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Qualcosa si muove sulle liste d'attesa

July 22, 2026

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Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, ha pubblicato i primi dati del 2026 sulle liste d’attesa per esami e visite mediche, che mostrano un lieve miglioramento dopo anni di ritardi e inefficienze: nei primi sei mesi di quest’anno le visite fatte entro i tempi stabiliti sono state 1,6 milioni in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Le liste d’attesa sono da anni uno dei problemi più sentiti della sanità pubblica italiana, che finora vari governi avevano tentato di risolvere prevalentemente stanziando più fondi per aumentare il numero di appuntamenti disponibili, senza grossi risultati.

A giugno di quest’anno è stato approvato un nuovo piano con un approccio in parte nuovo: prevede tra le altre cose un maggiore controllo sulle prescrizioni, per farne meno e più accurate, e sul rispetto dell’obbligo di garantire gli appuntamenti. Più che sull’offerta, quindi, ora si punta a ridurre la domanda, cioè il numero di prescrizioni spesso inutili che intasano il sistema sanitario.

I dati di Agenas riguardano i sei mesi precedenti all’approvazione e non permettono quindi ancora di misurare gli effetti del nuovo piano, ma alcune di queste misure erano già state adottate negli ultimi anni da alcune regioni, come la Toscana, e dimostrano di aver funzionato.

Agenas ha analizzato le prestazioni erogate dalle aziende sanitarie italiane per le 14 visite specialistiche più frequenti e per 22 esami diagnostici. I dati differenziano due tipi di visite: le prime visite, quindi il primo incontro con un medico o una medica specialista, e gli esami diagnostici. La quota di prenotazioni di prime visite che rispettano i tempi di attesa previsti è passata dal 76,4 al 78,5 per cento, una crescita di 2,1 punti percentuali; per gli esami diagnostici il rispetto dei tempi di attesa previsti è passato dall’82,8 all’84,6 per cento, con una crescita di 1,8 punti percentuali.

Il rispetto dei tempi di attesa per le prime visite e gli esami diagnostici è stato valutato tenendo conto dei diversi criteri di classificazione delle prenotazioni, indicate con una lettera sulle ricette mediche: la U vuol dire urgente, da garantire entro 72 ore; la B una priorità breve, entro 10 giorni; la D una prestazione differibile, entro 30 giorni per le visite e 60 per gli esami; la P una prestazione programmata, entro 120 giorni.

Il miglioramento ha riguardato soprattutto le prestazioni classificate come urgenti: la percentuale di rispetto dei tempi di attesa è passata dal 77,7% all’81% per le prime visite e dal 73,2 al 76,4 per gli esami diagnostici. Anche gli altri tipi di prenotazioni sono migliorati sui tempi di attesa, oppure sono rimasti stabili, ma non sono peggiorati (i dati completi si possono consultare qui).

I dati di Agenas segnalano che il miglioramento dei tempi di attesa non dipende da un calo delle prenotazioni, che anzi sono aumentate, ma da una loro migliore gestione. Tra il primo semestre del 2025 e il primo del 2026 le prenotazioni sono passate da 13,3 a 14,9 milioni (il dato tiene conto sia delle prime visite che degli esami diagnostici, le cui prenotazioni sono state 8,4 e 6,6 milioni nei primi sei mesi del 2026).

A proposito di prenotazioni, la misura più importante del nuovo piano prevede una maggiore efficacia nella compilazione delle ricette, in particolare sul cosiddetto quesito diagnostico, cioè la ragione medica per cui viene prescritto un esame o una visita. Il piano impone ai medici di indicarlo in modo preciso in ogni prescrizione, sia nelle prime visite che in quelle successive, rendendolo non solo la condizione per poter prenotare, ma anche lo strumento per valutare se una prescrizione è appropriata. Tecnicamente, la misura interviene sulla cosiddetta “appropriatezza prescrittiva”.

I dati di Agenas sulla Regione Toscana indicano che funziona: la Regione aveva introdotto una misura simile per le visite dermatologiche, che risultano tra le prestazioni con il più elevato tasso di inappropriatezza a livello nazionale. Nell’ultimo trimestre, attraverso questa misura, la Toscana ha ridotto del 5 per cento le prescrizioni di prime visite dermatologiche rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (sono quasi 3mila ricette in meno). La riduzione si è riflessa in un sensibile miglioramento dei tempi di attesa: il numero di visite fatte entro i tempi è passato dal 60,5 al 63,1 per cento.

A livello nazionale sono inoltre diminuite le prestazioni sanitarie erogate oltre il termine previsto: le prime visite nel primo semestre del 2025 erano state il 19,3, passate al 17,2 per cento nei primi sei mesi di quest’anno; per gli esami diagnostici  il dato è passato dal 13,3 all’11,6 per cento.

Nonostante questi miglioramenti il problema delle liste d’attesa resta ancora in gran parte da risolvere: i dati di Agenas dicono comunque che nei primi sei mesi del 2026 2,8 milioni di persone hanno ricevuto un appuntamento per visite ed esami in ritardo rispetto ai tempi stabiliti. È oltre un quinto di chi aveva chiesto una visita (il 21,5 per cento) e del 15,4 per cento di chi aveva chiesto un esame. Commentando i risultati del rapporto di Agenas la presidente del Consiglio Giorgia Meloni l’ha definito «incoraggiante» ma ha detto che è solo un primo passo perché «c’è ancora molto da fare».

Un paziente viene sottoposto a una TAC (AP Photo/Marco Ugarte)

Secondo i dati di Agenas visite specialistiche di tipo oncologico sono quelle con la più alta percentuale di rispetto dei tempi di attesa previsti: tra il primo semestre del 2025 e del 2026 sono passate dal 94,2 al 95,2, con un aumento di un punto percentuale. La riduzione delle liste d’attesa c’è stata anche per le visite gastroenterologiche (la percentuale di rispetto dei tempi di attesa previsti è passata dal 70,8 al 74,7 per cento) e per le visite pneumologiche (dal 77,7 all’80,9 per cento).

Per quanto riguarda gli esami diagnostici il recupero più significativo del rispetto dei tempi di attesa si è registrato con le colonscopie, passato dal 60,8 al 69,8; sono migliorati i tempi di attesa anche per le gastroscopie (dal 66,4 al 71,9 per cento) e per le ecografie al seno (dal 78 all’81,6 per cento). Tra gli esami osservati, l’unico in cui i tempi di attesa sono peggiorati, seppur in maniera lieve, è la risonanza magnetica del tronco encefalico, in cui la percentuale di rispetto dei tempi di attesa previsti è passata dall’83,9 all’81,9 per cento.

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I dati di Agenas contengono anche informazioni sulle singole regioni, e dicono che il lieve miglioramento registrato c’è stato in maniera tutto sommato uniforme. Sia sulle visite specialistiche che sugli esami diagnostici le due regioni in cui la situazione delle liste d’attesa è migliorata di più sono Liguria e Lombardia: sulle prime visite la percentuale di rispetto dei tempi di attesa è aumentata rispettivamente di quasi 20 e 10 punti percentuali, sugli esami diagnostici rispettivamente di quasi 15 e quasi 10 punti.

Ci sono anche regioni in cui però la situazione è lievemente peggiorata: come Abruzzo, Sicilia, Sardegna e Provincia autonoma di Trento.

Oltre alla Toscana, un altro caso regionale che ha adottato misure efficaci è il Piemonte: la regione ha introdotto un nuovo sistema che gestisce le prenotazioni in maniera automatica, con specifici algoritmi, in maniera da rendere più snella ed efficiente la gestione delle agende. Il sistema prevede di assegnare le disponibilità rimaste libere nelle agende alle prenotazioni con priorità più urgente (prima non c’era questo automatismo). Il sistema permette anche di mettere a disposizione di tutti i pazienti, indipendentemente dalla priorità, le disponibilità che sono rimaste libere a 48 o 72 ore dall’assegnazione dell’appuntamento.

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