l’odore della morte, ha messo in allarme i condomini e sollevato il sipario su questa drammatica vicenda.
A fare piena luce saranno gli esami dell’autopsia. Mentre gli investigatori cercano anche di ricostruire il tipo di rapporto tra zia e nipote, tra i punti interrogativi c’è anche quello legato alla presenza dell’uomo a Portici. Una presenza che sarebbe documentata dalla polizia municipale a partire dal 2016, quando – forse a seguito di alcune contravvenzioni – sarebbe stata accertata la presenza di Taddeo in città.