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Primarie subito o la sinistra ha già perso: il pressing di Conte su Schlein e i pontieri in cortile

October 6, 2026

Un incontro c'è stato, e stavolta nessuno dei due protagonisti ha voglia di negarlo del tutto. Prima della Direzione Pd della scorsa settimana, l'ex premier del Movimento e la segretaria dem si sono visti a quattr'occhi per un ultimo giro di ricognizione: valutare se qualcuno dei leader del campo progressista, lui compreso, fosse disposto a farsi da parte per lasciare spazio a una terza figura. Un nome? Mai pronunciato ad alta voce, ma tutti a Roma sanno a chi si riferisse. La risposta, raccontano i presenti, è arrivata secca: nessuna disponibilità.

Il faccia a faccia e il "no" già scritto da marzo

In realtà la porta era già chiusa da tempo. La segretaria aveva messo le cose in chiaro mesi fa, in un incontro con la stampa estera all'indomani del referendum: niente federatori, niente soluzioni calate dall'alto. Il nuovo abboccamento serviva solo a chiudere formalmente la partita, più per scrupolo che per reale speranza di cambiare verso. Resa la linea definitiva, la strada torna obbligata: primarie ai gazebo, punto.

Lo sprint di Conte: "Non possiamo arrivare a ridosso del voto"

Ma se la via è quella, i tempi restano tutti da scrivere, e qui si apre la vera guerra di nervi. L'ex premier vuole correre: ritiene probabile un voto a maggio e non intende lasciare che la coalizione resti impantanata nella scelta del candidato premier fino a febbraio. "Dobbiamo affrettarci", ripete in ogni intervista, con un ragionamento tanto semplice quanto tagliente: se le primarie si consumano a tempo pieno fino a febbraio, la vera campagna elettorale durerà due mesi scarsi, e a quel punto la partita sarebbe già persa in partenza.

Fiducia alla Camera, pontieri in cortile

Mentre a Montecitorio si vota la fiducia sulla legge elettorale incassata dal governo senza patemi, il vero spettacolo si consuma nei capannelli del Transatlantico, gremito come raramente si vede.

Dal Nazareno rispondono con la calma (apparente) di chi prende tempo

Sul fronte dem la parola d'ordine resta un'altra: nessuna fretta. Prima l'assemblea del partito il 18 ottobre, poi la presentazione del programma di Avs, poi finalmente il tavolo di coalizione. Un calendario che somiglia più a un modo elegante per rallentare che a una vera road map. E anche a voler accelerare, restano nodi tutt'altro che banali: chi si siederà al tavolo a rappresentare l'area centrista, e chi vi partecipa avrà accesso diretto anche ai gazebo delle primarie? Serve una lista unica capace di superare la soglia di sbarramento, o meglio lasciare i centristi liberi di correre ciascuno per sé, misurando i rapporti di forza direttamente al voto?

Il weekend, prova generale di convivenza

Le risposte, se arriveranno, non saranno semplici: tocca a segretaria, leader M5S e ai due esponenti di Avs scrivere insieme le regole d'ingaggio di un'alleanza che fatica a trovare una sintassi comune. La prova generale è fissata per sabato, sul palco del Teatro Palladium per la festa del Manifesto, sotto lo slogan di un'alternativa progressista alla destra. Resta da vedere se, oltre allo slogan, i quattro riusciranno a portarsi a casa anche un metodo.