
Sony continua a spingere sull’evoluzione tecnologica di PS5 Pro e questa volta ci permette di guardare direttamente sotto il cofano del suo sistema di upscaling. In occasione del SIGGRAPH 2026, Daniel Craig, Principal Software Engineer di Sony Interactive Entertainment, ha approfondito il funzionamento della nuova generazione di PlayStation Spectral Super Resolution, mostrando alcune delle soluzioni utilizzate per ottenere una qualità d’immagine superiore senza far esplodere il costo computazionale.
Parliamo di quello che viene spesso indicato come PSSR 2.0, anche se Sony preferisce ufficialmente definirlo “upgraded PSSR”.
E dietro quello che potrebbe sembrare un semplice aggiornamento dell’upscaler di PS5 Pro si nasconde in realtà un cambiamento importante.
Sony cambia il cuore del PSSR di PS5 Pro
La principale evoluzione riguarda il modo nel quale il sistema utilizza il machine learning per ricostruire l’immagine.
La nuova versione abbandona l’approccio precedente basato sul Color Predicting Network (CPN) in favore di un Kernel Predicting Network (KPN).
Semplificando parecchio il concetto, il precedente sistema utilizzava la rete neurale per contribuire direttamente alla previsione dei colori dei pixel dell’immagine finale. Il nuovo modello assegna invece all’intelligenza artificiale un compito differente: determinare i pesi necessari alla ricostruzione dell’immagine, lasciando altre operazioni alla pipeline grafica.
Un cambiamento apparentemente molto tecnico, ma che permette a Sony di ottenere una rete più efficiente e, soprattutto, maggiormente adatta alle caratteristiche hardware di PS5 Pro.
Gran parte del lavoro viene effettuata a risoluzioni molto basse
Uno degli aspetti più interessanti della presentazione riguarda proprio l’organizzazione del carico computazionale.
Secondo i dati illustrati da Sony, circa il 90% dei parametri del modello lavora a una risoluzione di 540p o inferiore.
Non significa naturalmente che PS5 Pro produca un’immagine finale a quella risoluzione. Al contrario, l’obiettivo è sfruttare il machine learning nelle fasi in cui può risultare più efficiente per poi ricostruire un’immagine finale ad alta risoluzione mantenendo sotto controllo il costo sulla GPU.
Ed è precisamente questo uno dei principi fondamentali dietro tecnologie come PSSR: permettere agli sviluppatori di renderizzare internamente a risoluzioni inferiori e recuperare successivamente una qualità visiva che possa avvicinarsi il più possibile a quella di una risoluzione nativa superiore.
Più qualità senza divorare le risorse della console
Il nuovo PSSR non punta soltanto alla nitidezza.
Sony ha lavorato anche sulla stabilità temporale, uno degli aspetti più delicati per qualsiasi sistema moderno di ricostruzione dell’immagine.
L’obiettivo è ridurre fenomeni indesiderati come shimmering, flickering e instabilità dei dettagli durante il movimento, problemi che possono diventare particolarmente visibili quando la risoluzione interna utilizzata dal gioco è molto bassa.
La nuova soluzione punta quindi a produrre un’immagine più pulita, stabile e dettagliata, cercando contemporaneamente di ridurre il consumo di memoria e il tempo GPU necessario per effettuare la ricostruzione.
Ed è proprio qui che l’evoluzione del PSSR potrebbe diventare particolarmente importante per il futuro di PS5 Pro.
Anche l’addestramento è diventato molto più veloce
C’è poi un altro dato tecnico decisamente interessante.
Il processo necessario per addestrare il modello sarebbe stato drasticamente ottimizzato: si sarebbe passati da un impegno nell’ordine di circa quattro GPU-mesi a meno di una GPU-settimana.
Una riduzione enorme che testimonia quanto Sony non stia semplicemente aumentando la complessità della propria soluzione, ma stia cercando di renderla più efficiente anche durante il processo di sviluppo.
Dietro PSSR c’è inoltre il lavoro portato avanti insieme ad AMD attraverso Project Amethyst, la collaborazione annunciata da Sony per sviluppare tecnologie di machine learning e grafica destinate al futuro dell’hardware da gaming.
I primi giochi mostrano già i vantaggi
Il nuovo PSSR non è soltanto una tecnologia mostrata all’interno di una presentazione tecnica.
Alcuni sviluppatori hanno già iniziato a implementarlo nei propri giochi e 007 First Light rappresenta uno degli esempi più interessanti.
IO Interactive ha evidenziato miglioramenti nella pulizia e nella stabilità dell’immagine, con una riduzione di fenomeni come shimmering e flickering e una maggiore definizione complessiva.
La capacità di ottenere buoni risultati partendo da risoluzioni interne inferiori potrebbe inoltre concedere agli sviluppatori maggiore margine per aumentare altri parametri grafici, dal ray tracing alla complessità delle scene, mantenendo comunque un’immagine finale ad alta risoluzione.
PSSR potrebbe essere molto più importante della sola PS5 Pro
Ed è probabilmente questo l’aspetto più interessante dell’intera vicenda.
PS5 Pro rappresenta oggi il banco di prova della tecnologia, ma Project Amethyst guarda dichiaratamente oltre una singola console.
L’esperienza maturata da Sony e AMD sul machine learning applicato alla grafica potrebbe diventare una componente fondamentale delle future architetture PlayStation.
Il PSSR che vediamo oggi su PS5 Pro potrebbe quindi rappresentare non tanto il punto di arrivo, quanto l’inizio di una strategia molto più ampia nella quale la potenza bruta della GPU viene affiancata sempre maggiormente dalla ricostruzione intelligente dell’immagine.
Per il momento Sony continua a perfezionare la propria console più potente.
Ma dopo le spiegazioni tecniche arrivate dal SIGGRAPH 2026 una cosa appare sempre più evidente: il futuro della grafica PlayStation passerà sempre meno dalla sola risoluzione nativa e sempre più dall’intelligenza con cui quei pixel vengono ricostruiti.