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Ragazzo ucciso a coltellate a Crema: l’ultimo saluto a Youssef

July 20, 2026

Al centro islamico i funerali del diciannovenne, poi la salma tornerà in Egitto. In carcere l’assassino reo confesso, che ha chiesto di essere trasferito

Youssef Rama Abdelaziz, 19 anni, viveva con i due fratelli maggiori

Youssef Rama Abdelaziz, 19 anni, viveva con i due fratelli maggiori

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Crema (Cremona), 20 luglio 2026 – Addio a Youssef. Il centro islamico diventa ancora una volta teatro di un ultimo saluto a un giovane vittima di un grave fatto di sangue. Youssef Rama Abdelaziz verrà salutato questa mattina dalla sua comunità, per poi partire per l’Egitto dove ad aspettarlo ci saranno i suoi genitori, rimasti in patria. Dalle 9.30 la comunità islamica ascolterà ancora una volte le parole di pace che però non basteranno a spegnere il dolore per la perdita di un altro giovane. Anche lui di 19 anni, come Hamza Salama; anche lui ucciso in mezzo alla strada. Il primo a sprangate in testa in via Brescia, il lunedì dell’Angelo, 6 aprile; il secondo a coltellate al culmine di una lite. Entrambi i responsabili sono in carcere in attesa di giudizio: Sami M., marocchino, minorenne all’epoca dei fatti, è nel carcere Beccaria a Milano; il secondo Ndiaye Papa Mamadou, senegalese di 26 anni, è nel carcere di Cremona, dal quale ha chiesto di andarsene perché teme per la sua vita e di essere mandato a Varese o a Busto Arsizio, vicino a dove abitano i genitori. Probabilmente sarà accontentato già questa settimana e comunque è sottoposto a vigilanza, viste le minacce che avrebbe ricevuto.

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La salma riconsegnata alla famiglia

La salma di Youssef è stata riconsegnata alla famiglia venerdì pomeriggio. In Italia Youssef viveva in viale Repubblica con i due fratelli maggiori. Lunedì avrebbe iniziato il primo giorno di lavoro in un’azienda di Bergamo. Un’altra coincidenza: anche Hamza avrebbe dovuto cominciare a lavorare il giorno successivo al suo omicidio. Sabato i parenti hanno dato vita al rito del lavaggio della salma, per prepararla al funerale. Secondo il rito musulmano, chi muore deve essere sepolto entro le 24 ore dal decesso, ma in questo caso non è stato possibile, per l’autopsia. Di qui, la necessità di procrastinare tutto a dopo la restituzione del corpo. Oggi, dunque, l’ultimo saluto al centro islamico di via Rossignoli, dove la bara attende le orazioni funebri per poi partire per Milano e da lì, con un volo, per Il Cairo. La famiglia, sul fronte giudiziario, si è mossa e ha dato incarico all’avvocato penalista torinese Roberto Saraniti di tutelare i suoi interessi. Dopo gli interrogatori di garanzia, in carcere resta solo Mamadou, mentre gli altri due arrestati dopo l’accoltellamento sono stati liberati.

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