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Pozzuoli, parla il 19enne reo confesso dopo l'aggressione a Mario Spedaliere: «Così ho sferrato un colpo con una mazza ferrata»

October 27, 2026

Dice di aver reagito a una provocazione, a una sfida armata. Sostiene di essersi trovato in una sorta di vicolo cieco, al punto tale da avere una sola chance: “Un tifoso del Portici mi puntava un coltello all’altezza del viso, quando mi sono ricordato che c’era una mazza nascosta. Proprio così una mazza nascosta che stava là con una punta. Me la sono ricordata e gliel’ho data in testa”. 


Versione da prendere con le molle quella raccontata da Emanuele Alfano, classe 2007, residente a Pozzuoli. È uno degli otto indagati per il ferimento di un tifoso del Portici, il 34enne Mario Spedaliere. È indagato di rissa e di lesioni gravissime, anche se in queste ore la Procura potrebbe ipotizzare il reato di tentato omicidio.

Offre ai carabinieri una versione che fa leva su una doppia esigenza: ammettere il reato più grave, quello di aver ridotto in fin di vita un giovane uomo giunto a Pozzuoli solo per assistere a una partita di calcio; ma sminuire la portata della propria condotta. Ammettere e ridurre il fatto di cui è stato protagonista a una sorta di eccesso di legittima difesa. Ma leggiamo cosa ha spiegato ai carabinieri della compagnia di Pozzuoli, subito dopo aver declinato le proprie generalità: “Durante la partita la tifoseria avversaria ci prendeva in giro, perché urlava dagli spalti riservati agli ospiti che ci avrebbero aspettato all’esterno, (“vi aspettiamo fuori”), dicevano fino alla conclusione della partita”.

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Poi che cosa è successo? “Una volta all’esterno dello stadio ci siamo ritrovati nella zona cosiddetta della Fiat. Io mi sono fermato di fronte a un tifoso del Portici, che mi ha puntato un coltello al viso. Mi sono ricordato che in quella zona c’era una mazza con la punta ferrata, me la sono ricordata e gliel’ho data in testa. Poi l’ho lasciata lì, dove c’è la scuola Pitagora”. Poche ore dopo sarà lo stesso Alfano ad accompagnare i carabinieri e a far rinvenire l’arma del delitto. Una vicenda che va comunque inquadrata a partire da una premessa: non c’è alcun riscontro a proposito del fatto che Spedaliere avesse un coltello, nessuna prova di un possesso di arma da parte del giovane uomo che in questo momento si trova in ospedale per una grave ferita al cranio. Resta la storia di un doppio momento di scontro, di un’azione condotta in due momenti e finalizzata a dare la caccia ai tifosi avversari. Inchiesta condotta dal pm Claudio Siracusa, spetta ai pm coordinare le indagini di carabinieri e polizia e di inquadrare le accuse a carico degli otto aggressori finiti questa mattina agli arresti .