Foto: Ansa
Sullo stesso argomento:
Riunione dei vertici Rai, si valuta la riassegnazione a una testata. Non gli sarà toccato lo stipendio e nessuna sospensione. Lui frigna: «Mi allontanano. Ho la coscienza a posto, rifarei tutto"
26 agosto 2026
- a
- a
- a
La riunione di ieri tra l’amministratore delegato della Rai Giampaolo Rossi, il direttore degli Affari legali Francesco Spadafora e il direttore delle Risorse umane Felice Ventura riguardo alle sorti di Report e di Sigfrido Ranucci non è ancora pervenuta a una decisione, attesa comunque a breve. I vertici della tv pubblica procedono con i piedi di piombo vista la delicatezza della questione, che trascende le polemiche legate ai rapporti di Ranucci con Walter Lavitola e relative alle avances del conduttore ad alcune donne interpellate dal Tempo. La Rai deciderà il da farsi nei prossimi giorni, obbligata a tenere conto delle tante e controverse sfaccettature della vicenda.
In primis, Ranucci non è soltanto il conduttore di Report ma anche vicedirettore nel settore approfondimento, e la sua sostituzione al timone del programma implica necessariamente l’assegnazione al giornalista di un ruolo in linea con la sua qualifica, onde evitare una causa giudiziaria per demansionamento. In Italia, infatti, secondo l’articolo 2103 del Codice Civile, il datore di lavoro non può declassare un dipendente o affidargli compiti che ledano la sua professionalità.
Lavorare a Report? "Se mi inviti a casa tua una sera se ne può parlare"
In tal caso il lavoratore può ricorrere al giudice per chiedere il ritorno alle mansioni originali e, se il declassamento provoca una perdita di professionalità o un pregiudizio psicofisico, diviene intitolato a ricevere un risarcimento economico. La Rai cerca di trovare la quadra in tal senso e, in caso contrario, è pronta a proporre al giornalista tre incarichi equivalenti sul piano professionale, come prevede il contratto integrativo firmato dall’Usigrai.
Quali incarichi? Questo è il problema. Se, per le sue vicissitudini, Ranucci non è ritenuto idoneo a condurre Report, come può esserlo per dirigere una testata giornalistica o per presiedere la scuola di giornalismo di Perugia che forma i giornalisti della televisione pubblica? Questo il nodo più spinoso di tutti.
Quei tre incarichi per il fratello di Sigfrido tra i dossier che scottano
In secondo luogo, Report è una trasmissione di successo con ascolti elevati, vincolando così l’azienda ad affidarne la conduzione a un nome che racchiuda in sé garanzia d’istituzionalità e rispetto dei valori etici, oltre alla prerogativa di richiamare pubblico. In terzo luogo, la designazione di un nuovo padrone di casa di Report dev’essere valutata secondo diversi criteri. Privilegiare un membro della redazione per garantire continuità? Preferire invece un "esterno"? Conduzione solitaria o corale? Optare per un contenitore d’inchieste senza conduttori?
Evidente che la valutazione è quanto mai complicata, senza contare le proteste di parte dell’opinione pubblica che invita invece Ranucci a resistere alle "ingerenze politiche della destra". Accuse mosse ai vertici Rai dal M5S, dai tre consiglieri di amministrazione Di Majo (M5s), Natale (Avs) e Di Pietro (Dipendenti), cui si unisce lo stesso Ranucci che prima sui social punta il dito contro il suo «allontanamento», poi in serata dal palco di Cerveteri, ribadisce: «Rifarei tutto quello che ho fatto». E ancora: «Ho fatto tutto quello che dovevo, onorando la Rai con la fedina penale pulita. Ho la coscienza a posto, Gli altri invece?».
Sinistra disperata sull'immigrazione. Fa quasi tenerezza. Quasi
Il fatto è che il giornalista ha finora incarnato la trasmissione di cui era considerato volto ufficiale. Ranucci era Report e Report era Ranucci.
Perdere un palcoscenico di tale portata, e di altrettanta garanzia per un eventuale futuro politico, rappresenta quindi un cupo crepuscolo per il giornalista, che non per niente continua a difendere con le unghie e con i denti la sua posizione contro la Rai. E qualunque decisione sarà presa, la battaglia potrebbe essere solo all’inizio.