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- Quel che resta della Champions. Da Calafiori e Zirkzee fino a Santi. Gli addii dorati dello Squadrone
Con la cessione di Castro alla Roma se ne va un altro pezzo del Bologna che si piazzò quinto con Thiago. Il costo dei cartellini venduti (percentuali escluse) tocca i 200 milioni. Ora un’altra scommessa da vincere.

Con la cessione di Castro alla Roma se ne va un altro pezzo del Bologna che si piazzò quinto con Thiago. Il costo dei cartellini venduti (percentuali escluse) tocca i 200 milioni. Ora un’altra scommessa da vincere.

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C’era una volta il Bologna ‘made in Thiago Motta’ che staccò un biglietto per la Champions con un’impresa che anche tra mezzo secolo resterà scolpita nella memoria del popolo rossoblù. E al suo posto in due anni è entrato un ‘tesorone’ nelle casse di Casteldebole.
Quanto vale l’incasso complessivo? Sommando il costo dei cartellini in uscita di quel Bologna si raggiungono i duecento milioni, ma i ricavi sono stati inferiori perché al totale bisogna sottrarre le percentuali sulla rivendita, in qualche caso corpose (vedi Zirkzee, Calafiori e Ndoye), destinate ai vecchi club.
Resta la domanda: meglio l’impresa sportiva o i bilanci sani? Ai posteri, nonché ai tifosi (che nel dubbio hanno già fatto 20mila abbonamenti) l’ardua sentenza. E a Domenico Tedesco il compito di valorizzare il patrimonio tecnico che oggi gli stanno mettendo a disposizione Sartori e Di Vaio. Del resto tutto ha un valore, a cominciare da Santiago Castro, in procinto di diventare ufficialmente un calciatore della Roma in cambio di un assegno complessivo di 40 milioni. Per amor di verità Santi fu una figura tecnicamente marginale della cavalcata rossoblù verso la Champions. Acquistato dal Velez e approdato sotto le Due Torri a metà febbraio fece in tempo ad assaggiare la serie A (8 presenze) lasciandovi l’impronta del gol alla Juve, in quel 20 maggio 2024 in cui al Dall’Ara un 3-0 agli invisi bianconeri in un battito d’ali si tramutò in un 3-3 foriero di sospetti. Resta il fatto che Castro di quell’organico faceva parte e oggi ha contribuito in modo decisivo alla scalata alla montagna d’oro del ‘tesorone’ nelle casse.
La lista dei cavalieri rossoblù che fecero l’impresa e che nel frattempo hanno levato le tende, nella maggior parte dei casi venduti, per l’appunto, a peso d’oro (anche questo è un merito) non la si può snocciolare senza un pizzico di magone: Ravaglia (se passerà in prestito al Watford), Posch, Beukema, Calafiori, Kristiansen, Lykogiannis Fabbian, Freuler, Saelemaekers, Aebischer, Urbansky Ndoye, Zirkzee e Castro. Si fa prima a fare la conta dei superstiti: Skorupski, De Silvestri, Ferguson, Moro, El Azzouzi e Odgaard, stendendo un velo pietoso sull’impalpabile Karlsson e mettendo un grande asterisco a fianco al nome di Lucumi, formalmente ancora rossoblù (arriverà a Casteldebole domani) ma già praticamente certo da mesi di lasciare il Bologna.
Quanto vale il tesoro del Bologna che conquistò la Champions? Calafiori è stato venduto a 43 milioni (ma se n’è tenuta una larga fetta il Basilea e una piccola la Roma), Zirkzee a 42 (solo poco più della metà entrati nelle casse rossoblù, gli altri finiti al Bayern), Ndoye a 42 (di nuovo percentuale al Basilea) Castro a 40, Beukema a 30, Fabbian a 13, Posch a 6, Aebischer a 4,5, Urbanski a 3,5. Restano fuori dal conto i prestiti non riscattati e i rossoblù in scadenza di contratto: Saelemaekers, Kristiansen, Freuler e Lykogiannis. Tutti protagonisti di un Bologna che ha fatto sognare i tifosi. E che poi ha sacrificato il sogno sull’altare della sostenibilità finanziaria.
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