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Ranucci, la carta Rainews per fare un altro “Report”. Sigfrido teme l’invisibilità e agli amici dice: «Non si libereranno di me»

October 21, 2026

ROMA Ormai è finito - o almeno così dovrebbe essere, perché davvero ora basta - il romanzo di Sigfrido. Ma lui, Ranucci, vorrebbe invece che continuasse ancora, fuori tempo massimo. Che la fine del racconto non fosse quella che è - l'ex star che si accomoda a RaiNews, che non è come comandare e svettare a Report - e l'epilogo fosse spostato sempre più avanti perché il cono d'ombra non si addice a un tipo come lui. Il quale ha bisogno di visibilità-visibilità-visibilità, di resistere-resistere-resistere, e di esserci sempre e comunque e in modalità eroe e partigiano e non arrendevole giornalista Rai in servizio in una testata che non è Report ossia il programma che considerava la sua creatura e il suo palcoscenico (nel servizio pubblico tutto è di tutti, come dovrebbe suggerire la parola, e nessuno è padrone ad personam).

E dunque, quando Sigfrido dice agli amici «non si libereranno di me», dice anche che lui farà di tutto - nonostante sia chiaro che abbia un grande futuro dietro alle spalle - per non liberarsi dal proprio ruolo auto-assegnato. Quello dell'incarnazione del giornalismo d'inchiesta puro, come se Lavitola garantisse purezza.

L'8 novembre comincia Report, senza di lui, lui fa gli auguri alla trasmissione (anche se detesta, ricambiato, quasi tutti quelli che ci lavorano) e come responsabile delle inchieste a RaiNews è pronto a dimostrare che questo tipo di informazione la sa fare meglio di chiunque altro. A Report assicurano: «Sarà ossessionato dall'idea di volerci superare». Ce la farà Sigfrido? Se non dovesse farcela - Report ha un marchio forte ancora - c'è da scommettere che farà la vittima (non mi lasciano lavorare) ma intanto un posto al caldo lo ha trovato e «fuori fa freddo» come recita un motto magnifico e verissimo del compianto Mario Sconcerti.

Di fatto, televisivamente sparirà Ranucci, perché rispetto a una prima serata su RaiTre, in una trasmissione di punta e di grandi origini (Minoli più Gabanelli), l'alternativa è come minimo tutta ancora da costruire. Ma il «non si libereranno di me» significa che, magari battagliando contro i mulini a vento, farà di tutto per non farsi dimenticare Sigfrido. E per non ascoltare ciò che gli amici che gli sono rimasti gli consigliano (ora basta) e gli consiglierebbero anche tutte le altre persone dotate di buon senso. E attente al senso della misura che, come si sa, non è il forte di Ranucci.

Stendhal

Ora Sigfrido sta finendo di scrivere un libro che si annuncia libro-bomba, anche nel senso che parlerà della storiaccia della "bomba d'amore". E già è in campagna pubblicitaria: «Non vi dico niente sulla bomba, sennò vi rovino le sorprese che troverete nel mio libro». «Il bianco e il nero» uscirà a febbraio per Bompiani (il nero è 'O Nir, cioè Clesio Gomes Tavares, il factotum ranucciano presunto autore materiale dell'esplosione di Pomezia?) e il titolo è stendhaliano. E dunque, in queste pagine e nel suo ufficio da vicedirettore a Saxa Rubra, Sigfrido si sentirà come Julien Sorel, il cui protagonista è un tipo intelligente e ambizioso che in un contesto borghese e benpensante, chiuso, bigotto e a lui avverso, ce la mette tutta per affermarsi. Nella sua nuova vita Sigfrido si sentirà un Julien Sorel?

Di certo sfiderà il crepuscolo e lo spettro dell'invisibilità. E continuerà a non dire niente di Lavitola - ma come: uno ti mette la bomba ed è un tuo amico e tu non ti arrabbi, non lo attacchi, non lo sbrani, non gridi al mondo intero che è un traditore e un mascalzone? - non soltanto per non rovinare la sorpresa del libro ma forse anche per paura di ritorsioni di Valter. Il quale potrebbe svelare cose sconvenienti sul suo conto. E meglio non attizzare un tipetto come il Lavitola.

L'illusione

Quanto a Report. Non riuscirà a liberarsi del passato - senza di me, il diluvio: è il format da lui scelto dall'inizio di questa vicenda - anche se la stessa Gabanelli non sembra poterne più dell'ipoteca Sigfrido e ospite da Fabio Fazio è stata fulminante: «Sono convinta che si possa sopravvivere anche alla sparizione dei capi. Me lo auguro con tutto il cuore».

Gli ex amici dicono: «Sig. ha scelto di imboscarsi a Rainews». A cui lui dimostra tanto affetto («È il porto da cui ero salpato prima di approdare a Report») e dove comunque coordinerà la squadra di Spotlight, il programma d'inchiesta di quel canale e da lì scivolerà - a riflettori spenti, ma lui cercherà di accenderli continuamente - verso la pensione nel 2028. Al netto di nuove rivelazioni su Valterino e sui loro rapporti (anche d'affari?).

Ma quello che al Julien Sorel di Saxa sta più a cuore è vellicare la mistica del duro e puro. Proponendo sera dopo sera, teatro dopo teatro, tra lo spettacolo del «Diario di un trapezista» e altre esibizioni per fan incalliti e per fedeli che non si rassegnano alla realtà di una religione andata a male, la predicazione della «schiena dritta», del «linciaggio» subito, del complotto ordito contro di lui dalla tecno-destra internazionale e dai poteri forti nostrani, per impedire a quel cervello - il cervello di Sigfrido - di pensare. Si paragonerà, appunto, anche a Gramsci, dopo averlo fatto con Piersanti Mattarella, Falcone e Borsellino. Ma il suo one man show tra tivvù, libri e teatro non potrà che essere guardato come il passato di un'illusione.

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