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mercoledì 19 agosto 2026, 16:56
Il giornalista Sigfrido Ranucci ha dato mandato ai propri legali per procedere nei confronti della magistrata Clementina Forleo dopo il post pubblicato domenica 16 agosto su Facebook. Lo riporta l'Ansa, che avrebbe appreso la notizia da fonti vicine al giornalista. Forleo, toga pugliese originaria di Francavilla Fontana (Brindisi) presidente di sezione alla Corte d’appello di Roma, si è chiesta "Chi sta ricattando Ranucci? Perché vuole a tutti costi mantenere il timone di Report (trasmissione del servizio pubblico) con la minaccia di spifferare le chat con "tutti"? E chi sono i "tutti" di cui parla?". Dichiarazioni che hanno convinto il conduttore a muoversi per vie legali.
La replica
«Il mio post, come chiarito nei relativi commenti è stato una mera riflessione ad una notizia apparsa sul Il Foglio a firma di Carmelo Caruso e poi ripresa da Salvo Sottile nella sua pagina Facebook. Non mi risulta essere stata mai smentita dall'interessato. In uno Stato di diritto ognuno risponde delle sue condotte, ivi incluse le sue querele». È quanto afferma la stessa Forleo in riferimento alla notizia secondo cui il giornalista Sigfrido Ranucci ha dato mandato ai propri legali per procedere nei suoi confronti dopo il post pubblicato domenica 16 agosto su Facebook.
L'intervista
Intanto, la stessa Forleo ha affrontato la questione in un’intervista rilasciata a Il Giornale. Nel suo post social aveva sostenuto che il conduttore stesse ricattando qualcuno e che, in un Paese normale, sarebbe stato indagato per estorsione. Forleo precisa di essersi riferita alle notizie di stampa sulle dichiarazioni che Ranucci avrebbe fatto riguardo alla futura conduzione di Report e alla possibilità di rendere pubbliche alcune chat: «Se dovesse essere vera la notizia, evidentemente costituente reato, mi auguro che questa messaggistica venga fuori al più presto, nell’interesse di tutti», ha detto la toga a Il Giornale.
Poi, non ha usato giri di parole nel commentare l’assemblea dell’Anm dello scorso ottobre, organizzata contro la riforma della giustizia e culminata nella standing ovation a Sigfrido Ranucci. Nell’intervista rilasciata a Il Giornale, la magistrata mette nel mirino le scelte dell’Anm e le dinamiche correntizie interne alla magistratura. «In un sistema immune da degenerazioni correntizie, a nessun magistrato e dunque a nessuna associazione di magistrati sarebbe stato consentito utilizzare un’aula di giustizia per un evento del genere, per di più in piena campagna referendaria», afferma Forleo. Secondo la toga, l’Anm avrebbe assunto un ruolo apertamente politico durante la campagna referendaria: «In quella campagna l’Anm ha ritenuto di ergersi a soggetto politico in nome di una tutela di principi costituzionali non ben chiarita, paventando rischi del tutto inesistenti». Forleo contesta anche la scelta degli ospiti e, in particolare, la presenza di Ranucci: «Per rafforzare tale programma, finalizzato in realtà solo a proteggere l’attuale sistema, ha anche ritenuto di invitare in sedi istituzionali solo soggetti contrari alla riforma, come appunto il dr. Ranucci, omaggiandoli con performance senza precedenti». E poi l’affondo sulle correnti: «D’altronde la gran parte dei magistrati organizzatori di quell’evento era costituita da correntocrati di collaudata esperienza». Quanto a Ranucci, Forleo tira dritto: «La sua presenza poteva essere utile alla causa dato il recente attentato subito, attribuito nell’immediatezza a disegni eversivi connessi all’attuale assetto governativo». Un altro capitolo riguarda i magistrati che si erano schierati per il sì al referendum sulla riforma della giustizia. Forleo racconta di un clima difficile all’interno dell’Anm: «Purtroppo, dopo l’esito referendario, noi magistrati favorevoli alla riforma siamo stati invitati da alcuni colleghi a lasciare l’Anm per asserita incompatibilità con i suoi attuali obiettivi».
A suo giudizio, il messaggio rivolto ai magistrati favorevoli alla riforma è particolarmente duro: «È praticamente un’accusa di tradimento della causa». E conclude con un riferimento alle chat di Palamara e alle successive carriere di alcuni magistrati coinvolti: «Ricordo che le chat di Palamara vedevano come suoi interlocutori interessati alle scalate ai posti di comando magistrati tuttora in servizio e promossi, anche di recente, a ruoli direttivi come se niente fosse accaduto».