Il romanzo dell'estate è pieno di amori, gli amori di Sigfrido, ma anche di complicate procedure giuridico-legali, di comitati etici per valutare il rispetto o meno di Ranucci dei criteri deontologici del servizio pubblico, e intanto incombe su tutto l'attesa su che cosa farà la Procura di Roma. Quando i magistrati autorizzeranno, se lo faranno, la Rai ad avviare l'audit per vedere se Report sia stato nelle mani di Valter Lavitola e di altre fonti invadenti? E quando arriveranno i giudici a fare luce sull'attentato organizzato contro Ranucci a Pomezia e magari ad arrestare Lavitola come mandante, lui che è convinto - parole di Valter - di «andare in prigione»?
La trama
Un romanzone, appunto, tra harmony e legal thriller. Ma che adesso si arricchisce di un ingrediente in più. In puro stile politico-sovietico alla Gorky Park di Martin Cruz Smith? Che cosa c'entra il soviet con Sigfrido, la romanissima Rai e le vicende della trasmissione simbolo dell'informazione italiana d'inchiesta? C'è quasi da non crederci, ma conoscendo il milieu ideologico e la tradizione militante di certo giornalismo italiano viene quasi naturale credere ai fatti che stanno accadendo nella redazione di Report. Il nuovo capitolo di questo plot è intitolabile così: "Teulada e il soviet su Sigfrido".
La trama è questa. È guerra in redazione tra il corpaccione di Report e Ranucci, anche se lui non si sta molto rendendo conto - lo descrivono "confuso" le persone che gli vogliono bene o fingono di volergliene - di ciò che sta accadendo. Siccome è chiaro a tutti, tranne forse che a Sigfrido, che Ranucci è un'anatra non zoppa ma ormai al forno e che non potrà condurre Report dal prossimo autunno, anche se non esistono decisioni in proposito, i suoi più fidati sodali lo stanno mollando, o meglio lo hanno già fatto.
L'operazione
A cominciare dai due pesi massimi di Report. Uno è Giorgio Mottola, esterno Rai, il più pagato di tutti, inviato di punta della trasmissione, utilizzato per le inchieste più delicate e politicamente forti. Quelle sul padre di La Russa e sui figli del presidente del Senato, per esempio, e quella sul genitore di Giorgia Meloni e via così. L'altro è Giulio Valesini, giornalista interno Rai, con qualifica da inviato. I due sono stati finora i dioscuri di Sigfrido. Ma stanno pensando al futuro oltre Ranucci. Loro e tutti gli altri mostrano compattezza in difesa di Sigfrido ma qualcuno in redazione svela che i dioscuri ragionano ormai in termini di successione: io o tu, tu o io? Magari consoli insieme? O magari nessuno dei due, e spunterà qualcun altro a sorpresa a prendere lo scettro di Sigfrido? Sta di fatto che l'operazione post-Ranucci è in corso. Mottola e Valesini avrebbero promosso un documento, votato all'unanimità dai giornalisti e collaboratori di Report, per costituire un comitato editoriale - eccolo il soviet! - che decida quali inchieste fare e come e quando mandarle in onda per la ripartenza del programma a novembre, ma il lavoro di preparazione è già in corso ("Report non va in vacanza!", è lo slogan di Sigfrido).
Sigfrido, dopo un lungo silenzio, ha detto ai suoi che non gli va bene questa iniziativa. Questo comitato - raccontano in redazione - lui lo sta vivendo come uno strumento per bypassarlo, per indebolirlo e marginalizzarlo, come un pensionamento anticipato, una dismissione: proprio da parte dei suoi cari. Chissà se davvero è così, e comunque il romanzo simil-sovietico fuori tempo massimo - ma, appunto, certo giornalismo italico è animato dalla retropia - ha questo svolgimento. E i dioscuri Mottola e Valesini nel caso probabile di sostituzione di Sigfrido partono in pole position. Con la truppa di sostegno redazionale già arruolata ma occhio: al tempo dei soviet, quelli veri, i dualismi si risolvevano nel sangue e dunque c'è chi scommette a Teulada che il tandem - quando si arriverà alla stretta: fuori Sigfrido e avanti un altro - potrebbe esplodere.
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Le decisioni
Di sicuro prima o poi al momento clou si arriverà perché la Rai una decisione in merito a Report la dovrà prendere e non manca tanto visto che l'agosto appena cominciato correrà veloce verso la sua conclusione e da inizio settembre si comincerà a entrare nel vivo e non potrà non esserci un quadro chiaro in cui lavorare. Perciò il comitato etico della Rai, in cui è attivissima Delia Gandini (Direttrice Internal Audit), sta lavorando con particolare verve. Ranucci è stato già ascoltato, e si è difeso su tutto, e non verrà ascoltato ancora. Potrebbero venire convocati alcuni giornalisti della redazione, ma i tempi di conclusione dell'attività di questo comitato saranno a questo punto brevi. Già la prossima settimana potrebbe arrivare sul tavolo dell'amministratore delegato, Giampaolo Rossi, la relazione della Gandini e dei suoi colleghi dell'organismo etico.
Per ora, non è stata trovata durante l'indagine la cosiddetta pistola fumante, che rende spacciata la sorte di Sigfrido. Ma è chiaro che l'immagine di Ranucci - anche se lui sembra poco consapevole: «Sono tranquillissimo» - è a dir poco compromessa. E il soviet di Teulada lo ha capito con quel cinismo che - anche al netto dei richiami all'orrendo passato del socialismo reale - è naturale nel mondo del televisivo e nel mondo tout court.
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