Elephants

Ranucci, l’avvocato di Lavitola: «Avvisò Ranucci un mese prima, ma non gli diede retta. Pentito per aver messo nei guai persone care»

August 17, 2026

Nuovo passaggio nella vicenda giudiziaria che coinvolge Valter Lavitola, detenuto a Rebibbia con l’accusa di essere il mandante dell’attentato contro il giornalista Sigfrido Ranucci. Il suo legale, Arturo Cola, è entrato nel carcere romano per incontrare il proprio assistito e preparare la prossima udienza del Tribunale del Riesame, prevista secondo quanto riferito dall'avvocato per la prossima settimana.

Le parole del legale di Lavitola

L'obiettivo del colloquio è tornare sulle dichiarazioni rese da Lavitola il 12 agosto e valutare se sia necessario fornire ulteriori precisazioni. «Sono qui oggi per parlare con Lavitola e verificare se è necessario integrare la confessione del 12 agosto in vista dell'udienza del Riesame che si terrà presumo la settimana prossima», ha spiegato Cola prima di entrare a Rebibbia. Il legale ha però escluso che si possa parlare di una marcia indietro rispetto a quanto già dichiarato. «Non si tratta di ritrattare o dire cose diverse», ha precisato, spiegando che l'intenzione è piuttosto quella di chiarire meglio il contenuto delle dichiarazioni già messe a verbale. «Si tratta semplicemente di puntualizzare e offrire un'interpretazione autentica di ciò che è già stato riferito», ha aggiunto.

La possibilità di intervenire nuovamente, secondo Cola, deriva anche dalle modalità previste nell'ambito del procedimento davanti al Riesame: «Questo ci è possibile perché al Riesame si possono fare dichiarazioni spontanee». Nel frattempo, la difesa torna anche su un elemento temporale che potrebbe assumere particolare rilievo nella ricostruzione dei fatti. Secondo l'avvocato, infatti, Lavitola avrebbe informato Ranucci dei rischi che correva ben prima dell'attentato del 16 ottobre.

«Noi riteniamo che Lavitola avvisò Ranucci sul rischio di attentati prima di quanto avvenuto il 16 ottobre», ha affermato Cola. Il riferimento è a un incontro che, secondo la ricostruzione della difesa, sarebbe avvenuto il 7 settembre. «C'è stato, infatti, un incontro il 7 settembre nel corso del quale probabilmente Lavitola avvisò Ranucci dei pericoli che correva in ragione di possibili attentati. Questo quindi un mese e mezzo prima dell'attentato medesimo», ha spiegato il legale. 

Cola ha quindi ribadito quale sia, dal punto di vista della difesa, il nodo centrale delle dichiarazioni rese finora. «A noi interessano i fatti: in sede di interrogatorio di garanzia il mio assistito ha escluso che vi fosse un accordo preventivo sull'attentato», ha concluso.

«Lavitola ritiene che Ranucci avesse reputato la cosa non importante, l'avesse affrontata con superficialità, non gli avesse dato retta. Quindi proprio per questo forse Ranucci non ha riferito nulla su questo aspetto agli inquirenti». A dirlo l'avvocato Arturo Cola, uscendo dal carcere di Rebibbia, rispondendo a chi gli chiedeva perché il giornalista in passato non abbia parlato con gli inquirenti dei rischi su possibili attentati che gli erano stati riferiti da Lavitola un mese e mezzo prima dell’esplosione dell’ordigno davanti alla sua abitazione. E poi aggiunge: «Abbiamo stabilito che Lavitola renderà dichiarazioni spontanee al Tribunale del Riesame che si terrà la settimana prossima. Siamo dell'idea che la sua confessione abbia dato un contributo enorme alle indagini. Immaginate se Lavitola non avesse confessato nulla, quale sarebbe stato il pregiudizio per le indagini che erano ancora fondate su meri indizi».

Lavitola parla dal carcere

«Lavitola vive una condizione psicologica certamente non facile, perché per una scelta autonoma, ha provocato dei guai a due persone che sono per lui un figlio, e parlo di Gomes e un fratello in riferimento a Ranucci. E' pentito per avere messo nei guai persone a cui tiene». Lo ha detto uscendo da Rebibbia l'avvocato Arturo Cola riportando le parole di Valter Lavitola con cui ha avuto colloquio di quasi tre ore. E poi aggiunge: «La scelta dell'attentato è solo sua, una iniziativa solo sua». 

Richiesta di interrogatorio per i quattro arrestati lo scorso 30 giugno

E’ stata depositata questa mattina la richiesta di interrogatorio davanti al pm da parte dei difensori dei quattro arrestati lo scorso 30 giugno con l'accusa di essere gli esecutori materiali dell'attentato davanti all'abitazione del conduttore di Report Sigfrido Ranucci. Finora i tre uomini, detenuti in carcere, e la donna, ai domiciliari, sia nell'interrogatorio di garanzia che in quello davanti al pubblico ministero titolare dell'inchiesta si sono avvalsi della facoltà di non rispondere rendendo solo dichiarazione spontanee. Ora i quattro, accusati a vario titolo di detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravati dall’aver agito in più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso, sono pronti a tornare davanti agli inquirenti questa volta per rispondere alle domande. Da loro è atteso un chiarimento anche sul perimetro del mandato ricevuto da Gomes Clesio Tavares, ritenuto dagli inquirenti l’intermediario e tuttora in Africa. Un passaggio, quello della richiesta di interrogatorio, che arriva dopo la confessione di Valter Lavitola, che la scorsa settimana ha ammesso di essere il mandante dell’attentato sostenendo di averlo fatto per fargli innalzare il livello di protezione ma di averlo immaginato modalità diverse: non una bomba ma una serie, quattro o cinque, di colpi di pistola dimostrativi da esplodere contro il muro dell’abitazione di Ranucci. Punto che ora i quattro potranno chiarire al pm.