Lo sport è uno dei terreni su cui Putin cerca di recuperare l’influenza internazionale della Russia dopo l’invasione dell’Ucraina. Il ritorno degli atleti alle competizioni sotto la bandiera nazionale assume un significato che va oltre le gare: riguarda la rappresentazione del Paese all’estero e il progressivo superamento del suo isolamento. Un’inchiesta di Politico ricostruisce il ruolo del judo, disciplina praticata dal presidente russo, e i rapporti tra i vertici della federazione internazionale e gli ambienti vicini al Cremlino.
Il judo e i legami con il Cremlino
Nel novembre 2025, la Federazione internazionale di judo (IJF) ha consentito agli atleti russi di gareggiare nuovamente sotto la bandiera nazionale, con l’inno e gli altri simboli del Paese. Una decisione che ha segnato un passaggio importante nel ritorno di Mosca alle competizioni sportive. Alla guida della federazione dal 2007 c’è Marius Vizer, dirigente austro-rumeno criticato per i suoi rapporti con l’élite del Cremlino. Secondo Vitalii Dubrova, capo allenatore della Federazione ucraina di judo, Vizer avrebbe favorito la riammissione degli atleti di Mosca tutelando anche interessi e contatti nel Paese. I rapporti tra il judo internazionale e gli ambienti vicini a Putin precedono la guerra in Ucraina. Arkady e Boris Rotenberg, imprenditori vicini al presidente russo e suoi compagni di allenamento, hanno ricoperto ruoli di rilievo nella disciplina. Arkady Rotenberg ha fatto parte del comitato esecutivo della IJF dal 2013 al 2022 e ha diretto il club Yavara-Neva di San Pietroburgo, di cui Putin è tuttora presidente onorario.

Bruxelles valuta contromisure
Il caso si inserisce in una strategia più ampia di recupero dell’influenza internazionale attraverso lo sport, un ambito in cui Mosca mantiene una presenza anche negli scacchi, nella scherma e nel pugilato. La riammissione degli atleti sotto i simboli nazionali preoccupa l’Unione europea. Secondo un documento riservato del Servizio europeo per l’azione esterna, datato 16 settembre e visionato da Politico, alti funzionari europei considerano lo sport un possibile strumento di strumentalizzazione politica da parte di Russia e Bielorussia. Tra le misure prese in considerazione figurano sanzioni mirate contro gli atleti e tagli ai finanziamenti europei per le federazioni che consentono il ritorno di Mosca nelle competizioni internazionali. La IJF difende invece la propria posizione sostenendo che lo sport debba promuovere la pace e restare separato dalla politica, senza attribuire ai singoli atleti la responsabilità delle decisioni dei rispettivi governi.
I rappresentanti degli atleti ucraini contestano questa impostazione e avvertono che il ripristino della bandiera e dell’inno russi rischia di normalizzare l’aggressione militare contro l’Ucraina.
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