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Protesta autotrasportatori in Campania, stop merci e carburante, gli effetti dell’agitazione: poi apertura al dialogo

October 21, 2026

Una giornata di tensione e passione con alti e bassi e quasi tutto il Sud che è rimasto bloccato dallo sciopero degli autotrasportatori. Da un lato il flebile filo di dialogo con il governo, dall’altro i punti irremovibili della protesta che solo in serata sembra stemperarsi in posizioni più morbide e in tenui disponibilità al confronto. Così si spera in un progressivo allentamento dei blocchi ma questo è quello che è accaduto ieri. Non solo i blocchi dei tir lungo gli snodi autostradali (ma da ieri anche nelle zone industriali di capoluoghi come Napoli e Salerno) ma anche le prime fabbriche che si fermano con disagi enormi patiti dagli utenti: scaffali vuoti nei supermercati da due giorni e primi distributori di carburante chiusi perché le autocisterne non riforniscono più. Con file enormi di automobilisti a quei pochi che ancora garantiscono il rifornimento. Ma è questione di ore. Senza contare la raccolta dei rifiuti destinata a fermarsi per l’impossibilità a conferire nei centri di raccolta mentre molti comuni, a cominciare da Salerno, hanno chiuso per ora le isole ecologiche. Questi sono gli effetti visibili. Ma dietro c’è un’intera filiera che si è fermata in quasi ogni settore: agricoltori che non raccolgono perché impossibilitati a distribuire le merci, grandi allevamenti a cui non arrivano più mangimi per gli animali senza contare le aziende, di ogni settore, che non riescono a spedire merci o manufatti (e né arrivano materie prime per lavorare). Per questo hanno stoppato le linee di produzione diverse realtà: i pastifici Garofalo e Rummo in Campania e La Molisana a Campobasso perché senza semola e lo stabilimento Stellantis di Atessa (a Chieti, in Abruzzo) perché non sono arrivati i componenti per le auto. Mentre cresce l’allarme per il trasporto pubblico su gomma: le scorte di carburante sono al lumicino in alcune tratte mentre su altre si fanno uscire dai depositi solo mezzi elettrici. «A causa delle criticità nell’approvvigionamento di gasolio, sin da oggi potrebbero verificarsi riduzioni e soppressioni di alcuni servizi di trasporto su gomma», ha annunciato Eav, la holding dei trasporti della Regione Campania che gestisce decine di collegamenti via bus in provincia di Napoli oltre alla ferrovia Circumvesuviana. L’azienda avverte inoltre che a partire dal 24 ottobre, «in assenza del ripristino delle regolari forniture di carburante, potrebbero essere interessati da sospensioni anche alcuni servizi ferroviari».

I DISAGI

«È peggio, molto peggio, del lockdown: da ieri abbiamo fermato gli stabilimenti perché abbiamo i magazzini di stoccaggio pieni e non riusciamo a distribuire e far partire semole e farine», spiega Antimo Caputo, amministratore delegato dei molini omonimi, facendo notare un ulteriore paradosso: «Uno stop forzato che sta bloccando solo il Mezzogiorno, tutto, perché da Caserta sino a tutto il Centro-Nord la situazione è tranquilla: le merci viaggiano tranquillamente, nei porti si carica e scarica, e gli scaffali dei supermercati sono pieni. Capisco le ragioni degli autotrasportatori ma il governo deve darsi una mossa per risolvere la situazione». E l’immagine plastica è il blocco dei tir a Nola, sulla A30, snodo principale di tute le merci che viaggiano dal Mezzogiorno verso l’altra parte del Paese. Ma i camionisti non ne vogliono sapere di smobilitare. Anzi. «La situazione è drammatica: domani (oggi, ndr) se la situazione non cambia potremmo decidere di non aprire i supermercati: non sappiamo più cosa vendere, non abbiamo più merce sugli scaffali», spiega Antonio Apuzzo ad della catena di supermercati «Sole-365». E aggiunge: «Ci vuole un intervento forte altrimenti qui è la fine». Mentre gira in maniera vorticosa sui cellulari un audio di uno dei leader campani della protesta che avverte: «Fate le scorte perché noi non ci fermiamo: sarà così sino al 27 ottobre». Ed è un’altra lunghissima settimana con aziende di tutti i generi che hanno terminato anche le scorte per andare avanti.

IL NODO

La situazione va avanti da più di una settimana. La protesta è partita l’11 ottobre dal Foggiano, unendo camionisti ed agricoltori, e si è estesa poi a tutto il Mezzogiorno. E così dall’altro ieri ci siamo ritrovati con scaffali vuoti, distributori a secco e fabbriche ferme. A far scattare la protesta è stato lo sconto fiscale di 6,1 centesimi al litro sul gasolio, scaduto il 6 ottobre. E da quel giorno è stata un’impennata dei prezzi sul carburante. Da qui il caos, solo al Sud, perché la distribuzione e la logistica nel Mezzogiorno è legata quasi tutta non solo al trasporto su gomma ma anche ai piccoli padroncini del Sud (quelli con uno o due camion) la cui prima voce di spesa è proprio il carburante. Ma la rabbia degli autotrasportatori si è saldata alle altre: a quella degli agricoltori pugliesi colpiti dal calo del prezzo dell'olio e a quella degli operai ex Ilva di Taranto che, nei giorni scorsi, hanno bloccato gli accessi alla raffineria Eni lasciando a secco le pompe di carburante del cane a sei zampe in mezza Puglia. E da qui si è estesa a tutto il Sud. In Calabria, dove la federazione regionale della logistica ha organizzato diciassette presidi tra il porto di Gioia Tauro, l’aeroporto di Lamezia Terme e gli svincoli della A2, e la Sicilia, dove il comitato trasportatori ha proclamato il fermo dei mezzi. Mentre in Campania è stato bloccato un varco del porto di Napoli e sono stati chiusi più volte tratti dell’A30 e dell’A1. Ma l’altro ieri i tir sono arrivati anche nel Lazio, ai caselli di Frosinone e Ferentino. Da qui la decisione del ministro Matteo Salvini di anticipare un incontro con le rappresentanze degli autotrasportatori a ieri invece che la prossima settimana. Ma non c’è stato l’esito sperato se solo i rappresentanti siciliani degli autotrasportatori hanno deciso di allentare la morsa dello sciopero. Nel resto del Sud invece mobilitazioni e blocchi sembrano andare verso la prosecuzione, almeno fino al nuovo vertice in programma il prossimo 27 ottobre. Ma già ieri sera alcuni leader lasciavano spazio a dichiarazioni più concilianti e dialoganti. Intanto, la prefettura di Napoli ha predisposto un piano «per assicurare la continuità delle forniture di beni di prima necessità, a partire dai farmaci destinati sia alle farmacie e agli altri punti di distribuzione sul territorio sia ai presidi ospedalieri. Particolare attenzione è riservata anche al trasporto dei carburanti e alla filiera dei prodotti deperibili, al fine di prevenire possibili ripercussioni sulle attività produttive e sui servizi essenziali». Attivato anche un servizio di reperibilità operativo 24 ore su 24 per raccogliere le segnalazioni e le richieste delle aziende interessate. Analoghe iniziative risultano essere state avviate anche dalle altre prefetture della Campania.