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Processo per diffamazione al medico Nicolini, Muratore si scusa: «Non volevo offendere»

October 21, 2026

BELLUNO - Ha affidato a una lettera scritta di suo pugno la propria versione dei fatti, ribadendo di aver agito per denunciare quella che riteneva una propaganda vaccinale concentrata sulla promozione del prodotto più che sulla valutazione dei suoi possibili effetti. E ha chiesto scusa per le parole utilizzate sui social, precisando che non era sua intenzione offendere nessuno. È la posizione di Cristina Muratore, imputata per diffamazione nei confronti del pediatra e infettivologo Giangiacomo Nicolini. Ancora non vi è il verdetto però, la giudice Cristina Cittolin ha rinviato il processo è stato rinviato al 10 novembre, quando sono attese le repliche e la sentenza.

Quali sono le frasi incriminate

Nel corso della discussione, il pm Pesco ha sostenuto che i commenti avessero superato i limiti del diritto di critica, trasformandosi in offese personali. Al centro del procedimento le frasi pubblicate sotto un video il 27 agosto 2021, durante il periodo Covid-19, nel quale Nicolini spiegava perché aveva scelto di vaccinare contro il virus i propri figli, nell’ambito di una campagna promossa dall’Ulss 1 Dolomiti. Per l’accusa, il medico aveva illustrato le proprie ragioni facendo riferimento alle conoscenze scientifiche disponibili all’epoca, in un momento segnato dall’emergenza sanitaria e dalla pressione sugli ospedali. Il pm ha contestato la lettura ironica delle espressioni sostenuta dalla difesa, ritenendo che fossero invece denigratorie e prive dei requisiti necessari per essere considerate legittima critica. Per Muratore ha chiesto otto mesi di reclusione, partendo da una pena base di sette. Per Anna Cervo, l’altra imputata, ha invece chiesto l’estinzione del reato dopo la morte della donna durante il processo.

Covid-19, un periodo di forte stress per gli ospedali

La parte civile ha insistito sulla gravità degli attacchi, sottolineando come i commenti non riguardassero soltanto le scelte sanitarie o la campagna vaccinale, ma colpissero direttamente la preparazione, la correttezza e la reputazione professionale di Nicolini. Il video, è stato ricordato, era stato realizzato in un periodo in cui gli ospedali affrontavano una situazione difficile e il personale sanitario era impegnato nella gestione dell’emergenza. Secondo la parte civile, espressioni come «tanto ignorante» e il riferimento a un «sistema corrotto» non rappresentavano una contestazione nel merito delle posizioni del medico, ma un attacco alla sua persona. A sostegno della tesi accusatoria è stato richiamato anche il fatto che i commenti fossero stati pubblicati direttamente sotto il filmato, rendendo riconoscibile il destinatario delle frasi. La parte civile ha quindi ribadito la richiesta di condanna, ricordando inoltre che Nicolini ha destinato in beneficenza quanto ottenuto a titolo di risarcimento (8 mila euro).

Le contestazioni della difesa

L’avvocato Andrea Rui, difensore di Anna Cervo, ha chiesto l’assoluzione della propria assistita, sostenendo che le espressioni contestate non integrassero gli estremi del reato. Rui ha contestato anche la lettura della frase relativa al «fiato sul collo», sostenendo che si trattasse di una metafora e che non fosse stata dimostrata una concreta minaccia. Più articolata l’arringa dell’avvocato Gino Sperandio, difensore di Muratore, che ha contestato la ricostruzione dell’accusa e rivendicato il diritto di criticare le scelte delle istituzioni durante la pandemia. Secondo il legale, i commenti andavano letti nel contesto del dibattito sulla gestione dell’emergenza e sulle politiche vaccinali, non come attacchi rivolti personalmente al medico. Sperandio ha richiamato i dubbi e le contestazioni che, in quegli anni, avevano accompagnato il confronto su efficacia e sicurezza dei vaccini, sostenendo che il dissenso sulle decisioni sanitarie non potesse essere automaticamente ricondotto alla diffamazione. Ha quindi chiesto l’assoluzione di Muratore perché il fatto non costituisce reato. La discussione proseguirà il 10 novembre con le eventuali repliche, prima della decisione del giudice.